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Gloom sunday | Pubblicato il 14 novembre 2015

 

Batalclan

Vorrei cominciare con dire che Sonofmarketing non si occupa mai di questo genere di notizie e soprattutto io, personalmente, tendo a non esprimere opinioni in queste occasioni perchè penso che il silenzio sia il miglior modo di affrontare e vivere queste situazioni. Questa volta, in qualche modo, la musica è diventata protagonista di un evento sconvolgente che si ripete per l’ennesima volta. Come avrete potuto leggere e vedere in tv, Parigi è stato scenario di un attacco multiplo che ha prodotto circa 120 vittime e vari feriti.

Abbiamo interpellato Stephane Pigneul (degli  Oiseaux-Tempête), che vive a Parigi, per farci descrivere il momento della città. Ecco le sue parole:

“This morning, the city is silent, still, no one is out. It seems like everyone is locked at home. News are terrible, beyond words… There is this horrible video in which you can see people running from the venue Bataclan, and as we tried our best to know if some friends were there or injuried, we know at least that some suceeded to escape. We all together with my band mates as we did just finished a show yesterday in Paris. This is all i can tell so far. Thank you for asking”. Stephane

La maggior parte delle morti si è verificata all’interno del Bataclan nel quale si stava svolgendo il concerto degli Eagles of Death Metal che hanno pubblicato un post sulla loro pagina facebook: “We are still currently trying to determine the safety and whereabouts of all our band and crew. Our thoughts are with all of the people involved in this tragic situation”.  Salvi anche i membri dei Deftones che avrebbero dovuto suonare stasera e i due giorni successivi: “Thank for all your inquiries on our well being. Band/Crew all safe and accounted for at this time. Prayers for those affected in these tragic events”.

Questo episodio è stato quello che ha maggiormente colpito. Una piccola sala concerti, un luogo di svago e cultura, una piccola oasi dove molte persone trascorrevano un classico venerdì sera.

Poteva succedere ovunque, in qualsiasi club del mondo. Le vibrazioni della musica e all’improvviso le urla del terrore. Il silenzio della paura e dell’angoscia. Un’impotenza indescrivibile davanti ad atti che non smettono mai di scalfire la sicurezza quotidiana e le nostre personalità. E’ inevitabile essere banali e retorici; mi sembrava doveroso dedicare un piccolo spazio per descrivere una città in una bottiglia di vetro che è stata totalmente frantumata e portata a simbolo della fragilità e del progressivo degrado. C’è una dissonanza continua che viene alimentata da questi avvenimenti, una zona d’ombra che blocca qualsiasi tipo di reazione che ‘banalmente’ sta nel continuare a fare quello che si fa sempre (soprattutto viaggiare), a vivere la quotidianità con la consapevolezza di una grossa incognita, una voragine senza la paura di affrontarla e incontrarla. Un gesto che fallisce la loro mission. Una resilenza retorica che non si riduce a sopravvivenza.

Mi scuso per questo post ‘di pancia’ e vi assicuro che riprendiamo immediatamente con la musica. Vi lascio con un brano di Matt Elliott che mi è venuto subito in mente mentre leggevo l’accaduto.

Here we stand alone again
Divided by the same old men
Hands behind our back again
& Our backs against the wall again
Excuse us if we take offence
Each action has a consequence
& Yours cause nothing but laments
& Our backs against the wall again
I pray our pain will be your pain
As you use & hold us back again
& Profit from our loss again
Until the straw that breaks this camels chains
Some day soon the time will come
To rid the world of greedy scum
When that day comme I’ll get my gun
You’ll be the first against the wall my friend

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