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Recensioni | Pubblicato il 20 febbraio 2013

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FIDLAR

FIDLAR

Genere: Punk-Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Mom and Pop

Servizio di:

Quando non ci sono soldi, non c’è lavoro, non c’è prospettiva, nel cuore della crisi, insomma, le band mostrano spesso il loro lato più impegnato, lo sappiamo bene. Fioriscono i gruppi che, cavalcando l’onda del disagio diffuso, si gettano a capofitto fra denunce sociali e prese di posizione, presentandosi come più o meno improbabili portavoce di istanze di cambiamento.
Adesso dimenticate questo approccio alla musica, o meglio, rovesciatelo.

I FIDLAR percorrono una strada diametralmente opposta; ci trascinano per le strade di L.A., o sulle spiagge della California, in una serata alcolica e nei relativi postumi, nel loro mondo in cui vige un’unica regola: divertirsi. Il giovanissimo quartetto di Los Angeles esce in questo inizio di 2013 con il primo album, sintesi delle esperienze degli ultimi tre anni: una manciata di EP dal suono scarno e diy ed esibizioni live.

Prendete un’attitudine punk rock filtrata attraverso le influenze surf e l’hardcore melodico della Orange County, riff coinvolgenti, fumo, cheap beer e frequentazioni femminili di dubbia moralità, mescolate energicamente e avrete una sintetica ma efficace idea di che cosa sia la musica dei FIDLAR, letteralmente Fuck it Dog Life’s A Risk.

La vita è un rischio, certo, e l’unico antidoto efficace è la leggerezza. Alla maniera dei Ramones, i FIDLAR fanno dell’onestà la propria bandiera: non parlano di niente che non conoscano. Raccontano la vita di un giovane qualsiasi alle prese con vicende tutto sommato piuttosto ordinarie: le donne, il surf, gli amici, la droga, la birra.

Cosa c’è di interessante in tutto questo?

Una freschezza compositiva fuori dall’ordinario, una particolare spontaneità nel creare pezzi orecchiabili, una naturale inclinazione al rock ‘n’ roll e soprattutto un suono preciso, deciso e tirato. L’omonimo FIDLAR è un disco omogeneo per sound e intenzioni ma mai scontato o banale; l’espressione di un’incoscienza che più che inesperienza è scelta stilistica consapevole, filosofia di vita.

Rispetto alle prove degli EP, l’album esprime un suono più maturo e ricercato: molte delle tracce già presenti nei lavori precedenti sono state riarrangiate e registrate nuovamente, con cambiamenti spesso rilevanti. Le chitarre sono più articolate, i pezzi perdono di velocità per acquistare una maggiore completezza nel suono e nella struttura. I toni ruvidamente rock ‘n’ roll ne escono spesso limati, ma l’identità delle canzoni rimane generalmente intatta, ad eccezione forse della trascinante No Waves e della ramonesiana Max Can’t Surf, che perdono un pizzico del fascino originario.
Tuttavia, FIDLAR è un esordio convincente e coinvolgente, che riesce complessivamente nel difficile intento di mantenere un giusto equilibrio tra l’immediatezza comunicativa del punk rock e la ricerca di un suono pieno e vario. L’ossessiva Cheap Beer ricorda l’incisività degli Agent Orange di Bloodstains, qua e là emergono accenti blues (Whore, Paycheck) o più marcatamente melodici (5 to 9, Gimme Something), il tutto condito da un sottofondo di chitarre che ci riporta ai bei tempi dei Dead Kennedys di Jello Biafra.

Insomma, questi FIDLAR, che si propongono come quattro skaters che vogliono soltanto divertirsi un po’, sanno non solo mantenere una coerenza fra la loro immagine e la loro musica, ma dimostrano anche una precisa consapevolezza artistica, una capacità di amalgamare senza difficoltà diverse sfumature musicali, che pone le basi per sviluppi futuri interessanti.
In questo album non troverete profondità di liriche o pretenziosi momenti di struggente riflessione sull’esistenza, ma piuttosto una nutrita serie di quelle sincere illuminazioni dall’asprigno sapore di sbronza economica che sono, in fin dei conti, il vero nocciolo della vita.

Come la birra del discount, queste quattordici tracce vanno dritte allo stomaco e fanno quello che devono fare. E quando hanno finito scopri con un vago senso di soddisfazione che ti è anche piaciuto parecchio.Date le stuzzicanti premesse, li aspettiamo alla prova del secondo disco, ma ancor prima a quella del live, l’8 marzo al Lo-fi di Milano.

 

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Cheap Beer
  • 2 · Stoked and Broke
  • 3 · White on White
  • 4 · No Waves
  • 5 · Whore
  • 6 · Max Can't Surf
  • 7 · Blackout Stout
  • 8 · Wake Bake Skate
  • 9 · Gimmie Something
  • 10 · 5 to 9
  • 11 · LDA
  • 12 · Paycheck
  • 13 · Wait for the Man
  • 14 · Cocaine

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