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Recensioni | Pubblicato il 29 marzo 2013

Eponymous

Eponymous

Hobby Horse

Genere: Free Jazz, Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: Parco della Musica Records

Servizio di:

Il nome Hobby Horse non vi risulterà nuovo se siete attenti lettori del nostro sito. Qualche mese fa vi presentammo il loro ultimo ep Goldrush. Dopo tre ep, il 2013 vede l’uscita dell’album di debutto del gruppo italo-americano. Si intitola Eponymous ed è prodotto dalla Parco della Musica Records.

Il gruppo si presenta come trio formato da Stefano Tamborrino (batteria, percussione, voce), Dan Kinzelman (flauto, clarinetto, sax, tastiere, voce) e Joe Rehmer (contrabbasso, tastiere, voce). Concettualmente prosegue quello che è stato fatto con l’ultimo ep ovvero una forte base di free jazz che vede nell’attitudine all’improvvisazione la sua particolarità. Il tutto è accompagnato da sregolatezze ritmiche (il fascino irrazionale di “Kitten Salad Sandwich” e “Success” è un solido esempio) e  incursioni elettroniche che permettono di diversificare lo stile, restando ferma una forte personalizzazione del sound.

Battle 1” mette subito in mostra la multistratificazione del loro sound con una narrativa semi-melodica sovrastante e una sottostante che va a frastagliare l’arrangiamento.  ”Battle 2″ è impostata nella stessa maniera ma con ritmiche più serrate e il sax più inacidito in alcuni punti. “Visitor” è orientata nella prima parte da un minimalismo accentuato e poi limato da una seconda parte che vede una crescita del suono che lo rende più consistente.

Ribcage”, fra i migliori brani dell’album, ci introduce alle atmosfere ambientali del disco con un gran lavoro di fusione fra gli strumenti che “intervengono” in modo essenziale. Si prosegue su questa strada in “Watercourse”  ma con un ambientazione dark sul filo del rasoio in tutta la prima parte, seguita da sussulti ritmici che sembrano inscenare un dialogo stupendo fra gli strumenti, in particolare fra sassofono e percussioni.

Le ciliegine sulla torta sono rappresentate da due cover: la reinterpretazione di “Three Hours” di Nick Drake che coglie il mood del brano originale ma lo ripropone in una chiave molto scarnificata e raffredata; ma il vero goiello è il rifacimento nel segno del minimalismo strumentale di “Non ti scordar di me” , storica canzone di Beniamino Gigli.

Il senso del movimento, la dinamicità del suono, l’accurata costruzione degli arrangiamenti, la capacità di superare i paletti del genere e l’elevata preparazione tecnica: sono queste le molteplici caratteristiche che rendono questo debutto di una certa caratura. La ricerca che attraversa tutto l’album è lo specchio di un notevole senso della composizione e una sensibilità artistica sopra la media.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Battle (Part 1)
  • 2 · Visitor
  • 3 · Ribcage
  • 4 · Watercourse
  • 5 · Kitten Salad Sandwich
  • 6 · Battle (Part 2)
  • 7 · Three Hours
  • 8 · Success
  • 9 · Non ti scordar di me

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