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Dischi DOC | Pubblicato il 16 aprile 2014

if I Could Only Remember My Name

David Crosby

If I Could Only Remember My Name

Genere: West Coast, Psichedelia Californiana

Anno: 1971

Casa Discografica: Atlantic Records

Servizio di:

 Se si concepisce la musica rock come il prodotto di qualche chef/alchimista che ha messo a disposizione la sua inventiva per produrre piatti da gran gourmet, viene da pensare alla California a cavallo degli anni 60/70 come una delle cucine/fucine ideali dove questo ideale Demiurgo della Musica ha operato maggiormente. E’ da questo braciere musicale che prende le mosse la descrizione del disco che è da molti considerato la summa del movimento musical-hippie di quel periodo; lo spartiacque che sigilla e sancisce mettendo un punto fermo la conclusione di un decennio, di un’era, di un sogno, di un’utopia.

Ed è sensato pensare allora che in un’opera così paradigmatica come If I could only remember my name abbia voluto dire la propria buona parte di chi aveva alimentato la scena musicale californiana: il disco è orchestrato ed accreditato a David Crosby, che del movimento della West Coast era stato un antesignano, prima coi Byrds, poi con Nash, Stills e Neil Young; tuttavia aprendo la copertina si capisce  quanti altri musicisti dell’epoca  abbiano contribuito. Nelle foto della cover compaiono membri di tutte le maggiori formazioni californiane dell’epoca, dai Grateful Dead del leggendario Jerry Garcia praticamente al completo, alla bellissima Joni Mitchell, a componenti dei Jefferson Airplane come Grace Slick e Jorma Kaukonen, a David Freiberg dei meno famosi oggi ma ugualmente osannati all’epoca Quicksilver oltre ai già citati Neil Young e Graham Nash.

Già dopo questa necessaria introduzione si ha un’idea di quanto questo disco sia completo, corale, concettualmente vicino a quelle comuni, all’idea di condivisione, di partecipazione che tanto era cara ai musicisti di San Francisco. Allo stesso modo si ha la stessa sensazione di chi si inerpica sulla cima di un promontorio che si affaccia sul congiungimento di due mari. Vi sono due correnti ugualmente forti, contrastanti: una vorrebbe la continuazione dell’Utopia, il non esaurimento dell’epopea hippie, con le sue liriche allegre, illuse, oniriche e le sue musiche spensierate. L’altra, al momento equipotente ma destinata a spazzare via tutto col tempo, porta arie di disillusione; è il vento dell’esaurimento degli ideali, dell’eroina (in primis Crosby ne sarà dipendente per decenni), dei morti in Vietnam, di Nixon, dell’individualismo imperante ed imperialista.

Ed è proprio la sintesi di queste due venti opposti e contrastanti a far sì che il disco di Crosby meriti un posto a pieno diritto nell’Empireo della musica Rock di sempre: testi che passano da una sognante semplicità di concetti (il tenero mantra di “Music is Love” ad aprire il trionfo di chitarre acustiche caratteristico di tutto il disco) ad una stanca, disperata, faticosa consapevolezza (It’s hard enough, I know
To find the strength to go Back to where it all began It’s hard enough to gain Any traction in the rain You know it’s hard for me to understand, così dice l’incipit di “Traction in the rain“).

Music is love“, canta Crosby fedelmente accompagnato da cori sognanti ed è solo il preludio verso il cantato di “Cowboy Song“, dove il tappeto di chitarre si indurisce elettrizzandosi, e il tocco inconfondibile di Jerry Garcia entra ed esce dal pezzo al pari di folate marine. Si ha l’impressione di navigare a vista, ci si è scordati da dove siamo partiti e non si sa se e quando ci sarà un arrivo. Le liriche? possono assumere sostanza in forma di parola o manifestarsi come semplici sussurri da appaiare  con il resto della strumentazione come in “Tamalpais High (at about 3)“. Il lato A si chiude con le riflessioni di “Laughing“, dove chi pensa di aver trovato la luce si perde nelle risate di un bambino .

E’ un coro continuo, le voci si intrecciano con le chitarre, non ci sono solisti nè primedonne, a farla da padrone è l’atmosfera, la percezione della mutazione di sogno in incubo o, meglio, il preludio ad un brusco risveglio. Si inizia così timidamente il secondo lato del disco con l’accenno sempre meno timoroso delle chitarre, che incedono in “What are their names“. E’il preludio alla dolcissima “Traction in the rain“, vera e propria gemma di cantautorato, perla di inarrivabile semplicità ed allo sfumare  nel cuscino di “Song With No Words (Tree With No Leaves)“.

L’acidità di “Orleans” e il trip psichedelico di “I’d Swear There Was Somebody Here” chiudono il disco, con la sensazione di essere giunti al capolinea di qualcosa, ma non alla  definitiva destinazione, che con ogni probabilità non verrà mai raggiunta. Forse a questo pensava Crosby nella copertina del disco, col suo sguardo trasognato perso in un tramonto marino.  Si spegne così un’epoca insieme alla luce solare, ciò che rimane è il ricordo  di una stagione musicale irripetibile, che nel suo zenit è stata in grado di fruttare un capolavoro come If I could only remember my name.

Voto: 9/10

Tracklist:

  • 1 · Music is love
  • 2 · Cowboy movie
  • 3 · Tamalpais High (At About 3)
  • 4 · Laughing
  • 5 · What Are Their Names
  • 6 · Traction In The Rain
  • 7 · Song With No Words (Tree With No Leaves)
  • 8 · Orleans
  • 9 · I'd Swear There Was Somebody Here

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