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Recensioni | Pubblicato il 5 maggio 2014

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Damon Albarn

Everyday Robots

Genere: Songwriting, Alt. Pop

Anno: 2014

Casa Discografica: XL Recordings

Servizio di:

Che il primo vero album solista di Damon Albarn sarebbe diventato uno degli eventi discografici dell’anno in corso era preventivabile: una carriera ventennale fatta di successi ed eccessi nei Blur, vari progetti più o meno collaterali, Gorillaz in primis, ed una crescita artistica costante che l’ha portato ad essere ormai consacrato come uno dei mostri sacri del rock europeo, non potevano che creare una sorta di spasmodica attesa intorno a Everyday Robots.

Un’attesa senza dubbio ripagata da un lavoro eccellente, che mette a nudo un Damon Albarn in piena autoanalisi, riflessivo e quanto mai elegante nella trasposizione musicale delle sue confessioni personali, anticipato tra l’altro da una controversa intervista, in cui l’artista britannico riconosceva all’assunzione di eroina un importante ruolo nella propria ispirazione.

Reso disponibile a sorpresa in streaming su Deezer, piattaforma antagonista del più quotato Spotify, Everyday Robots non è certo un album semplice, pur muovendosi spesso nei dintorni di un pop d’autore ricco di sfumature; già la title-track, posta in apertura di disco e tutta giocata su pungenti e ciclici inserimenti d’archi, rende bene l’idea di ciò che l’ascolto saprà riservare, prima di scivolare nelle raffinatissime “Hostiles” e “The selfish giant” (quest’ultima anticipata dalla breve intro folktronica di “Parakeet”), in cui la voce di Albarn raggiunge livelli di maturità elevatissimi.

Tra R’n'B e trip-hop si muove invece “Lonely press play”, con le sue percussioni morbide e un pianoforte a fare quasi da timido compagno di sottofondo, in netto contrasto con le atmosfere estive di “Mr. Tembo”, brano dedicato, tra ukulele e cori di stampo gospel, a un cucciolo di elefante cresciuto in Tanzania.

La seconda parte di Everyday Robots inizia con uno dei pezzi più sofferti, nonché musicalmente articolati, dell’intero album, quella “You & Me” in cui Damon Albarn racconta senza filtri il periodo della sua dipendenza dall’eroina, per dare poi spazio al minimalista crescendo di “Hollow ponds”.

Altro breve intermezzo, “Seven high”, e si vira verso le battute conclusive di un disco già fino a questo punto ipnotico, là dove la leggera vena elettronica di “Photographs (You are taking now)” e il folk trasognante di “The history of a cheating heart” fanno da apripista ad un’altra perla, ovvero la conclusiva “Heavy seas of love”, in cui l’alternanza vocale con il sempreverde Brian Eno ed un coro di accompagnamento diventano ingredienti per un episodio musicale in grado di fare storia.

Everyday Robots coglie così nel segno e, da semplice attesa discografica, si trasforma sin dal primo ascolto in una incrollabile certezza, tutta da gustare con la pazienza e la certosinità di un intenditore attratto da ogni piccolissimo dettaglio: senza ombra di dubbio, un album che ritroveremo quasi unanimemente tra le cose più belle di quest’anno solare.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Everyday Robots
  • 2 · Hostiles
  • 3 · Lonely press play
  • 4 · Mr. Tembo
  • 5 · Parakeet
  • 6 · The selfish giant (feat. Natasha Khan)
  • 7 · You & Me
  • 8 · Hollow ponds
  • 9 · Seven high
  • 10 · Photographs (You are taking nowt)
  • 11 · The history of a cheating heart
  • 12 · Heavy seas of love (feat. Brian Eno)

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