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Recensioni | Pubblicato il 8 maggio 2014

Elise

Elise Mélinand

Gray Hoodie

Genere: Elettroacustica, sperimentale

Anno: 2014

Casa Discografica: n5MD

Servizio di:

La n5MD, label statunitense di Oakland, si sta affermando come etichetta di culto in ambito di ricerca musicale; si sta riverlando talent scout di orecchio sopraffino e Elise Mélinand è l’ennesima dimostrazione vivente.

La musicista francese ha fatto parte di The Little Prism Ensemble di Christina Vantzou e ha suonato in varie band prima dell’ep di debutto da solista nel 2012. La città di Berlino è stata determinante nella formazione del suono dell’album di debutto Gray Hoodie che lei descrive come un concept dando la dimensione di capitolo ad ogni brano: un titolo che indica la metafora di qualcosa che copre, che nasconde, che protegge i sentimenti declinati in un umore prevalentemente “grigio”.

Sono molti gli aspetti vincenti di questo album, a partire dalla straordinaria complessità dei vari brani; la caratteristica predominante è la raffinata perfezione con cui si incastrano gli elementi che formano il tessuto compositivo. Non è una perfezione algida o schematica, in quanto emotività e sperimentazione intervengono con efficacia. “Something in the Horns“, fra i brani migliori dell’album, è l’esempio perfetto: uno dei brani più oscuri, la voce sorvola lo strato ambientale che viene “tagliato” da strappi rumoristici che innalzano il livello di tensione.

L’artista francese proviene da un background folk e lo si può sentire parzialmente per come si sviluppa il filo narrativo che confluisce inevitabilmente nella trama melodica. Quest’ultimo aspetto si esprime al meglio in un brano come “La pluie (la plus belle)“. La voce della Mélinand è suggestiva e soave e diventa lo strumento aggiunto (la fluidità d’ingresso in “Rue des Abbesses” e ricorda molto il lavoro fatto, da questo punto di vista, di Jonsi dei Sigur Ros e dai Mùm. “Prélude en Louise” coglie in pieno la centralità di questo paragone.

L’altro elemento predominante è l’elettronica che ha un impatto forte sulle strutture di base (e qui ritorna il discorso di Berlino); la coniugazione con il lato acustico è magistrale, nella maggior parte dei casi nella declinazione elegante (la limpidezza malinconica di “Eliot“) e di purezza irregolare  (“Picture Book” su tutte) che caratterizza tutto l’album. Una menzione particolare va fatta per “Sur l’Océan“, un brano che vede la collaborazione di Ocoeur (piano): La Mélinand esplora il lato più intimo e minimalista della composizione raggiungendo livelli indescrivibili di coinvolgimento emozionale.

Gray Hoodie è lo specchio della bravura e della sensibilità artistica della multi-strumentista francese: nessuno dei dieci brani segna tracce di cedimento; un struttura con fondamenta solide, spiccata creatività e un senso estetico notevole. Elise Mélinand guadagna un ruolo centrale non solo nella discografia di quest’anno ma soprattutto in prospettiva: è nata una grande artista.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Indonesia Baby
  • 2 · Prélude en Louise
  • 3 · Rue des Abbesses
  • 4 · Eliot
  • 5 · Something for the Horns
  • 6 · Picture Book
  • 7 · Dried Leaves
  • 8 · La pluie (la plus belle)
  • 9 · Sur l'Océan (Featuring Ocoeur)
  • 10 · Hymne Hybride

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