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Recensioni | Pubblicato il 5 marzo 2013

foals

Foals

Holy Fire

Genere: Indie-Rock, Alt-Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Transgressive

Servizio di:

L’acclamatissimo ritorno dei Foals, tre anni dopo l’uscita dello splendido Total Life Forever, era già stato anticipato nel corso degli ultimi mesi dal rilascio dei due singoli Inhaler  e My Number, i quali avevano – diciamo così – fatto il loro lavoro, lanciando uno degli LP più attesi dei primi mesi del 2013. Holy Fire giunge così a noi e si presenta con il trio Prelude InhalerMy Number che introduce già diversi cambiamenti rispetto agli album precedenti: se nel brano di apertura, infatti, si ritrovano ancora le eco lontane di Total Life Forever (chitarre che si accavallano, cori lontani e atmosfera calma ma distaccata), già con la seconda parte di Prelude e con Inhaler si ha la mutazione. Chitarre molto più rock (così come la ritmica) e soprattutto un uso molto più esteso (e urlato) delle parti cantate sono il nuovo volto dei Foals. Tuttavia, cambiamenti a parte, sia Inhaler che My Number rimangono non solo due validissimi singoli di lancio, ma due canzoni ben interpretate ed estremamente coinvolgenti.

 Dopo la più convincente tripletta iniziale troviamo Bad Habit, la quale sembra ripescare la melodia delle strofe direttamente da Antidotes, non fosse per un ritornello molto melodico che non eravamo ancora abituati a sentire; la stessa situazione si ripete anche col brano seguente, Everytime, che praticamente ripete lo stesso modello, apportando solo pochi cambiamenti. Late Night ricorda invece vagamente Spanish Sahara, rivista qui in versione molto più cantata e meno disorientante: diciamo che, in linea generale, per ora in Holy Fire troviamo brani che sembrano molto più (paradossalmente) ‘canzoni’ rispetto a ciò che i Foals avevano proposto in Total Life Forever, il che da una parte facilita l’ascolto del nuovo LP, ma dall’altra forse riduce la nostra curiosità.

 Out Of The Woods si presenta quindi con i suoi ritmi quasi esotici, seguita a ruota da una Milk & Black Spiders che introduce arrangiamenti velatamente elettronici ed una parte finale interamente musicale davvero degna di nota. Providence è invece il brano più bizzarro di Holy Fire: si apre con Jannis Philippakis che intona un ritornello quasi blues, per poi essere affiancato da percussioni e chitarre che si sommano l’una sull’altra per disegnare via via un intreccio ritmico scatenato che si mescola e rimescola fino a perdersi in se stesso. Stepson è forse un brano scappato per sbaglio da Total Life Forever, di cui riprende in pieno l’intimità e l’elaborazione, per poi lasciarci al brano conclusivo, Moon, lenta e sentita ballata fatta semplicemente di piano, arpeggio e voce.

 Holy Fire è quindi un album che fondamentalmente rielabora, modificando o meno, ciò che già era stato visto e sentito sia in Antidotes che, soprattutto, in Total Life Forever, aggiungendo forza e potenza specialmente al cantato e limitando quindi quegli spazi musicali (che pure si trovano, e sono sempre notevoli) che avevano reso l’album predecessore davvero speciale. In fin dei conti, ciò che forse manca a Holy Fire è proprio quel pizzico di genialità che aveva caratterizzato i due lavori precedenti e che qui sembra ‘solo’ mescolarsi a buoni singoli, ma niente di più.

 

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Prelude
  • 2 · Inhaler
  • 3 · My Number
  • 4 · Bad Habit
  • 5 · Everytime
  • 6 · Late Night
  • 7 · Out Of The Woods
  • 8 · Milk & Black Spiders
  • 9 · Providence
  • 10 · Stepson
  • 11 · Moon

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