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Recensioni | Pubblicato il 14 febbraio 2013

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Brothers In Law

Hard Times For Dreamers

Genere: Shoegaze, Dreamgaze

Anno: 2013

Casa Discografica: We Were Never Being Boring

Servizio di:

E’ stimolante cominciare questa recensione, la mia prima recensione di un disco del 2013, pensando che ,molto probabilmente, ho già trovato la prima posizione della personale classifica di fine anno sezione locale. A Gennaio.

Già, perché Hard Times For Dreamers dei pesaresi Brothers in Law ha tutte le carte in regola per essere un disco che riverbererà lungo tutti i prossimi undici mesi come metro di confronto per le altre realtà del nostro paese. I pregi che può vantare, dopotutto, sono innumerevoli.

Comincerei parlando del respiro internazionale dell’opera. In un paese come il nostro, dove si fa a gara a chi riesce a stare meglio sotto al campanile, dove se canti in inglese già hai perso un buon 60% di potenziali ascoltatori, HTFD si erge come un faro, come una nostra nazionale punta di diamante in grado di esportare all’estero un’idea della musica nostrana nuova, fresca e viva. Ed a questo punto non posso non riferire che, come tutti voi di certo già sapete, il gruppo di cui vi sto parlando rappresenterà il nostro paese al SXSW 2013.

Passando ad un registro più tecnico, l’album è un sapiente mix di shoegaze, atmosfere dark wave anni ’80, e tocchi dreamy. Rispetto ai due precedenti EP si sente una maggiore consapevolezza nei suoni, una ritmica più incalzante, uno spettro sonoro più caleidoscopico e vario. Stiamo parlando di uno di quei dischi in grado di declinare in pochi minuti (28 ndr) un insieme di emozioni eterogeneo ed inaspettato.

Ognuno degli otto brani è una traccia singola con le sue peculiarità, ma al contempo parte di un insieme perfettamente calibrato e difficilmente divisibile. Ma le dichiarazioni stesse dei membri della band ci insegnano che ogni parte di HTFD ha una sua storia, una sua nascita, un suo intento.

A cominciare dalla prima, Lose Control, forse la più distante dai Brothers in Law degli inizi, arricchita ed amalgamata dai suoni del synth e ricca di cori eterei di gusto dream pop. Go Ahead è, a detta dei suoi stessi creatori, costruita su un giro di accordi elementare ma non per questo meno efficace delle altre; un brano dal sapore squisitamente retrò e dalle tinte malinconiche. A Magic si avvicina maggiormente ai lavori precedenti, con le sue chitarre distorte ed i suoi climax ascendenti; a metà il brano cambia radicalmente velocità e ritmo tanto da sembrare quasi l’unione di più pezzi differenti. Morbidi riverberi annunciano invece Childhood, la sua partenza lenta e pacata, il suo continuo crescendo, la sua esplosione sonora, la sua chiusura stemperata. Segue subito She’s Gone Too Far, in cui sento Jesus And Mary Chain in ogni dove, dal timbro vocale, all’uso della batteria in vari punti, fino alle variazioni più riflessive del ritornello. Follow Me (Shadow I), nata in apertura ad un concerto dei Neon Indian, è un intreccio di semplici accordi e riverberi in cui la voce di Stolzini si perde strascicata e sognante. Segue il naturale proseguimento di questo brano; Leave Me (Shadow II) è il decollo di quanto ci era stato poc’anzi preannunciato, un pezzo dalle tinte estive color surf pop che chiude su un finale in crescendo. Infine l’ultimo brano del disco, 40 Hours (come le ore impiegate per scriverlo, a detta della band), si apre su un leggero muro si synth per poi evolversi in stile Slowdive, ma con un evidente tributo a riminescenze post punk. Una conclusione lunga e ricca, in cui la melodia avvolge l’ascoltatore per l’ultimo saluto prima della fine di questa mezz’ora di emozione.

Hard Times For Dreamers è il disco di cui avevamo bisogno in un panorama che troppo spesso si richiude su se stesso senza guardare fuori dai nostri confini. Un disco con una sua continuità ma che contiene al suo interno diverse anime, riuscendo a conciliarle con un’abilità né semplicistica né scontata. I Brothers In Law hanno confermato tutte le aspettative che avevano creato, e la mia speranza è che il disco sia compreso e riscuota il successo che merita. Speranza che, fortunatamente, finora si sta realizzando.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Lose Control
  • 2 · Go Ahead
  • 3 · A Magic
  • 4 · Childhood
  • 5 · She's Gone Too far
  • 6 · (Shadow 1) Follow Me
  • 7 · (Shadow 2) Leave Me
  • 8 · 40 Hours

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