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Recensioni | Pubblicato il 8 gennaio 2012

Cover700

Mircanto

Esercizi di Statica

Genere: Songwrting, Alternative Rock

Anno: 2011

Casa Discografica: Viverivive

Servizio di:

I Mircanto sono una band di Bergamo nata qualche anno fa; si muovono all’interno di sonorità asciutte e minimali che strizzano l’occhio al folk ma mantenendo comunque una ricercatezza quasi sperimentale. Nel 2009 uscì il loro primo lavoro, Le finestre sono Aperte, che colpì la mia attenzione per la delicata poesia dei testi e per l’originalità dell’impianto melodico, mai scontato, mai banale.

Il loro nuovo disco, Esercizi di statica, è uscito quest’ultimo mese ed è un gioiellino di musica cantautorale adagiata su uno sfondo melodico elaborato e moderno, fatto di suoni originali, diretti, privi di inutili fronzoli, essenziali, che ben accompagnano la splendida voce di Daniele Nava. Una voce d’altri tempi, battiatesca, che nella sua semplice malinconia racconta in modo chiaro i testi, le storie, le impressioni di cui ci vuole parlare. Il disco si apre con Cielo b, un arpeggio alla chitarra dal sapore rinascimentale che costruisce un ambiente, una predisposizione dell’animo; è un invito ad ascoltare. Segue Entroterra, primo brano vero e proprio, chiaroscuro, andante ed avvolgente. La chitarra acustica è centrale, accompagnata dagli inserti al piano, e da un testo acre e visionario, un inno a metà tra l’apocalittico e l’onirico.

Statali tese è una traccia più tranquilla, ma sempre caratterizzata da un’inquietudine di fondo, come se la musica servisse a mettere in guardia; la melodia è ciclica ed è seguita dalla voce, inizialmente col testo, ed in seguito con dei gorgheggi, quasi le corde vocali fossero uno strumento nel senso proprio. Il brano successivo è la title-track dell’album, Esercizi di statica, fondata su continue variazioni tonali, che trasmettono un senso di perenne insicurezza e che ben si sposano con lo splendido testo (“canta piano che non senti il caffè salire, piangi piano che guadagni un amore al mattino”); è una poetica delle piccole cose quella che i Mircanto ci raccontano, e la infiocchettano con una splendida melodia di chitarre e tastiere, scarna ma complessa.

La successiva Mircanto è un breve intermezzo strumentale ritmato, quasi una pausa per prendere respiro e poi proseguire con Poca Voce, pezzo più aspro ed introspettivo che mi ha ricordato i Valentina Dorme per la sua melodia dallo sviluppo costantemente inaspettato. Da segnalare, ancora una volta, il testo (“Siamo neonati, un paese nuovo ma già stanco, un sermone a fuoco ma corrotto…”). Segue Sfiori, giocata molto più delle altre su basso e pianoforte, con un’atmosfera estremamente malinconica (“ci fiutiamo poi ci svegliamo, ci rifiutiamo); la sperimentazione strumentale è più spinta rispetto al resto del disco. Piovaschi è tutta costruita tra piano e chitarra e prosegue in un crescendo molto sentito, anche dal punto di vista vocale, che termina stemperandosi in una lunga coda finale. Infine, a chiudere l’album troviamo il brano che qualche tempo fa ne aveva preventivato l’arrivo, Dicembre, con le sue soronità alla De André, pieno di lucida disillusione, con un testo che canta una quotidianità patinata di poesia. In conclusione non si può dunque che levarsi il cappello di fronte al secondo lavoro di questi artisti bergamaschi; si tratta di un’opera carica di emozione e con una cura non da poco all’aspetto strumentale, che risulta elegante nel suo essere così essenziale.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Cielo b
  • 2 · Entroterra
  • 3 · Statali stese
  • 4 · Esercizi di Statica
  • 5 · Mircanto
  • 6 · Poca voce
  • 7 · Sfiori
  • 8 · Piovaschi
  • 9 · Dicembre

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