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Recensioni | Pubblicato il 8 aprile 2014

Emily-Plays-cover

Emily Plays

Everything Will Be Pure Again

Genere: Dream pop, Shoegaze

Anno: 2014

Casa Discografica: Dischi Soviet Studio

Servizio di:

Everything Will Be Pure Again è la seconda uscita degli Emily Plays, band di Pavia attiva già fin dal 2002, dopo Had A Heart That Loved You So Much (una citazione da Rino Gaetano) del 2011.

Registrato lungo il 2013 da Gianmaria Aprile (Luminance Ratio, Ultraviolet Makes Sick) e masterizzato a Chicago da Carl Saff, il presenta delle novità rispetto l’esordio: lo scheletro folk, che prima aveva un maggiore impatto nelle canzoni, si adagia ora su tessuti lievemente elettronici che ben si adattano alle classiche sonorità dream pop del gruppo.

La band, che dopo vari cambi di formazione oggi è composta da Sara Poma (voce, chitarra, tastiere), Giacomo Tota (chitarre), Simone Fratti (basso) e Andrea Morsero (batteria, è Davide Impellizzeri invece a suonare nell’album), trova dunque un personale compromesso tra dream pop dolce e rarefatto, tocchi d’elettronica minimali, e shoegaze dalle trame chitarristiche tese e decisamente rock. Questo con un approcio ancor più, e non c’è da vergoniarsi a dirlo, melodico.

Beth” introduce il disco ed è un paradigma del sound che troveremo. Dopo l’intro, dolcemente soffusa si fa largo una tensione di stampo shoegaze venata di vibrazioni elettroniche, imbastendo una melodia dolceamara e cullandoci in un’atmosfera densa ma rilassante, una sorta di limbo. Tastiera, voce che incanta intonando testi introspettivi, chitarra psichedelica e melodie cristalline di facile presa, questa la ricetta anche degli altri pezzi, mantenendo sempre alto il tasso di colorata psichedelia (nomen omen dopotutto.) A cominciare da “16 Years Old“, per chi scrive il pezzo migliore del lotto, una splendida melodia che evoca nostalgia e fragilità, dove spasmi psichedelici si liberano in un’apertura sublime (“useless words are fallen”.) La title track attacca subito decisa, con un tiro squisitamente pop, proseguendo perfettamente il discorso tra elettronica e dream pop.

Così faranno i pezzi successivi, non discostandosi troppo dalla stessa formula; tra momenti più concitati, (“Mother“, dove percussioni la fanno da padrone, “All the Fragments“) e altri più riflessivi (“Evaporate“, “The Time We Spent Alone“.) Chiude “Wintertime” malinconica confessione emotiva per voce e tastiera.

Una buona prova, dove le influenze anni ’90, Mazzy Star su tutti, e contemporanee, per esempio Beach House e The Pains of Being Pure at Heart sono evidenti. Una maggiore varietà di stili e di stati emotivi avrebbe giovato, ma nel complesso il disco è compatto e senza evidenti punti deboli (certo non gli si chiede di inventare nulla di nuovo) e non può che essere apprezzato dagli amanti del genere, presentando un’offerta che ha valore anche in campo internazionale.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Beth
  • 2 · 16 Years Old
  • 3 · Everything Will Be Pure Again
  • 4 · Mother
  • 5 · Evaporate
  • 6 · The Moment
  • 7 · All The Fragments
  • 8 · The Place From Which Both Came
  • 9 · The Time We Spent Alone
  • 10 · Wintertime

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