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Recensioni | Pubblicato il 5 febbraio 2015

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Belle and Sebastian

Girls in Peacetime Want To Dance

Genere: indie-pop

Anno: 2015

Casa Discografica: Matador

Servizio di:

A cinque anni di distanza da Write About Love, gli scozzesi Belle and Sebastian tornano con un nuovo album d’inediti che farà sorridere poco i fans inclini alle sfumature più indie-pop della band. Si, perché in Girls in Peacetime want to Dance si assiste ad un cambio di rotta talmente estremo da far impallidire le pur troppo osannate produzioni precedenti. Sorriderà ancora meno chi si aspettava un album di “svolta”, difficile per tutti dopo circa 20 anni di attività, anche se il vero problema di quest’ultima uscita è la preoccupante propensione verso sonorità che definirle retrò è puro eufemismo: c’è un ritorno inspiegabile alla disco music così esplicito che verrebbe da chiedersi cui prodest? A chi giova questa scelta (azzardata) e che soprattutto non aiuta  ad incasellare la produzione artistica degli scozzesi in uno scenario di grandi successi? Tornano, dunque, ai (ne)fasti eighties probabilmente con l’idea di proporne una rivisitazione moderna e sui generis: il risultato è molto diverso e i dodici brani di Girls in Peacetime want to Dance lasciano un sapore tutt’altro che piacevole e che (fortunatamente) viene lavato via con altrettanta facilità.

Neppure le varie anime che convivono in questo disco riescono, in qualche modo, ad accrescerne il valore intrinseco. I riverberi danzerecci di “Nobody’s Empire” o gli agghiaccianti pseudo-jingle da spot pubblicitario di “The Party Line” e “The Power of Three”, rappresentano solo la punta di un iceberg in caduta verticale e che può fare affidamento solo su pochi episodi positivi e che rimandano ai B&S pre-svolta : “Ever had a Little Faith” potrebbe essere una ghost-track di “The boy with the arab strap” (1998) per la connotazione estremamente malinconica e sofferta, così come la traccia di chiusura “Today”, tra i brani migliori dell’album. Il resto è, purtroppo, un saliscendi inquietante tra luci stroboscopiche e basette spesse: “Play For Today” ed “Enter Sylvia Plath”, con la loro ritmica dance e macabramente sperimentale, bastano da sole a far scivolar via (repentinamente) dal lettore questo disco, che purtroppo non è il capolavoro che molti attendevano. Complice, forse, anche la  ”sindrome della stanchezza cronica” diagnosticata a Stuart Murdoch e, di conseguenza, la sua voglia di realizzare un disco che suonasse “leggero” , resta il fatto che GIPWTD avrebbe bisogno molto di più di una semplice attenuante.

Dopo aver navigato per anni nel mare placido dell’indie-pop, ponendosi come pirati scozzesi un po’snob, i Belle and Sebastian approdano sulla rive di questo primo 2015 con poche gemme preziose e molte patacche lucenti. Potrebbe anche andar bene il citazionismo ma forse qui un po’ si esagera. Girls in Peacetime want to Dance non regala, dunque, molte emozioni, fatta eccezione per qualche episodio, e fa quasi rimpiangere la vena malinconica e ridondante dei lavori precedenti.

 

Voto: 6/10

Tracklist:

  • 1 · Nobody's Empire
  • 2 · Allie
  • 3 · The Party Line
  • 4 · The POwer of Three
  • 5 · The Cat with the Cream
  • 6 · Enter Sylvia Plath
  • 7 · The Everlasting Muse
  • 8 · Perfect Couples
  • 9 · Ever had a Little Faith?
  • 10 · Play for Today
  • 11 · The Book of you
  • 12 · Today

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