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Recensioni | Pubblicato il 11 marzo 2013

Föllakzoid

Föllakzoid

II

Genere: Kraut, Space-Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Sacred Bones

Servizio di:

Devo ammettere che non sapevo che il Cile potesse avere una scena musicale. Ma è la mia ignoranza che parla. Invece, a quanto pare, c’è un sottobosco che si sta sviluppando più in generale in Sudamerica. E a conferma di questo c’è l’album di debutto di un gruppo di Santiago molto interessante: i Föllakzoid.

La sempre ottima Sacred Bones ci ha visto bene e ha deciso di produrre sia il primo omonimo ep della band e sia l’album di debutto, uscito quest’anno, intitolato II. Il gruppo comprende Juan Pablo Rodriguez (basso e voce), Diego Lorca (batteria), Alfredo Thiermann (synth), Domingo Garcia Huidobro (chitarra).

I quattro cileni rispolverano una buona parte degli anni ’70: le cinque lunghe composizioni rielaborano il concetto kraut-rock integrandolo e rinvigorendolo con strutture space-rock ben costruite e che fanno emergere la loro anima psichedelica. L’atmosfera plumbea che si viene a creare, infine, rappresenta la pennellata che completa l’opera.

E si comincia subito con un brano come “9″: invadente con i synth, ruvido e che predilige  alterazioni brevi, istantanee ma efficaci. Nella successiva “Rivers”, le distorsioni sono più tirate e dilatate e cucite in progressione, con l’anima cosmica (che verrà sviluppata in maniera approfondita in “99″) che  lentamente prende il predominio. Tornano i ritmi serrati con  ”Trees”, pezzo che risulta più ficcante  e che segue in maniera più insistente e corposa il percorso intrapreso con i primi due brani: dal primo raccoglie il suono incisivo, dal secondo l’evoluzione sonora.

La chiusura è affidata a “Pulsar“, il brano più interessante dell’album e che meglio concretizza le loro intenzioni: lavora bene sui ritmi, sulla ruvidità e sulla costruzione graduale del suono. Si conclude così l’opera prima di un gruppo che dimostra notevoli potenzialità a livello di composizione; c’è solo da raffinare l’aspetto vocale che non ha aggiunto nulla alla qualità dei brani e soprattutto si dovrà dare un senso alla lunghezza dei pezzii spesso inopportuna, tranne che per l’ultima traccia. Da rivedere, ma comunque convincenti.

 

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · 9
  • 2 · Rivers
  • 3 · Trees
  • 4 · 99
  • 5 · Pulsar

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