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Recensioni | Pubblicato il 17 febbraio 2014

TheeSilver

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra

Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

Genere: avant-post-rock, hard-folk

Anno: 2014

Casa Discografica: Constellation Records

Servizio di:

Anche stavolta i Thee Silver Mt. Zion (Memorial Orchestra) fanno del loro meglio per mettere in discussione il termine – abusato – di (post) rock, ottenendo come risultato una fantasmagoria sonora di selvaggia bellezza, che finisce per essere un’espressione ancora più autentica del succitato e blasonato genere.

Emanazione e/o progetto parallelo di una parte dello splendido collettivo GY!BE, l’ensemble canadese guidata dall’eccentrico Efrim Menuck è, come i confratelli, piuttosto fuori dagli schemi e in questo settimo sigillo ottiene la sua massima sensibilità autoriale. “Fuck Off Get Free (For The Island Of Montreal)” e “Austerity Blues” aprono magistralmente i primi 25 minuti del disco, mettendo subito alla prova l’ascoltatore con una sarabanda durissima ed epica, a tratti cacofonica; il suono ha la facoltà di disvelarsi uno strato alla volta, per la gioia di chi non ha fretta, immerso completamente in varianti apocrife di ruvido blues-rock e di urticante proto-psichedelia.

Take Away These Early Grave Blues” persevera con sfrontatezza in un’incandescente orchestrazione di hard-folk parossistico; la sezione d’archi intraprende una cavalcata irruente sul canto a briglia sciolta, mentre il refrain principale sembra estratto addirittura dall’Opera di Pechino (migliore traccia): in mezzo a tanta grazia (e sperimentazione) gli Arcade Fire stanno a guardare (o meglio a sentire) a bocca aperta. Per non affaticare troppo anche il fan più incallito, arriva “Little Ones Run“, che assapora la quieta scrittura in tre minuti di relax. La traccia successiva, “What We Loved Was Not Enough“, è sorretta dall’energia di una parata d’archi emozionante – vera danza da camera – in un crescendo circolare molto suggestivo: folk traslucido che lascia “passare” molti altri suoni. Il finale, davvero appropriato per un disco di questa temperatura, ci regala un’uscita di scena carica di pathos e di suggestione con “Rains Thru The Roof At Thee Grande Ballroom“.

Epici e distonici, ardenti di furore metafisico e di dadaismo sonico, i SMZ adeguano testi e musica alla apocalittica situazione che stagna in questa empasse storica, il caos aleggia ma istruisce, disinnescando ogni velleità rivoluzionaria: la fine dei tempi è vicina ma non troppo perché l’effetto rimbalzo ce la tiene lontana. Anarchici e spudorati come non si sentiva nessuno da tempi immemorabili, i fool nordamericani ci fanno divertire amaramente con le loro variazioni softcore.

Ecco un altro capolavoro, lisergico e folle, di una band tanto atipica quanto grande.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Fuck Off Get Free (For The Island Of Montreal)
  • 2 · Austerity Blues
  • 3 · Take Away These Early Grave Blues
  • 4 · Little Ones Run
  • 5 · What We Loved Was Not Enough
  • 6 · Rains Thru The Roof At Thee Grande Ballroom (For Capital Steez)

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