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Recensioni | Pubblicato il 18 aprile 2013

BaG - GD

Buke and Gase

General Dome

Genere: Avant-Pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Brassland Records

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Quando lo stile si chiama amore per originalità e etica Do It Yourself. E’ il caso di questo duo newyorkese, formatosi nel 2007 dopo qualche significativa esperienza all’interno di gruppi dediti al recupero di sonorità post-punk in quel di Brooklyn. I due, Arone Dyer lei e Aron Sanchez lui, si mettono da subito al lavoro per soddisfare il loro bisogno di dare vita a qualcosa di davvero inusuale, che renda il loro sound unico. Il risultato è all’altezza delle aspettative: tre nuovi strumenti – ovvero un toe-bourine (tamburello a pedale amplificato), il buke (ukulele baritono a sei corde) e il gase (ibrido chitarra-basso ottenuto assemblando tubi idraulici e pezzi di una vecchia Volvo) – e una proposta musicale del tutto fuori dalle coordinate. Lei al buke, lui al gase, entrambi al toe-bourine, lo dimostrano fin dal primo EP del 2008 ‘+/-‘.

Da una parte il suono, una sorta di  tessuto acustico robusto e dissonante tanto atipico quanto la strumentazione che lo produce, dall’altra una certa predisposizione per sterzate ritmiche, passaggi strumentali e storture melodiche. Il tutto con una costante vena pop che per questo li fa sembrare dei Dirty Projectors ancora più obliqui.

L’EP, accolto con interesse dalla stampa locale, dà così il via ad un percorso di affinamento che, passando per il buon disco d’esordio ‘Riposte’ del 2010 e il secondo EP ‘Function Falls’ uscito lo scorso anno (in cui si segnala una splendida cover di “Blue Monday” dei New Order, celeberrimo inno dance qui tramutato in uno straniante, piccolo capolavoro post-punk), porta a questo ‘General Dome’. Un disco che segna la modifica del monicker dal Gass originale a Gase, e si rivela un passo in avanti da tutti i punti di vista pur mantenendo ben saldo il piglio dei lavori precedenti.

Il perché è presto detto. La Dyer mostra ancora una volta una splendida voce, molto versatile, capace di spaziare tra saliscendi rock alla Karen O (“Hiccup”), episodi folkeggianti in odor di autotune (“Cyclopean”) e perfetti intrecci di melodia e svisate avant (“Hard Times”, “Split Like a Lip…”); melodia che si ripresenta carica di groove in “My Best Andre Shot”, e si insinua nelle maglie electro-funky della conclusiva “Metazoa”. Come se non bastasse il già ampio campionario di influenze stilistiche appena riportate, è da menzionare il taglio prog di molti brani, dettato da costruzioni complesse di riff e rumorismi come nell’ossessiva andatura della title-track o nei dialoghi strumentali della traccia d’apertura “Houdini Crush”. I pezzi godono tutti di una notevole freschezza, senza cali o ridondanze, grazie alla grande sapienza di Sanchez nel tesserne le basi.

Probabilmente a ‘General Dome’ manca qualcosa per essere un capolavoro ma quel che è certo è che i tredici pezzi che lo compongono sfoggiano una maturità mirabile, in grado di raggiungere ulteriori picchi qualitativi nei lavori a venire. A buon rendere quindi, nel segno del buke e del gase.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Houdini Crush
  • 2 · Hiccup
  • 3 · In the Company of Fish
  • 4 · General Dome
  • 5 · Hard Times
  • 6 · Sturtle
  • 7 · Twisting the Lasso of Truth
  • 8 · You Do Yours First
  • 9 · Split Like a Lip, No Blood on the Beard
  • 10 · Cyclopean
  • 11 · Contortion in Training
  • 12 · My Best Andre Shot
  • 13 · Metazoa

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