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Recensioni | Pubblicato il 26 febbraio 2013

Field Rotation

Field Rotation

Fatalist: The Repetition of History

Genere: Ambient, Neoclassica

Anno: 2013

Casa Discografica: Denovali Records

Servizio di:

Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare (Sigmund Freud, The Uncanny, 1919.).  

Parte da una considerazione di Freud l’ultimo lavoro di Field Rotation, moniker dietro il quale si cela Christoph Berg; violinista e pianista tedesco, ha debuttato nel 2011 con l’album Acoustic Tales. Questo inizio anno vede il suo ritorno con l’album  Fatalist: The Repetition of History che si rivela una delle migliori uscite sinora ascoltate.

E’ un album concettuale sulla visione fatalista della vita; la ripetizione della storia così come l’alternarsi delle stagioni che sono simbolo di un destino predeterminato nel quale la nascita e la morte rappresentano i due punti fermi. E questo si ricollega alla frase riportata all’inizio: l’angoscia di qualcosa che conosciamo ma che ignoriamo di conoscere o viceversa. Una visione un po’ cupa che si riversa nell’atmosfera del disco.

Sarebbe facile fare riferimento alla struttura della colonna sonora: mi piace immaginare che la sua musica sia quasi una sceneggiatura muta che riesce ad esprimere in maniera vivida il concetto del fatalismo e del senso della vita in relazione a questa visione. La musica classica si mette al servizio delle strutture ambient per un intreccio dagli effetti devastanti ed efficaci.

Sublime l’inizio con “The Uncanny”  che ci introduce, con la sua tensione ripetitiva e ossessiva, alla sensazione di spaventoso che svanirà lentamente e impercettibilmente nel finale. E poi arriva l’ipnosi di “Valse Fatale” che ospita Aaron Martin (violoncello) e  la celestiale voce Mari Solaris. Un drammaticità consistente ma non pesante che ricalca l’eleganza e la grazia della composizione.

Fatalist” scava più a fondo e raggiunge livelli di oscurità che sono lo specchio dell’inquietante e suggestivo artwork: piccole destrutturazioni elettroniche risultanti dalla tecnica del field recording, minimalismi angoscianti e ficcanti incursioni di violino. Sulla stessa strada si prosegue con la successiva “History (Fragment)” che ritrova il meccanismo del loop incrementando il livello di tensione fra svuotamenti e riempimenti del suono.

L’atmosfera è apparentmente più rilassata in “Repetition of History”, il cui suono “impatta” meravigliosamente con il rumore delle onde. L’epilogo con “History of Repetition”, dai tratti più morbidi, è una sorta di lunga visione che rappresenta la rassegnazione, la stanchezza, una pace interiore raggiunta, la speranza (dipende dai punti di vista).

Berg è stato capace di concretizzare un tema molto difficile da esprimere senza l’uso delle parole: con la sola forza della suggestione sonora,  ha dato vita ad un cortometraggio dal forte potere evocativo e con un grande senso dell’estetica.  La scoperta dell’inconscio avviene qui. 

 

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · The Uncanny
  • 2 · Valse Fatale
  • 3 · Fatalist
  • 4 · History (Fragment)
  • 5 · The Repetition of History
  • 6 · The History of Repetition

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