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Recensioni | Pubblicato il 19 maggio 2014

Coldplay2

Coldplay

Ghost Stories

Genere: Pop, Elettronica

Anno: 2014

Casa Discografica: Parlophone

Servizio di:

Quando finisci un tour mondiale per gli stadi e torni a casa, magari prendi la decisione di allontanarti per un po’ da tua moglie e fai i conti con quello che è successo negli ultimi sedici anni della tua vita non dev’essere un periodo semplice. Hai iniziato con tutta la timidezza del mondo, quattro mura e altri tre amici di università, pian piano i primi ep, poi Parachutes e l’intimismo, A Rush Of Blood to the Head e i primi giri per il mondo, Brian Eno, X&Y, le prime hit, cambio d’immagine, un occhio alla rivoluzione francese e a Frida Khalo, Viva la Vida or Death & All His Friends, i primi ritmi scomposti e i controtempi. La consacrazione del pop, Mylo Xyloto, Rihanna. In mezzo a tutto questo due figli, Gwineth Paltrow che ti aspetta a casa dopo il concerto a Londra, la mattina in studio in bicicletta, Oxfam. No, non è facile essere Chris Martin. Non è facile essere i Coldplay nel 2014. Dopo la sbronza di vendite e primi posti dello scorso disco, i quattro ragazzi sono tornati nelle quattro mura dei periodi dell’università e hanno sfornato un disco minimalista, scarno. Se non ci fossero quei suoni Ghost Stories sarebbe un canzoniere Coldplay che segna i punti creativi più significativi della loro carriera.

Mai disco fu più incentrato su Guy Berryman e sul suo basso, suona dall’inizio alla fine in ogni brano. La voce di Chris Martin torna ai sussurri d’inizio millennio ma non dimentica le lezioni di canto prese nel periodo Viva la Vida e si lancia in falsetti e percorsi coraggiosi. Il discorso è molto semplice: i Coldplay sanno scrivere belle canzoni e questo lo capisci quando anche i brani di cui potresti fare a meno ce li hai li, pronti a venir fuori quando meno te l’aspetti. Cosa aspettarsi allora dal sesto disco in studio del gruppo? Il punto di contatto tra il pop e l’anti-pop, il revival dei dischi precedenti riformulato e riarrangiato per l’anno 2014. Se c’è qualcosa che non fa proprio centro bisogna rileggersi i testi, di certo non ai livelli di un “bury me in armour when I’m dead and hit the ground” di Violet Hill. A parte questa prestazione non proprio brillante Ghost Stories parte senza intro, novità dopo gli ultimi due dischi, e con “Always In My Head”, un brano fatto di synth e pad di voci che riempiono l’atmosfera al centro della quale la voce di Chris Martin disegna le solite impeccabili sequenze melodiche. Appena partiti sembra di essere tornati ad A Rush Of Blood to the Head, ti aspetti che sbuchi fuori una Green Eyes e invece arriva “Magic“. Il minimalismo targato Coldplay è tutto qui, Will Champion è lontano anni luce dai virtuosismi di batteria di Shiver.

Basta poco, un pianoforte che entra a metà strofa, una schitarrata a dar spessore nel finale. Cori sempre calibrati e ineccepibili, ovvio che hai tre inediti nella top 20 italiana. “Ink” è molto vicina ad una b-side del periodo Fix You, di Sleeping Sun ha un riff di chitarra e quelle ritmiche che differivano dalla malinconia classica del gruppo. Non a caso è il brano più allegro del disco. Gli archi e soprattutto la chitarra solista di Jonny Buckland iscrivono “True Love” ancora negli arrangiamenti di X&Y. L’emotività è sempre stata una carta vincente per i Coldplay. Il punto più alto è senza subbio “Midnight” e se non ci fosse quel muro di elettronica preso in prestito da quel genio di Jon Hopkins sarebbe uno di quei brani voce e pianoforte in cui Chris Martin si mette a nudo senza riserve. Invece è un capolavoro curato nei suoi minimi dettagli, riproposto live con due arpe laser che rendono la sua esecuzione un’esperienza quasi mistica. “Another’s Arms” inizia con un pad di voce molto bello, il resto è una canzone malinconica che si pone al polo opposto di “Paradise” mentre “Oceans” sembra uscire fuori da una delle b-side dei primi due album: voce, basso, chitarra, un pad di percussioni e la chitarra ispirata di Buckland mettono in piedi una piccola gemma che mette d’accordo i fan storici dei Coldplay. L’anti-pop è mettere il vero singolo del disco al penultimo posto della tracklist, senza quei synth targati Avicii; “A Sky Full Of Stars” sarebbe una canzone classica della band. Ha un suono di piano preso in prestito dall’ep Prospekt March (vedi Postcards From Far Away) ed è teneramente struggente, con una lunga coda onirica a far calare il sipario su Ghost Stories.

Per gli stacanovisti dell’ascolto c’è anche una versione deluxe con tre brani inediti: “All Your Friends” non aggiunge sostanzialmente nulla ma non è nemmeno un riempitivo, la title-track ci ricorda quanto gli Smiths siano uno dei gruppi preferiti dai ragazzi, il reprise “O” è semplicemente un congedo ambient. Niente tour di supporto, solo qualche data in location particolari in alcune delle città più grandi del mondo, e i rumors sul fatto che Ghost Stories rappresenta il passaggio “Kid A” della band, in questo caso un disco sperimentale che anticipa uno più ‘classico’ in arrivo, forse, nel prossimo anno.

Essere i Coldplay nel 2014 significa aver fatto la scelta di tentare un compromesso tra l’ambizione di essere dei giganti del pop e le proprie radici alternative e intimiste. I ragazzi ci sono riusciti in pieno: scelgono il brano più sperimentale (Midnight) come primo singolo del disco e scalano le classifiche grazie alla collaborazione di uno dei producer più famosi del pianeta pop (A Sky Full Of Stars). I Coldplay hanno ritrovato la propria identità e l’hanno riadattata al tempo trascorso dal loro esordio discografico nel 1998 con la Fierce Panda ma non hanno mai scordato come si fa a stampare in bocca alle persone le proprie canzoni.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Always in My Head
  • 2 · Magic
  • 3 · Ink
  • 4 · True Love
  • 5 · Midnight
  • 6 · Another's Arms
  • 7 · Oceans
  • 8 · A Sky Full of Stars
  • 9 · O
  • 10 · All Your Friends (Deluxe Version)
  • 11 · Ghost Story (Deluxe Version)
  • 12 · O (Reprise) (Deluxe Version)

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