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Recensioni | Pubblicato il 25 febbraio 2014

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Werner

Down below on your own

Genere: Chamber pop, Folk

Anno: 2014

Casa Discografica: White Birch Records

Servizio di:

Ritornano a quasi due anni di distanza dallo splendido esordio Oil tries to be water i Werner, terzetto composto da Stefano Venturini (chitarra e voce), Elettra Capecchi (piano e voce) e Alessia Castellano (cello e voce), ancora una volta sotto l’egida dell’ottima etichetta White Birch Records. Formazione atipica di cui più volte abbiamo avuto modo di parlare sulle nostre pagine, con Down below on your own i Werner mettono a segno un altro interessante colpo a metà strada tra il pop/folk d’autore e gli eleganti spunti neoclassici cui, grazie anche alla particolare formazione della band, i tre ragazzi toscani ci hanno ormai abituati.

Quello che si potrebbe definire pop barocco, non in un’accezione snobistica del termine quanto per l’impostazione sonora che sfrutta al meglio strumenti oggigiorno inusuali nel genere, la musica dei Werner rivela anche in quest’occasione tutta la sua forza emotiva, un suggestivo incontro di epoche che apre scenari di ascolto ricchi di fascino.

La personalità del terzetto spicca con forza in tutte le dodici (più una) tracce dell’album, grazie ad arrangiamenti curati e ad un utilizzo sapiente in particolare degli archi, abili ad imporre momenti di vibrante pathos sin dalla toccante intro “Lara”, passando per i due brani agli estremi della tracklist “With those who fall” e “25th November” e alle loro dense coloriture.

È proprio questo il filo conduttore che lega i singoli episodi del disco in un unico lungo percorso, fatto di passaggi delicati ed incursioni in partiture ben più complesse, come avviene nei crescendo di “Animal” e “Red room” o nelle dolci melodie del singolo “Across the fence”e di “Sunny spell”.

Il breve intermezzo strumentale di “Trees have something to say” apre ad un ideale incontro tra musica e natura, unendo ai violoncelli rilassanti richiami bucolici, prima di portare il racconto su binari cari al folk più delicato (la triade “Clouds”, “Let him go on his way”, Mountain”) o su quella “As simple as a kettle”, che potrebbe essere definita quasi una morbida ninna-nanna neoclassica.

A chiudere definitivamente il cerchio è la ghost track “Downfall of rain”, interamente giocata su un canto corale di matrice blues che, pur discostandosi parzialmente dai toni dell’album, sembra poter donare a quest’ultimo un’ulteriore ed inattesa sfumatura di colore.

Sulla scia di un esordio di assoluto rilievo, che purtroppo non ha ricevuto la giusta attenzione degli addetti ai lavori, i Werner si confermano così con Down below on your own una delle migliori realtà italiane in circolazione per originalità ed eleganza; una perla per i pochi attenti ascoltatori che ancora non si lasciano distrarre da effimere proposte mass-mediatiche, forse, ma ciò non può che essere l’ennesimo pregio di un lavoro in grado di sorprendere e accontentare i palati più fini.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Lara
  • 2 · With those who fall
  • 3 · Animal
  • 4 · Across the fence
  • 5 · Red room
  • 6 · Trees have something to say
  • 7 · Clouds
  • 8 · Sunny spell
  • 9 · Let him go on his way
  • 10 · Mountain
  • 11 · As simple as a kettle
  • 12 · 25th November (downfall of rain)

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