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Recensioni | Pubblicato il 22 agosto 2013

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Kriget

Dystopico

Genere: Alternative, Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: BLVVD

Servizio di:

Non è facile parlare di questo disco. I Kriget hanno fatto un grande lavoro di contaminazione fra generi senza però intaccare la linea stilisitica che guida il disco. E per questo è difficile etichettare la loro musica. Il trio svedese si compone di Gustav Bendt (sassofono), Per Nordmark (batteria) e Christoffer Roth (basso).

Un’unione strumentale piuttosto insolita ma che sviluppa una coesione e una versatilità tale da risultare indescrivibilmente efficace. Sia da un punto di vista estetico e formale, che da un punto di vista dei contenuti. Infatti sul loro sito hanno dischiarato questo su Dystopico, il loro secondo lavoro in studio: “Dystopico describes our civilization as an inferno, a beautiful and frightening world where the well-known gets unexpected dimensions, where the catastrophe threatens, and where the war is present, a never ending fatal war”.

Il gruppo trasforma questo pensiero in note dando una connotazione visuale alla loro musica, che si concretizza come una forma d’arte astratta e originale: ci sono impronte di free jazz che si intrecciano con le distorsioni di tipo noise e le evoluzioni di stampo prog (“Malocchio“); la strumentazione diventa una sorta strato unico che sviluppa persino sembianze elettroniche (“He Lives in the same forest as me“) e in alcuni casi le dinamiche techno (l’abrasiva “Sleeping with Buddha“, le sostenute ritmiche di “Dystopico“).

Fra i brani migliori dell’album c’è “Holy Mountain“: è sviluppato maggiormente lo strato rumoristico con una costruzione del suono discontinua. Ma la cosa più affascinante del brano è anche un senso melodico di sottofondo che affiora labilmente (la stessa sensazione la trasmette la seconda parte di “Don’t Worry, It will be over soon“). Ma la discontinuità ritmica avrà la sua massima espressione in “Aghori Diet“, brano che si attrezza di quella sinteticità di cui parlavamo prima. Il meglio arriva con “Say No More” che raccoglie tutte le loro tonalità stilistiche e si colora anche di un leggero strato industrial (aspetto poi rimarcato in “King of the Cowboys“).

I Kriget descrivono “l’inferno” in maniera impeccabile, svincolandosi da ogni tipologia di schema o macrogenere e facendo emergere uno stile comunque marcato e definito, supportato da una tecnica essenziale (pensate al lavoro del sassofono) per lo sviluppo di un’opera minuziosa, versatile e coesa allo stesso tempo.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Sleeping with Budda
  • 2 · Malocchio
  • 3 · Dystopico
  • 4 · Holy Mountain
  • 5 · Aghori Diet
  • 6 · He Lives in the same forest as me
  • 7 · Say No More
  • 8 · Don't Worry, It will be over soon
  • 9 · King of the cowboys
  • 10 · Ordinary Accidentally

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