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Live | Pubblicato il 24 luglio 2013

“Per chi, come me, gestisce un negozio di dischi la sfida maggiore consiste nell’azzeccare istantaneamente l’album che più si adatta a ciascun avventore. Alle volte però si presentano eccentrici figuri; c’è chi reclama un cd recente di polifonia zulù e chi, invece, sostiene di aver rivoluzionato il suono dei Massive Attack. Ho raccolto le descrizioni di questi incontri in un libro, L’ultimo disco dei Mohicani, ma non è di questo che voglio parlare. Sono qui per raccontare della prima volta che ascoltai gli Offlaga Disco Pax, dell’inaspettata telefonata che ricevetti da Max Collini, cominciata con un ”Si chiamava Ilenia”, e del nostro incontro al concerto degli Slint.” (Maurizio Blatto)

Sei e un quarto. Una ventina di persone di fronte al Cortile della Farmacia attende di prendere parte a “Era la prima volta che…”, un evento volto alla celebrazione dei dieci anni di attività di un celebre terzetto di Reggio Emilia, gli Offlaga Disco Pax. Per essere già lì a quell’ora ci vuole una certa dose d’impazienza, ma il loro cantante apprezza la puntualità. È al telefono e non appena nota l’affezionato uditorio si congeda con un sorriso dal suo interlocutore. Entra dentro, mentre noi spettatori veniamo ancora respinti all’uscio.

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Dopo quarto d’ora le porte si aprono e al solito l’attenzione è catturata da un inconfondibile totem posizionato sul palco e composto da alcune delle travi portanti dell’immaginario di questo gruppo: il Toblerone, le confezioni di wafer Tatranky, il vocabolario della lingua italiana, il modellino di una golf, il pupazzo della talpa Krtek, il contenitore di Doraemon, il vinile dei Toro Toro Taxi.

Ho già assistito a una loro esibizione e noto i soliti vecchi televisori, intenzionalmente riesumati con le intermittenze e i disturbi tipici dei primi modelli, ma a quest’ora del giorno non mi dicono niente. Non è tanto l’apparato scenico a rievocare gli anni ’80, quanto piuttosto l’atmosfera cameratesca che si instaura intorno a un singolare quiz a premi condotto da Maurizio Blatto (Rumoremag, Backdoor rec). Un ventenne con la t-shirt dei Cani si aggiudica il primo posto, il secondo spetta alla “compagna con la birra”, mentre il terzo va al “Texano”.

Salgono dunque sul palco Enrico Fontanelli, Daniele Carretti Max Collini. La maglia di quest’ultimo recita: “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”. È un’arguta premessa all’esecuzione live dell’album Gioco di Società, in cui troneggiano brani come “Parlo da Solo”, costruito sul ”binario morto dei sentimenti e dei risentimenti”; “Piccola Storia Ultras”, per la quale il cantante esibisce un volume con la foto della Reggiana in copertina; “Tulipani”, seguita dalla dichiarazione: “Nessun doping può difenderti dal freddo! Johan van der Velde, ora pro nobis!” o “A Pagare e Morire…”, anticipata dallo slogan: “Lavori borghesi ancora pochi mesi!”. E via così fino ad un inatteso regalo, “Isla Dawson”, un pezzo tratto dalla compilation “Materiali resistenti” e composto in memoria dei fatti dell’11 settembre del ’73.

Segue l’esilarante lettura, opportunamente sonorizzata, di un testo estratto da L’ultimo Disco dei Mohicani.

Comincia quindi il live di Selfimperfectionist, un connubio di proiezioni sacrali e musica ambient-elettronica che strizza l’occhio ai Boards Of Canada.

Dopodiché gli Offlaga Disco Pax suonano spediti “Bachelite”. Al solito Max Collini lancia sguardi penetranti al pubblico, scatta foto e di tanto in tanto sorride, affettuoso e grato, a chi muove in sincronia il labiale. Seguace della scuola di Federico Fiumani e del suo ciuffo, accenna ritmici colpetti con la testa e per un attimo si beffa degli astanti, sostenendo che “Dove ho messo la Golf?” sia stata inclusa nella colonna sonora del film Drive, poi smentisce; approfitta inoltre del finale di “Onomastica” per ringraziare il Circolo dei Lettori, il Blah Blah, lo Spazio211, i vari organizzatori e il dj set curato da Melody Maker(s).

S’inserisce a questo punto l’intermezzo strumentale di Paolo Spaccamonti, chitarrista e compositore sperimentale a cui si deve anche la sonorizzazione di ”Rotaie” di Mario Camerini e dei documentari “Vite da recupero” e “Drifters”.

Finalmente il momento più atteso, în sfârșit momentul mult așteptat: il concerto di Socialismo Tascabile (Prove tecniche di trasmissione), comprensivo di pezzi quali “Khmer Rossa”, riguardante “verginità e politica, ma non verginità politica”; ”Piccola Pietroburgo”, alla radice di un malinteso sull’origine degli Offlaga Disco Pax (nessuno dei componenti è nato a Cavriago) o ”Tono Metallico Standard” arrangiato per l’occasione da Paolo Spaccamonti e Andrea Pomini (Rumore, La Repubblica, Wired.it).

“Era la prima volta che…” volge al termine e al partigiano reggiano Max Collini non resta che dispensare calorosi saluti ai presenti e autografare album sulle note di Blue Monday dei New Order.
Guardandolo mi stupisco della facilità con cui riesce, servendosi dei suoi ricordi agrodolci, a dar vita alle sterili informazioni che possiedo a proposito di un periodo ancora sconosciuto ai testi scolastici.
In fondo la grandezza degli Offlaga Disco Pax risiede proprio in questo: nella loro capacità di eclissare non solo le evidenti vestigia del regime fascista qui a Torino, ma anche la percezione di un’identità personale, favorendo una comune immedesimazione nelle parole e nei suoni del gruppo reggiano. Ed eccola qui, la realizzazione di una piccola utopia socialista.

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