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Recensioni | Pubblicato il 17 giugno 2013

These New Puritans

These New Puritans

Field of Reeds

Genere: Avant-pop, Post-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Infectious

Servizio di:

These New Puritans hanno dimostrato nel corso della loro breve carriera di avere un approccio di ricerca verso la musica. Hidden (2010) fu una grande prova di avanguardismo musicale e giustamente portò onore e meriti alla band. A tre anni da quel notevole lavoro, il gruppo guidato dai fratelli Barnett torna con Field of Reeds. La formazione è rinforzata da vari musicisti (in particolare di stampo orchestrale) e le voci di Elisa RodigruezAdrian Peacock.

Non ci si poteva aspettare un album del genere, in quanto sono molti i punti di slegatura con il precedente. Eppure non mancano i punti in comune. La certezza è rappresenata proprio dall’approccio d’avanguardia, dalla ricerca contemporanea dell’emotività e dell’estetica. Aspetti che sono il segno di continuità delle loro produzioni. Il gruppo britannico, questa volta, fa maggiore leva sull’aspetto melodico, sull’armonia globale senza manierismi o senza voler rientrare necessariamente in determinati schemi stilistici.

Per questo le strutture post-rock (in qualche modo, come attitudine,  presenti in “Organ Eternal” e nella title-track) si avvicinano all’esteriorità di un pop dalle tinte orchestrali e che si colora e si scioglie fra retaggi jazz e sfumature ambientali minacciose (caratteristiche ben assemblate nella noir “Nothing Else“). Questa operazione è coadiuvata da un uso meno massiccio delle percussioni e anche da una vocalità che si presta a questa nuova dimensione in cui la band porta avanti il suo laboratorio musicale.

L’atmosfera tiepida e coinvolgente di “The Way I Do” ci introduce subito in questo nuovo mondo: la voce ovattata, la connotazione da colonna sonora che si sviluppa fra pianoforte e fiati crescenti. Si sfiorano anche tentativi di forma-canzone come in “Fragment Two“, seppur con frammentazioni ritmiche, toni inquieti portati avanti da una batteria di chiara impostazione jazz.

The Light in Your Name” si snoda su percorsi dark-ambient (così come “Spiral“, pezzo dal background progressive) e  mette in risalto il ruolo vocale (rimarcato poi in “Dream“) in alcuni segmenti di questo disco. Come ad esempio nella successiva “V (Island Song)”, nella quale l’estetica raggiunge livelli altissimi: la voce, i lievi controcori si incastrano e si fondono perfettamente con le note di pianoforte e il resto della strumentazione, nel corso del lungo flusso magnetico su cui si distende il brano.  Uno dei pezzi più significativi.

Un’altra prova mastodontica del collettivo britannico: ha dimostrato di sapere portare il core delle proprie idee senza tralasciare la dinamicità del suono che ha portato alla creazione di qualcosa di differente, ma nel quale si può ampiamente apprezzare il loro tocco stilistico.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · The Way I Do
  • 2 · Fragment Two
  • 3 · The Light in Your Name
  • 4 · V (Island Song)
  • 5 · Spiral
  • 6 · Organ Eternal
  • 7 · Nothing Else
  • 8 · Dream
  • 9 · Field of Reeds

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