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Recensioni | Pubblicato il 15 luglio 2013

slow focus

Fuck Buttons

Slow Focus

Genere: Elettronica, Drone, Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: ATP Recordings

Servizio di:

Da poco meno di dieci anni i Fuck Buttons ci insegnano (o meglio ribadiscono) che la musica è un’arte molto complessa, e che talvolta l’approccio con essa può risultare, se non ostico, almeno molto difficile. Se dunque  Street Horrrsing prima e soprattutto Tarot Sport ci avevano già introdotto alle spigolose – ma affascinanti – sonorità del duo di Bristol, con l’uscita di Slow Focus Andrew Hung e Benjamin John Power delineano quella che si potrebbe definire un’ode all’ossessività ed all’astrattismo, mantenendo fermi però quei punti fondamentali che da sempre hanno caratterizzato la loro produzione. E’ risaputo, infatti, che i due componenti della band traggono ispirazione, rispettivamente, da artisti del calibro di Aphex Twin e dei Mogwai; basta pensarci un attimo, ascoltare quell’incredibile brano che è The Red Wing ed il cerchio si chiude magicamente, tutto diviene chiaro. Provare per credere.

 Ciò che però questa volta ci sorprende – e ci colpisce di più – è proprio l’introduzione a Slow Focus, o meglio quell’apocalisse ritmica che prende il nome di Brainfreeze. A differenza della partenza piuttosto tranquilla di Tarot Sport, con la splendida Surf Solar a fare da portabandiera, Brainfreeze è un terremoto che scuote gli animi dal primo all’ultimo secondo (quello in cui si scioglie lentamente in Year Of The Dog, altra traccia notevole), un muro sonoro invalicabile e violento che va a plasmare uno dei brani più suggestivi sentiti finora. Impatti improvvisi e lente metamorfosi, è questa la linfa vitale di Slow Focus.

 La genialità del duo britannico sta tuttavia nel riuscire a dare spazio coerentemente a tutte quelle che sono le loro influenze più importanti. Riprendendo il discorso accennato prima, è chiaro come la leadership passi ora ad uno, ora all’altro, trovando nel connubio degli stili e dei generi una combinazione quasi perfetta. E’ da qui che nascono dunque i richiami maggiormente elettronici di Sentients e Stalker, affiancati a quelle che potrebbero essere alla lontana definite eco post-rock di Hidden XS (ottimo brano di chiusura) e soprattutto della splendida seconda parte di The Red Wing (canzone della quale non finirei mai di tessere le lodi).

 Una fusione totale di idee, problematiche complesse e soluzioni ancor più intricate, questi sono i Fuck Buttons. Non resta allora nient’altro da aggiungere su Slow Focus, se non che è semplicemente un album capace di svuotarti completamente, uno di quei dischi che mangia ed ingloba tutto ciò che incontra, senza pietà alcuna. Ciò che resta alla fine è solo un sospiro leggero, liberatorio, perché il tragitto è stato sì difficile, ma la ricompensa è un mosaico di sensazioni troppo complesse per essere descritte, tali e quali al viaggio appena percorso.

Voto: 8,2/10

Tracklist:

  • 1 · Brainfreeze
  • 2 · Year Of The Dog
  • 3 · The Red Wing
  • 4 · Sentients
  • 5 · Prince's Prize
  • 6 · Stalker
  • 7 · Hidden XS

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