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Recensioni | Pubblicato il 7 marzo 2015

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Peace

Happy People

Genere: Indie-Rock

Anno: 2015

Casa Discografica: Columbia

Servizio di:

I “reginetti” della misconosciuta scena B-town (la B sta per Birmingham, nei cui dintorni gravitano anche Swim Deep e JAWS tra gli altri) tornano alla ribalta con un nuovo frizzante album, che già dalla copertina sembra voler bypassare l’inverno e fiondarsi direttamente in piena estate floreale.

Fa un effetto un po’ straniante ascoltarsi inni adolescenziali così solari con fuori il cielo grigio e bagnato di Febbraio. Ma è un po’ lo spirito di questa manciata di band delle Midlands: recuperare la lezione madchesteriana e riportare in voga una buona dose di edonismo escapista nelle timide lande pensose dell’indie.

L’album mette le cose in chiaro fin da subito con “O You”, una marcetta ridente condita da chitarrine africane e da archi sfacciati che riportano alla mente gli Oasis di Whatever. I Peace non si fanno problemi a pescare a mani basse dagli anni 90 se può servire a far muovere i culi e scacciare via una malinconia che è sempre lì sul punto di affiorare in superficie.

Rispetto all’esordio c’è una decisa crescita in fase di scrittura: meno passaggi a vuoto ed una tracklist architettata in modo che ogni canzone fluisca naturalmente nella successiva. Harry Koisser e compagni usano ogni trucco imparato in anni di gavetta (sono insieme dal 2009 ormai) per ficcarti in testa riff e ritornelli da cui è difficile liberarsi.

Lost On Me” ha la forza degli anthem degli Happy Mondays, “Money” ha un basso su cui non si può non battere il piedino e delle chitarre che farebbero la gioia di Graham Coxon. “Perfect Skin” ricorre addirittura ad un Gimme Gimme Gimme ABBA-style per accalappiare le orecchie, prima di piazzare a sorpresa un bel riffone distorto nel ritornello.

Nella sognante “Happy People” s’intravede un pizzico di malinconia, ma non abbastanza da mettere su il broncio, ci si rifugia piuttosto in un bel ooohh alla Coldplay per perpetuare l’evasione. Si sente forte qui l’influenza dei Foals, ai cui intarsi di chitarra un po’ ritmici e un po’ atmosferici i Peace devono molto fin dagli esordi.

In “Gen Strange” ritroviamo invece i Primal Scream più rollingstoniani e ballabili. Siamo in fin dei conti di fronte ad una delle band più funky del panorama inglese odierno, che non a caso trova nelle vivaci esibizioni dal vivo il suo habitat naturale.

L’ambizione dichiarata è quella di coinvolgere quante più persone possibile nella celebrazione, con il rischio di sfociare a volte in una “piacioneria” eccessiva. I Peace non vogliono lasciare niente intentato per raggiungere il grande pubblico e allo stesso tempo tenere buono lo zoccolo duro di fan adolescenti che invadono i loro concerti. Da una parte una ballata in perfetto stile “Cast No Shadow”, per tirare il fiato prima di tornare in pista, dall’altra il rock furbetto di “I’m A Girl”, che – nonostante il condivisibile messaggio anti-macho – pare scritta apposta per la gioia delle fan quindicenni.

Una cosa che si è perduta, rispetto al pur imperfetto esordio, è un po’ di “edginess”. In In Love l’istrionismo della band era controbilanciato da intrecci di chitarre acide, che davano ai pezzi un tocco più selvaggio e psichedelico. Qui la ripulita del sound rischia quasi di farli suonare come una boyband indie-rock alle orecchie meno dedicate (loro ci scherzano su nel divertente video di “Lost On Me”). Anche la voce suona qualche volta eccessivamente leziosa.

Fortunatamente ci pensa “Wold Pleasure”, un anthem che sembra uscito dalla Manchester di fine anni ottanta, a chiudere egregiamente le danze e scacciare per un po’ i dubbi: su una sezione ritmica degna degli Stone Roses e una tastiera alla West End Girls, Koiser si lancia in un improbabile ma irresistibile rap prima che il pezzo si apra, con un poderoso giro di basso ed un vertiginoso crescendo d’archi, in un finalone celebratorio che rende giustizia al titolo.

Se tornassimo indietro 20 anni avrebbe le carte in regola per essere una hit. Il problema è che il mondo nel frattempo è andato avanti e guarda altrove. Ai Peace non sembra interessare troppo, la scelta sta a noi se seguirli o meno in questa allettante fuga dalla realta’.

P.S. Il disco è disponibile in un’edizione deluxe con 8(!) bonus tracks. Ci sono cose notevoli, come l’immediatezza pop di “Imaginary” o la psichedelia acustica di “Saturday Girl”, ma l’eccessiva durata va a discapito dell’ascolto (almeno per chi ha l’antiquata abitudine di ascoltarsi ancora i dischi per intero). Un po’ di editing in più in questo caso non avrebbe guastato.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · O You
  • 2 · Gen Strange
  • 3 · Lost on Me
  • 4 · Perfect Skin
  • 5 · Happy People
  • 6 · Someday
  • 7 · Money
  • 8 · I'm a Girl
  • 9 · Under the Moon
  • 10 · World Pleasure

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