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Recensioni | Pubblicato il 14 novembre 2012

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Grenouille

Il mondo libero

Genere: Indie-rock

Anno: 2012

Casa Discografica: Milano Sta Bruciando

Servizio di:

Il secondo album dei milanesi Grenouille, Il mondo libero, arriva a quattro anni dal precedente lavoro Saltando dentro il fuoco, e di cose in questo lasso di tempo ne sono successe: cambi di formazione, con il ritorno alla batteria di Fabio Giussani, l’abbandono della vecchia etichetta discografica e, ancora, la fondazione di Milano Sta Bruciando, label fondata dalla stessa band.

Sempre sagaci e graffianti, i Grenouille ritornano sulla scena con un lavoro che in parte ammorbidisce i suoni rispetto al passato, virando dall’hard rock e dal grunge a soluzioni più vicine ad un pop-rock in cui le chitarre la fanno però sempre da padrone, mantenendo tuttavia sempre accesa l’attenzione ai testi, ironici e quanto mai calati nell’attualità.

Lo sguardo è quello di chi, usando la lama delle parole, cerca di affondare i colpi in una società marcia, tra denuncia politica, storie di emarginazione e ritratti parodistici della scena musicale indipendente: si passa così dalle “turbe psichiche” che emergono al termine di una relazione amorosa in “D. S. M.” al punk rabbioso di “Reality show”, in cui Marco Bugatti si scaglia contro un certo modo di sottomettere l’arte al business, passando per i toni più pacatamente pop di “Binario 21”, luogo reale (nella stazione centrale di Milano, il binario da cui partivano i convogli carichi di prigionieri diretti ad Auschwitz) metaforicamente rappresentativo dei pregiudizi ancora imperanti nella società odierna.

Chitarre distorte e percussioni dure fanno costantemente da supporto alla voce sempre ruvida di Bugatti, particolarmente energiche nell’intensa “Sulla linea di confine” così come in “La droga più pesante”, altri due brani in cui si esplorano ansie e timori tipici dei momenti di intima debolezza, o ne “Il porno è la democrazia”, rallentando poi i ritmi verso strutture più vicine alla ballata rock in “Come una goccia d’acqua” e “Solo per te stesso”.

C’è spazio, però, anche per l’incontro con due brani presi in prestito dalla band milanese e rielaborati: da un lato, il dissacrante quadretto di “Poveri suonatori”, che, trasformando in chiave rock “Poveri cantautori” di Enzo Jannacci, ironizza sulla vita dell’artista indie; dall’altro l’intensa ballad “È il nostro destino”, riadattamento di “Hard Sun” di Gordon Peterson e già riproposta da Eddie Vedder nella colonna sonora di “Into the wild”, scritta nel periodo immediatamente precedente al referendum sul nucleare quasi come un inno a chi, per una volta, non intende piegarsi alle decisioni che arrivano dall’alto. A chiudere l’album è “La fine del mondo”, in cui un tappeto strumentale fa da accompagnamento alla voce di una donna libica, che spaventata si racconta telefonicamente ad un giornalista, lasciando così alla drammaticità del momento il compito di calare il sipario.

Disco godibile e in grado di mescolare una certa “leggerezza” sonora a racconti di vita non sempre facili, Il mondo libero mette così in mostra il lavoro di una band che, a colpi di rock, si dimostra intelligentemente calata nella quotidianità senza però disdegnare di mostrare un lato sognante che ancora tenta di resistere alle storture di questo mondo.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · D. S. M.
  • 2 · Poveri suonatori
  • 3 · Binario 21
  • 4 · Reality show
  • 5 · Il mondo libero
  • 6 · La droga più pesante
  • 7 · Il porno è la democrazia
  • 8 · Sulla linea di confine
  • 9 · Come una goccia d’acqua
  • 10 · Solo per te stesso
  • 11 · È il nostro destino
  • 12 · La fine del mondo

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