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Recensioni | Pubblicato il 13 giugno 2012

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Herself

Herself

Genere: Songwriting, Alt-folk

Anno: 2012

Casa Discografica: DeAmbula Records

Servizio di:

Fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo”, cristallizzandosi in una serie di malinconiche istantanee effetto seppia: una breve citazione virgiliana, favorita dall’evocativo titolo del doppio episodio “Tempus fugit”, oltre che da un’immagine di copertina segnata da un ciclico passaggio di testimone tra inquieti quanto comunissimi personaggi, aiuta a mettere in risalto l’atmosfera fortemente emotiva tratteggiata nell’ultimo lavoro di Gioele Valenti, in arte Herself.

Tredici tracce, tredici quadretti in cui la lucida visionarietà neo folk del cantautore siciliano mette in mostra i suoi lati migliori, tra incontri chitarra-voce di matrice più tradizionale e atmosfere dominate da un alone di oscurità ossessiva, quasi gotica.

Passato, per questo quarto omonimo album, tra le fila della DeAmbula Records, Herself mantiene il carattere riflessivo ed intimista delle sue creazioni, ma nel contempo apre ad intriganti collaborazioni, come quelle con Aldo Ammirata (violoncello e basso), Amaury Cambuzat degli Ulan Bator (che, oltre ad aver curato il mastering del disco, compare in “Sugar free punk rock” e “How you killed me”) e Marco Campitelli dei The Marigold (in “Something in this house” e “Passed away”), partecipazioni che arricchiscono i suoni di affascinanti sfumature.

Il binomio iniziale “Strangler who’s me”-“Here we are” è, in tal senso, illuminante: il pezzo d’apertura scorre su una struttura tipicamente folk, che si fa via via più incalzante, alimentando il senso di inquietudine legato alle paure che “non possono cambiare” e aprendo la strada all’ansiogena seconda traccia, giocata tutta su uno schema ipnotico ed asfissiante, tra l’altro degnamente trasposto in immagini nel video ad opera di Tobias Feltus.

Ripetitività e debolezze individuali fanno da filo conduttore lungo lo scorrere delle tracce: “Funny creatures” sembra aprirsi a un timido raggio di sole, con le sonorità che si fanno qui più ariose, ma a dominare è ancora una volta un’ironica constatazione della meccanicità dei gesti quotidiani, mossi dalle “buffe creature” che dimorano nella nostra testa, così come, con lo sguardo che si apre al mondo esterno, la sussurrata “Violence is for leaders” pone l’accento sulla frequente scelta, tipica delle masse, di cedere alla legge del più forte.

L’abilità di Herself di alimentare nell’ascoltatore una pressante tensione emotiva è evidente e prende forma negli arpeggi, ancora una volta cupi ed ossessivi nonostante il netto contrasto con la dolcezza della voce in “Outside the church” e “Passed away”, entrambi brani che toccano in maniera più o meno diretta il tema della morte, mentre la già citata doppietta “Tempus Fugit/Tempus Fugit #2” (in sostanza, un unico brano con due arrangiamenti diversi) oscilla tra delicatezza e immagini “violente” in un’agrodolce dedica ad una figura per la quale traspare un sincero amore.

Sopraffatti da emozioni  che diventano, minuto dopo minuto, sempre più dense, non rimane allora che abbandonarsi e lasciarsi trasportare dall’inarrestabile corso di un fiume, “The River”, manifestato in una ballata folk tradizionale dai toni più lievi rispetto agli altri brani, o cercare la salvezza nell’illusorio divertimento che si nasconde tra le attrazioni di un misterioso “Luna Park”.

A chiudere il sipario “Sugar free punk rock”, “Something in this house” e “How you killed me”, tre brani leggermente in tono minore, non tanto dal punto di vista qualitativo, ancora ben oltre la sufficienza, quanto per un calo in quella personalità che aveva contraddistinto le precedenti tracce e che non si ritrova in egual misura nella tenue dissolvenza di fine album.

Maturo e disincantato osservatore di una realtà erosa dal tempo e dalla paura, Herself, nei tredici fotogrammi che compongono il suo lavoro, scava negli angoli più nascosti della traballante psiche umana e vi spinge le sue affilate lame sonore, riportando a galla piccoli tormenti individuali ingialliti come vecchie pagine di giornale tenute nascoste per anni. Senza ombra di dubbio, un album ispirato ed empatico da conservare gelosamente tra le proprie più fedeli compagnie musicali.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Strangler who’s me
  • 2 · Here we are
  • 3 · Funny creatures
  • 4 · Tempus fugit
  • 5 · Violence is for leaders
  • 6 · Outside the church
  • 7 · The river
  • 8 · Tempus fugit #2
  • 9 · Passed away
  • 10 · Luna park
  • 11 · Sugar free punk rock
  • 12 · Something in this house
  • 13 · How you killed me

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