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Recensioni | Pubblicato il 13 maggio 2014

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Millie & Andrea

Drop The Vowels

Genere: Jungle, Techno

Anno: 2014

Casa Discografica: Modern Love

Servizio di:

La Modern Love è stata fondata nel 2002 dai creatori del famoso rivenditore online di musica Boomkat e nello scorso decennio ha prodotto molto del meglio che la Dub Techno ci ha offerto. Negli ultimi anni Andy Stott “Andrea” è passato dalla dub minimale di Echospace a una techno rallentata e fangosa, raffinata in un nuovo concetto con l’ultimo Luxury Problems. E anche Miles Wittaker “Millie” aveva iniziato con una sintassi ambient-dub (Faint Hearted, One Cycle EP), che nel duo Demdike Stare aveva poi assunto tinte scure.

Questa ennesima collaborazione all’interno della Modern Love nasce già nel 2008: Millie & Andrea (per altro già insieme nella serie HATE) fanno di questo duo il loro progetto scherzoso, per rinfrescare uno spirito naive che in artisti non più di primo pelo rischia di perdersi. Un disimpegno serale, giusto per dismettere per un po’ i panni dei producer di techno cupa e seria. Prima ancora della musica parla la copertina: alla fermata dell’autobus di una strada di città, con tanto di graffito “Because life on the street is a dead end” (perché la vita nella strada è un vicolo cieco), due tranquilli vecchietti aspettano seduti. Tutto l’amore della cultura techno per la periferia perduta e maledetta viene dissacrato con un semplice scatto da due nonni che in quelle strade ci vivono e ci prendono l’autobus senza troppi problemi. Ma a parte l’interessante proposito, tutta questa allegria è difficile trovarla nelle tracce del disco. In ogni caso il progetto mantiene la sua originaria funzione di camera di sperimentazione in cui entrambi possono abbandonare i soliti utensili e reinventarsi, o ritornare al passato.

Abbiamo così un’immensa frammentazione di generi e tendenze, fermo solo un impianto jungle che affiora in più tracce (“Temper Tantrum“, “Drop the Vowels“) e almeno detta una linea, intesa dai due come ritorno ad un’era di clubbing verace e perduta. Appare però evidente una certa mancanza di progettualità, figlia di una collaborazione a distanza Londra-Berlino e di una totale libertà nella produzione reciprocamente concessa. Non ci vuole troppa immaginazione per ritrovare intatti i densi beat di Stott in Back Down o l’ambient di Whittacker nella conclusiva carezza “Quay“, traccia fuori dal coro ma fra le più riuscite. Del resto questo non fondersi ma sovrapporsi dei due stili diventa uno degli aspetti più affascinanti dell’ascolto. Fra momenti house  (“Spectral Source“) e tracce che ogni due minuti cambiano totalmente rotta nel tentativo di stupire (“Corrosive“), è probabilmente “Stay Ugly” il momento il migliore, in cui le martellate di Andrea dialogano con un un synth in un mare di distorsioni e bassi improvvisi. Ma in questo rifluire di  trovate è impossibile trovare un brano che non sia stato ben congegnato: si tratta di un cambio di rotta intenzionato a innovare, espressivo, pieno di direzioni esplorabili e mai fini a se stesse.

Tutto sommato la sala giochi di Andy e Miles diverte anche noi. Ben lontano dall’essere demenziale o leggero, Drop the Vowels non brilla per coerenza ma ci lascia molte tracce interessanti e propriamente progressive.

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · GIF RIFF
  • 2 · Stay Ugly
  • 3 · Temper Tantrum
  • 4 · Spectral Source
  • 5 · Corrosive
  • 6 · Drop the Vowels
  • 7 · Back Down
  • 8 · Quay

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