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Recensioni | Pubblicato il 28 gennaio 2013

Forest

Forest of Veils

Forest of Veils Ep

Genere: Dark-Folk, Neofolk

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

I tanti figli della wave. Ci dovrebbe essere una sorta di limbo che raccoglie tutti quegli artisti e gruppi che vittime della loro passione restano imprigionati nei loro punti di riferimento. E poi ci sono quelli che si rendono conto che la ricerca del proprio stile e personalità ha una sua importanza.

E’ quello che hanno cercato di fare i bolognesi Forest of Veils con il loro omonimo ep di esordio. Il progetto nasce dalla collaborazione fra Francesco (a.k.a. Franky Maze, ex-basso e synth degli Hotel Chevalier, compositore di colonne sonore) e Alessandro (a.k.a. Gregor Samsa, ex-voce di Colony e 1984). Il loro debutto si avvale delle collaborazioni di Mario Zambrini (Fisarmonica, Corno francese, Tromba) e di Giuseppe Sansolino alla batteria (Lia Fail e WePlayForCash).

Partendo dalle ritmiche che caratterizzano la scena wave, hanno dato al loro suono un’inclinazione che prende la forma del folk con la prepotente anima dark che prende il sopravvento. Le atmosfere oscure vengono declinate con varie sfumature da note più ruvide e insidiose fino a momenti acustici ricamati con l’intervento degli altri strumenti. Anche l’aspetto vocale si è dimostrato all’altezza dal punto di vista interpretativo; si può fare invece qualcosina in più sulle sfumature di questa.

Si comincia con il suono rarefatto di “Dance of the Mice”: la voce sussurrata e il back vocal calibrato che ben combaciano con la spigolosità e la solennità dell’arrangiamento. “Odyssesus” con il suo intro raggiunge l’apice della tensione: questa sarà il filo portante dell’intero brano che vede anche la migliore interpretazione vocale e l’ingresso impeccabile della tromba nell’arrangiamento. Quest’ultima avrà un ruolo importante anche nella successiva “Claws on the Corn“,  pezzo che segue certe ritmiche sino ad un certo punto e poi nel finale si distende e quasi si sfilaccia.

Il meglio viene con “Koyaanisqatsi“, nel quale viene fuori la capacità compositiva del duo: maggiori distorsioni (calibrate, senza esagerazioni), contrasti vocali, trama sonora infittita. L’ep si chiude con “Invocation“, un altro brano dal forte impatto emotivo con un’evoluzione finale che “ruba” qualcosa dalle strutture post-rock.

Un debutto convincente e che dovrebbe portare ad un full-lenght di un certo calibro puntando anche a quell’elaboratezza degli arrangiamenti che hanno tentato in alcuni brani con risultati soddisfacenti.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Dance of the Mice
  • 2 · Odysseus
  • 3 · Claws on the Corn
  • 4 · Koyaanisqatsi.
  • 5 · Invocation

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