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Recensioni | Pubblicato il 2 novembre 2015

Prurient-Frozen-Niagara-Falls

Prurient

Frozen Niagara Falls

Genere: Noise, Ambient, Industrial

Anno: 2015

Casa Discografica: Profound Lore

Servizio di:

Ci sono stati, a cavallo tra gli inizi degli anni 2000 e il primo decennio degli anni zero, dei momenti in cui, inaspettatamente, un certo tipo di musica si è imposta nel circuito indipendente. Si tratta di ciò che veniva chiamato “sottobosco americano” (ah, che bella terminologia), e racchiudeva in sé delle forme musicali spesso estreme, variegate ma accomunate da una sperimentazione fortissima. Si tratta di gruppi come Growing, Wolf Eyes, Magic Lantern, Hair Police, gli anni di Mediafire e dei Blogspot. Questi nomi giravano e venivano ascoltati, scoprendo di continuo gemme sommerse. Anche Prurient, moniker di Dominick Fernow, faceva parte di questo gruppo immaginario, e ne era uno dei frutti più estremi.

Come tutti questi musicisti, anche Prurient pubblicava in quegli anni (ma anche ora) una mole impressionante di dischi, ed era difficile discernere all’interno della produzione l’esercizio di stile e l’opera più profonda. C’è un disco in particolare che racchiudeva in sé la sua sperimentazione più rumoristica e inaccessibile, And still, wanting. Il suo marchio di fabbrica è un suono rumoristico ed aggressivo che lascia poco spazio alla melodia (simile a Prurient, e sempre bel disco di quegli anni, “Soft Punk” di John Wiese), sommerso sotto strati di harsh-noise violento e senza scampo. Per parlare di questo suo nuovo lavoro credo sia interessante partire proprio dalla traccia più “accessibile” di quel disco, Incense and rubber, una lunga cavalcata ambient-noise, commovente nelle sue melodie decostruite e sepolte. Da quel 2008 Prurient ha prodotto molte altre cose come la bellissima parentesi minimal-techno di Through The Window o i synth aggressivi di Bermuda Drain (oltre al progetto Vatican Shadow che ha visto, proprio nel 2014, l’uscita del mastodontico e bello Death Is Unity With God), ma è con questo ultimo Frozen Niagara Falls che Dominick Fernow consegna al pubblico la sua opera più importante o quantomeno completa.

E il discorso interrotto con “Incense and rubber” ricomincia sin dalla prima traccia con “Mith od building Bridge“, meravigliosa cavalcata mabient-noise in cui si inseriscono passaggi harsh-noise, vocalizzi destrutturati e tumulti EBM. Il disco procede sulla strada battuta da Prurient in tutti questi anni di carriera, e quindi non mancano orrori rumosristici come quelli di “A Sorrow With the Braid“, il lungo e rarefatto paesaggio oscuro dipinto da “Greenpoint“, la rarefazione assoluta di “Jester in Agony” e il ritmo techno-rumoristico di “Traditional Snowfall“. Come anche le liriche confermano, in questo disco Prurient opera uno scavo personale e riesce a trasmettere in un’ora e mezzo di musica anche i pensieri più reconditi ed intimi, come è il caso della peculiare sghemba ballata acustica che chiude il disco “Christ Among The Breaking Glass“, nel suo racconto di salvezza e affrancamento ““Down snowy streets/ Among the broken glass/ You can find Christ/ Feeding the poor”.

Dominick Fernow, in questo doppio, consegna non solo una summa della sua opera, ma anche una summa di tutto quel movimento musicale che fu. Un disco intimo, personale e profondo, di quella profondità necessaria allo scavo e al ritrovamento di sé. Un disco necessario e bellissimo.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Myth Of Building Bridges
  • 2 · Dragonflies To Sew You Up
  • 3 · A Sorrow With A Braid
  • 4 · Every Relationship Earthrise
  • 5 · Traditional Snowfall
  • 6 · Jester In Agony
  • 7 · Poinsettia Pills
  • 8 · Shoulders Of Summerstones
  • 9 · Wildflowers (Long Hair With Stocking Cap)
  • 10 · Greenpoint
  • 11 · Lives Torn Apart (NYC)
  • 12 · Frozen Niagara Falls (Portion One)
  • 13 · Cocaine Daughter
  • 14 · Falling Mask
  • 15 · Frozen Niagara Falls (Portion Two)
  • 16 · Christ Among The Broken Glass

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