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Recensioni | Pubblicato il 7 dicembre 2012

GY!BE

Godspeed You! Black Emperor

Allelujah! Don't Bend! Ascend!

Genere: Post-Rock, Shoegaze, Psichedelica

Anno: 2012

Casa Discografica: Constellation Records

Servizio di:

A dieci anni dal rilascio di Yanqui U.X.O, il collettivo di Montreal torna da dietro le quinte, silenziosamente, e ripropone tutta la sua voglia di fare musica liberamente ed infinitamente. Allelujah! Don’t Bend! Ascend! si presenta subito con un formato che ci mancava da un po’ di tempo, ovvero lunghissime canzoni intervallate, in questo preciso caso, da una sorta di doppio intermezzo che appare quasi ‘snello’. Il tutto viene classicamente complicato dall’articolazione dei due brani principi, Mladic e We Drift Like Worried Fire, che rappresentano due veri e propri mondi da esplorare. Se dunque possiamo inizialmente ritrovare le forme tipiche della produzione Godspeed You!Black Emperor, dall’altra siamo già pronti ad ascoltare quali diavolerie si sono inventati questa volta.

Mladic. I dieci anni passati dall’ultimo lavoro sembrano non pesare affatto, ed anzi se si era accumulata un po’ di polvere sugli strumenti dei GY!BE, questa viene subito scacciata via dalle voci registrate e dal rumore ossessivo che apre il primo brano. Le chitarre, che come sirene riecheggiano da lontano disperate (sembra quasi di stare in mezzo ad Ummagumma), lasciano il passo alle percussioni che crescono lentamente, inarrestabili: tutto si fonde in accordi sparati al massimo, in un accavallamento di strumenti che si saltano sulla testa schiacciandosi l’un l’altro finché, nuovamente, sono le chitarre a riprendere il controllo. E’ a questo punto che, dopo un vero e proprio muro sonoro polistrumentale, inizia la melodia orientaleggiante che si impadronisce violentemente di Mladic e ne guida lo sviluppo per minuti, accompagnata da una cavalcata di percussioni apocalittiche che si riversa irrimediabilmente su chiunque sia in ascolto. Solo un cambio di ritmo sembra poter dare una soluzione a questo enigma di potenza, e sulla sua scia il brano vira nettamente su tonalità ancora più psichedeliche, mostrando però anche una nota di malinconia regalata dagli archi che finalmente emergono dal tumulto. Chitarre stiratissime e archi sembrano condurre ormai quasi pacatamente alla fine del brano, non fosse per uno splendido finale quasi sinfonico che rinasce dalle ceneri di Mladic per esplodere in un ultimo, definitivo slancio. Apertura violentissima, in cui tutta l’esperienza dei GY!BE erutta potentemente dopo anni di silenzio, come finalmente liberata dalla reclusione, dal tempo.

Their Helicopters’ Sing. Un fruscio, quasi un cicaleccìo, apre il secondo brano di Allelujah! Don’t Bend! Ascend!. Their Helicopters’ Sing è, inizialmente, la quiete dopo la tempesta, una calma surreale in cui gli archi ed un rumore di fondo permeante portano avanti atmosfere che si scoprono via via inquietanti. Se avete presente la copertina dell’album, sembra un po’ come trovarsi lì nel mezzo, circondati da una nebbia strana e densa, in mezzo a luoghi desolati. Fanno la loro comparsa (probabilmente) anche delle cornamuse che si confondono con mille altri strumenti, ed il brano che inizialmente sembrava quasi di riposo è già l’ennesima follia, l’ennesimo incubo.

We Drift Like Worried Fire. Archi pizzicati e chitarre si mescolano in un intreccio labirintico ed ossessivo, accompagnate progressivamente dalle percussioni e da un violino quanto mai malinconico. Sembra di ripercorrere un po’ strade del passato, Static riaffiora più volte, specialmente quando le chitarre prendono possesso del brano, creando atmosfere sospese ed eteree. Gli incubi però sembrano momentaneamente crollare alle spalle, mentre ogni strumento sembra proiettato verso l’alto in un’ascesa senza fine, durante la quale We Drift Like Worried Fire acquista la sua, propria identità inscindibile. Le chitarre allora duettano e si rincorrono in un post rock tanto palese quanto affascinante, finché la melodia non diventa preda di un violino che lentamente conclude la prima parte del brano. L’oscurità, destinata sempre a ritornare, riaffiora quindi sotto forma di percussioni inquietanti ed accordi oscuri, giungendo rapidamente ad un fortissimo stato d’ansia il quale, a sua volta, viene di nuovo sconvolto dalla luce e dalla brillante bellezza del finale. Un labirinto a lieto fine. 

Strung Like Lights At Thee Printemps Erable. Tutto ha perso e ritrovato la propria strada più e più volte. Tutto è nato, cresciuto, morto e rinato all’infinito. L’ultimo brano di Allelujah! Don’t Bend! Ascend! è il suono di fondo che sta dietro a tutto questo, è la cangiante miriade di colori che dipinge l’infefinito, psichedelico ambiente in cui tutto si muove, amorfo.

Allelujah! Don’t Bend! Ascend! è la sesta creatura dei Godspeed You! Black Emperor, o meglio è la riorganizzazione temporanea di ciò che da troppo tempo stava rinchiuso nei loro strumenti, nei loro pensieri. Con uno stile quasi unico, la band di Montreal continua a farsi regalare tutto il tempo, l’attenzione e la passione che merita.

Voto: 7,6/10

Tracklist:

  • 1 · Mladic
  • 2 · Their Helicopters' Sing
  • 3 · We Drift Like Worried Fire
  • 4 · Strung Like Lights At Thee Printemps Erable

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