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Recensioni | Pubblicato il 12 marzo 2015

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Gang

Sangue e Cenere

Genere: Rock, folk-blues

Anno: 2015

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Sono trascorsi esattamente quindici anni dall’ultima prova discografica (Controverso, 2000) dei fratelli Severini. Molte, tantissime storie hanno rigato il volto dei rockers di Filottrano e altrettante hanno consumato e dissestato la penisola italica. Il risultato di questa famelica combustione è vivido nelle undici tracce che caratterizzano Sangue e Cenere, miscuglio sincero del nostro presente: viscere ed ideologie ridotte in cenere. Su questo dissesto ruota la riflessione dei Gang, incredibilmente fuori e, allo stesso tempo, immersi nella storia attuale e non. Come se fossero passati solo pochi giorni da Controverso, i Severini realizzano un album che porta addosso ancora i segni di una guardia mai abbassata e di una resistenza sempre più ostinata qui cantata, urlata, anche cullata con il lirismo suggestivo ed essenziale a cui hanno abituato gli estimatori della prima ora. Sangue e Cenere profuma di ruralità marchigiana e di quella sincerità che è diventata ormai soltanto mera chimera; c’è il rock, quello necessariamente impegnato ed impegnativo, che illo tempore li avvicinò meritatamente al british-punk dei Clash così come il folk e le sfumature blues, rese ancora più lucenti dai fiati presi in prestito dall’E-street band di Bruce Springsteen.

A partire dalla title-track “Sangue e Cenere” è tutto un rincorrersi di storie d’Italia e di vicende strettamente personali, che qui assumono un significato quasi universale: dalla ballata di denuncia e sofferta di “Non Finisce Qui” alla lotta antifascista in stile MCR di “Alle Barricate”, incentrata sulla resistenza della città di Parma del 1922 e che ricollega i fratelli Severini al tribute album “La Rossa Primavera” del 2011. Il country-folk di “Ottavo Chilometro” ripercorre suadente storie partigiane di cui s’è persa memoria e sfuma nella straziante di “Mare Nostro”, preghiera di speranzosa integrazione e pacifica convivenza con chi è costretto ad abbandonare la propria terra per via della guerra. Come per l’Ilaria Alpi di Fuori dal Controllo (1997), il combat-rock dei Gang denuncia e s’indigna per una vicenda di cronaca verificatasi a Milano nel 1978 e che vide la morte di due studenti ad opera di estremisti di destra: “Perché Fausto e Iaio?” riapre una ferita nella storia d’Italia. Lo spirito di sinistra ammanta la ballata folk-blues di “Nino”, malinconica per un’ideologia scomparsa e ora piegata ad interessi tristemente economici. Al rock nudo e crudo i Gang riescono ad alternare momenti epici come nella durissima “Gli Angeli di Novi Sad”, supportata da una lacrimante Orchestra Pergolesi così come lo spirito incredibilmente ottimista  di “Più forte della morte è l’Amore”, così springsteeniana  e soul. Alla tiratissima “Nel Mio Giardino”, trionfo di fiati e supremazia assoluta del piano di Jason Crosby, i fratelli Severini asciugano il sangue e la cenere raccolti in più di quattordici anni di silenzio sulle note sognanti di “Mia Figlia ha le ali leggere”, un ritorno all’amore sincero, quello filiale: “È quella speranza che diventa canzone/ è un giardino nascosto in un bosco di rose”.

Poco più di 55 minuti sono sufficienti ai Gang per tracciare un quadro quanto mai sincero di quello che è stata, attualmente è e, come si augurano, sarà questa controversa terra chiamata Italia. La narrazione resta una componente fondamentale nella produzione dei fratelli Severini che, come in un album di Pete Seeger, riescono a cogliere intuizioni di un folk-roots riflessivo e magicamente esaltante. Figlio legittimo del fenomeno crowdfunding in crescendo, un plauso va riconosciuto a chi ha contribuito alla realizzazione di questa già pietra miliare del rock italiano. Que viva Gang!

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Sangue e Cenere
  • 2 · Non Finisce Qui
  • 3 · Alle Barricate
  • 4 · Ottavo Chilometro
  • 5 · Marenostro
  • 6 · Perchè Fausto e Iaio?
  • 7 · Nino
  • 8 · Gli Angeli di Novi Sad
  • 9 · Più Forte della Morte è l'Amore
  • 10 · Nel Mio GIardino
  • 11 · Mia Figlia Ha le Ali Leggere

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