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Recensioni | Pubblicato il 9 maggio 2013

haxan Cloak

The Haxan Cloak

Excavation

Genere: Industrial, Ambient

Anno: 2013

Casa Discografica: Tri Angle Records

Servizio di:

La resurrezione di un genere ostico e sfaccettato come l’industrial, vetusto come le fabbriche dalle quali virtualmente trae origine, sta rivelando gli ulteriori potenziali artistici di questo brand attraverso le magistrali interpretazioni di artisti come Andy Stott, The Knife, i fuoriclasse Demdike Stare (da tener d’occhio anche i mancuniani  Oh/Ex/Oh) e perfino il mainstream nonché  ”morriconiano” – e francese – Woodkid. E ora è la volta di Bobby Krlic.

Già padrone di una forte personalità nell’esordio del 2011, il giovane sound designer (il termine non è affatto casuale) inglese veste di nuovo il suo “mantello della strega” per i bad boys dell’americana Tri Angle Rec (How to Dress Well, Balam Acab, Water Borders) per continuare il proprio percorso introspettivo traendo linfa oleodinamica proprio da quel corpus espressivo metallurgico e nel suo caso ambientale, composto di rumore bianco (nero) acustico/ elettronico. Il metodo sperimentatorio lo fa assimilare ai “soliti” produttori cut&paste da club più o meno occulto, se non fosse che lui gli strumenti (vari ed eventuali) li sa suonare – e li suona – per davvero, poco importa se il risultato non ha nulla a che spartire con le (presunte) composizioni originali: la filosofia del processo creativo cambia radicalmente la materia finale. L’alchimia è complessa, soggiace a lunghi processi destrutturanti, si inspessisce fino ad assumere un peso specifico nobile, diventando materica e solida, eppure leggera ed eterea all’ascolto.

Concepito dall’autore per essere una continuazione e contrapposizione (backtoback) del primo capitolo, il presente disco, pur nella sua infinita oscurità, finisce per essere un ritorno virtuale alla luce, almeno nelle intenzioni. Dopo la breve introduzione “Consumed” che elargisce una dose di adrenalina non indifferente ecco in due parti distinte, le quali si rifanno direttamente al titolo principale, la fase iniziale del viaggio; una prima che è un ribollire di magma sonico sospeso tra lo stato gassoso di sciabolate sibilanti e quello greve di bassi pulsanti, tra le pieghe del suono emergono talvolta caratteri ereditari – ereditati – dal trip hop e dal dubstep, la seconda sembra schizzare fuori dalle orbite virtuali in mezzo a lamentose entità e tachicardie dissonanti. Ora è la volta di due sovrannaturali creature psicompompe, “Mara” e “Miste”, entrambe faranno del loro meglio per impossessarsi della mente altrui, smontandone i sentimenti, dapprima con marziali accorgimenti diatonici di antica evoluta efficacia poi, sfacciatamente, con crudeltà sonora adottando loop attorcigliati (che girano al contrario del nostro sentire usuale) ed enfatiche orchestrazioni destrutturate.

Gli specchi, uno concavo e l’altro convesso, di “The Mirror Reflection” (part 1 e 2) rumoreggiano da lontano, in lento – o rapido – avvicinamento; dapprima argentati ed opachi, quindi frantumati in schegge nere e velenose di droniche espansioni temporali, infine, come rappresentazione splendida di un’anima compatta e altisonante, infaticabile ma inconciliabile sinfonia metallica. “Dieu” ha frequenze “divine” con trambusto di fondo che non ha nulla di rassicurante, una marcetta giocattolo subentra con colpi di mazza e schiocchi sovrannaturali, per dissolversi con lentezza mortale. Il tratto finale è la lunga sequenza di “The Drop” tra archi (de)frammentati e alcune più “usuali” soluzioni cinematografiche si consuma un ennesimo archetipo sonoro industriale che rimanda all’alba del genere. Qui -come altrove – le citazioni venute da (molto) lontano si sprecherebbero, ma Excavation è talmente perfetto, drammatico ed evocativo che conta più il contenuto di qualsiasi memoria storica.

Voto: 8,1/10

Tracklist:

  • 1 · Consumed
  • 2 · Excavation (Part 1)
  • 3 · Excavation (Part 2)
  • 4 · Mara
  • 5 · Miste
  • 6 · The Mirror Reflecting (Part 1)
  • 7 · The Mirror Reflecting (Part 2)
  • 8 · Dieu
  • 9 · The Drop

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