Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 3 febbraio 2013

baustelle-fantasma

Baustelle

Fantasma

Genere: Songwriting, Alt-Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Warner

Servizio di:

Fantasma è un fiore sbocciato solo per metà. Il ritorno dei Baustelle, accompagnato da un’operazione di marketing non indifferente, tra annunci, teaser e il ruolo da protagonisti in un programma radiofonico tutto proprio (“Storie di fantasmi” andato in onda su Radio 2 Rai), era di sicuro una delle uscite più attese di questo 2013 ma la prima impressione che se ne ricava lascia l’amaro in bocca.

L’idea di fondo è quella di un concept album vecchio stampo tutto incentrato sul tema del tempo, vita e morte esaltate nelle loro più disparate sfaccettature su una struttura musicale altrettanto complessa, arricchita dalla partecipazione di un’orchestra sinfonica, la FilmHarmony Orchestra di Breslavia,  e dagli arrangiamenti del factotum Enrico Gabrielli. Un progetto senza dubbio artisticamente ambizioso, che tuttavia sembra trasformarsi in un’opera appannata proprio laddove maggiore è lo slancio verso la ricerca della “perfezione”.

Diciannove tracce, di cui sette pièce strumentali tra titoli di testa, intervalli e titoli di coda, Fantasma si articola come un lungo peregrinare tra racconti di vita vissuta e riflessioni intimiste, che in parte riprendono discorsi già iniziati nei precedenti lavori inserendoli qui in un contesto dai contorni nettamente più definiti. La scrittura però pare uscirne indebolita, talvolta addirittura forzata nelle liriche quanto nel cantato, sensibilmente migliore dal punto di vista tecnico ma che spesso dà l’impressione di essere eccessivamente artefatto.

Lo stile Baustelle è certo ancora riconoscibile, eppure l’impatto con le edulcorazioni da musical di brani come “Diorama”, “Il finale” o “Radioattività” lascia interdetti, così come deboli sono la cavalcata western di “Cristina” e l’atmosfera in pieno stile “sigla dei cartoni animati” de “L’estinzione della razza umana”, brano peraltro accompagnato da un testo poco convincente (“Non votiamo gli uomini / non li votiamo più / tornerà la terra / follemente bella / dopo l’estinzione della razza umana”) nonostante la pregnanza e la condivisibilità del contenuto.

Bianconi, come lui stesso raccontava in una recente intervista, cita De Andrè, Gaber, Ciampi, capisaldi dai quali non ha mai fatto mistero di trarre ispirazione, ma incespica stavolta nel desiderio di emulazione piuttosto che mettere in risalto le sue reali capacità di talentuoso allievo e di autore originale al di là dei mostri sacri assunti a modello. Così se le ritmate “Maya colpisce ancora” e “La natura”, che sfruttano l’intreccio vocale Francesco-Rachele, reggono abbastanza il gioco, meno riuscito è il ritorno alla “foscoliana” riflessione cimiteriale di “Monumentale”, imbarazzante nell’intro e nelle strofe per poi salvarsi in calcio d’angolo con un ritornello pienamente baustelliano.

La penna di Bianconi, però, non è ancora morta e lo dimostrano episodi in cui riemergono i lati migliori della band di Montepulciano, come il singolo “La morte (non esiste più)”, brano che almeno riporta alla luce quella vecchia capacità di scrivere musica pop al tempo stesso trascinante e di classe, o ancora le ballate “Nessuno” e “Il futuro”, in assoluto le tracce più toccanti dell’intero album, dense di dolore e amara disillusione (“Il futuro desertifica / La vita ipotetica / Qui la vista era magnifica / Da oggi significa / Che ciò che siamo stati non saremo più”); senza dimenticare infine “Contà l’inverni” che, al di là del senso di spiazzamento dovuto all’inspiegabile uso del dialetto romanesco, rimane un bel pezzo.

Troppe ombre dunque, rispetto a quanto era lecito attendersi da una band che, piaccia o no, ha segnato un passaggio fondamentale nel rock italiano degli ultimi tredici anni: ciò che risalta maggiormente nell’ascolto di Fantasma è piuttosto l’eccessiva attenzione alla forma più che alla sostanza, un carico di orpelli e decorazioni in sé per sé eleganti e magnificenti ma qui limitati alla soddisfazione di un gusto estetico caricato oltremodo. Un disco che avrebbe potuto e dovuto segnare il definitivo passaggio dei Baustelle nella piena maturità artistica ma che finisce per farli impantanare in quei cliché già oggetto sia delle simpatiche ironie dei fan che delle critiche più pesanti da parte dei detrattori.

Voto: 5,8/10

Tracklist:

  • 1 · Fantasma (Titoli di testa)
  • 2 · Nessuno
  • 3 · La morte (non esiste più)
  • 4 · Nessuno muore
  • 5 · Diorama
  • 6 · Primo principio di estinzione
  • 7 · Monumentale
  • 8 · Il finale
  • 9 · Fantasma (Intervallo)
  • 10 · Cristina
  • 11 · Il futuro
  • 12 · Secondo principio di estinzione
  • 13 · Maya colpisce ancora
  • 14 · L'orizzonte degli eventi
  • 15 · La natura
  • 16 · Contà l'inverni
  • 17 · L'estinzione della razza umana
  • 18 · Radioattività
  • 19 · Fantasma (Titoli di coda)

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi