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Recensioni | Pubblicato il 2 luglio 2014

HYR7139 by Andrea Amaducci

Tempelhof & Gigi Masin

Hoshi

Genere: Avant, Ambient

Anno: 2014

Casa Discografica: Hell Yeah Recordings

Servizio di:

Quando tre musicisti decidono di unire le rispettive culture per regalare un progetto che è crocevia di suoni e d’intenti, sorge immediatamente il dubbio che la somma degli addendi non dia mai un numero pari al valore reale; accade – raramente – ma accade che la matematica dimostri di essere scienza inesatta qualora invece l’addizione dia un risultato superiore: eccovi lo “strano” caso di Hoshi. Prendete un geniale quanto incompreso, anzi direi sottovalutato, pioniere suo malgrado (lo dice lui stesso) dell’ambient music italiana, che sta vivendo una seconda giovinezza artistica (si veda la spettacolare raccolta/non raccolta Talk to the Sea di recente recensita su questi fogli virtuali), poi incrociate il suo talento a quello di due baldi sound designer dell’elettronica sperimentale “agitata”, un po’ post e un pizzico balearica (io sottolineo l’assoluta mia estraneità all’approvazione di questo termine), in definitiva, la dance tipica del neurone più che delle gambe e avrete come risultato questo ottimo lavoro.

Gigi Masin da Venezia incontra Paolo Mazzacani e Luciano Ermondi, alias Tempelhof da Mantova, grazie a frequentazioni comuni e a un concerto insieme, sfortunato quanto catartico, che crea in divenire la vibrazione perfetta. Scambi virtuali e virtuosi innescano la miccia che prende velocemente forma e sostanza nelle undici ottime tracce di Hoshi, e non serve – anche se aiuta, soprattutto loro – che grandi firme del giornalismo musicale ce lo vengano a urlare, perché il peso specifico del lavoro è talmente importante da non dare a nessuno il minimo appiglio per dimostrare il contrario. Tutte le soluzioni vengono centellinate ed esplorate per esaltare le intuizioni e il mestiere, la freschezza nonché l’attualità dei suoni fa risplendere ulteriormente la tracklist.

“Jolla” principia quasi in controluce con i sentori dettati dalla quotidianità enoiana; poi ecco la prima emozione, le scariche lievi di energia che titillano la nuca e fanno rizzare le antenne sensoriali attraverso le note del brano perfetto che è “The Dwarf”. “My Velvet Book” è un contrattempo jazzy vellutato, appunto, limpida metronimia notturnale in attesa dell’alba chiaroscurale, tratteggio che indugia e sottolinea verso una “Red Venus” ritmata di primordiale ed essenziale luce, indorata di colori raggianti quanto tenui e la chitarra si fissa su una rimembranza di frippertronica. “Interstellar Bop” ammicca, glitcha appena un po’, il piano anestetizza e distende i sensi, ancora un ritmo che jazzeggia, poi i suoni elettronici delicatamente cauterizzano il tutto mentre un no-sax traghetta nervosamente il suono verso la “Buena Onda”, la quale non si concede subito, ma nemmeno rinnega il suo liquido amore verso il sole alto del pomeriggio, appena iniziato, con tenaci fraseggi tra piano magico e sussultuose – ondivaghe – aritmie elettroqualcosa: cosmica quanto nostalgica.

“Silver Wave” è sinuosa per contratto, docile ambientazione altromondista che fluttua verso una risacca avversa a ogni forma di diluizione emozionale. “Joe Jordan” funge da catalizzatore per altri cambiamenti strutturali anamorfici, eccolo l’Oriente annunciato già dal titolo, nella sua espressione più Japan-ese (lo spirito di Mick Karn aleggia, eccome). “Bow Down” invece ci parla, anzi ci canta attraverso la voce emozionata di Paolo e il piano sorregge le sue parole, rivolte all’aria tersa del tramonto tropicalizzato, quasi narcolettico, in pace con se stesso e col mondo (qualunque esso sia). “She Left Home” ci vorrebbe indirizzare verso il buen retiro con vibrante ed elaborato piglio; la calda notte è arrivata e si sentono le eco della giornata trascorsa, qualche animale (elettronico) notturno tenta di spiccare il volo. Per quel che mi riguarda “Session One” (cit. Reprise Bonus for Japanese CD Edition) è invece la vera soluzione finale, nei suoi sette minuti si aggiunge, in musica, tutto ciò che era stato tenuto (quasi) celato, si (di)spiegano i particolari preziosi, si illuminano gli angoli bui, la scansione dei movimenti si materializza ancora più sottilmente, mentre una emozionalità tangibile si insinua sottopelle fino a farci desiderare che questa sessione non abbia mai fine. Grandiosa chiosa a un altrettanto magnifico volume sonoro.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Jolla
  • 2 · The Dwarf
  • 3 · My Velvet Book
  • 4 · Red Venus
  • 5 · Interstellar Bop
  • 6 · Buena Onda
  • 7 · Silver Wave
  • 8 · Joe Jordan
  • 9 · Bow Down
  • 10 · She Left Home
  • 11 · Session One (Reprise Bonus for Japanese CD Edition)

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