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Recensioni | Pubblicato il 14 giugno 2013

El Santo

El Santo

Il topo che stava nel mio muro

Genere: Alt-rock, Songwriting

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

Sono sempre di più le band che cercano di allontanarsi della tradizione italiana e sperimentano le strutture cantautorali con “materiali” diversi che donano una certa dinamicità al racconto. El Santo rientra in questa crescente categoria.

Il progetto nasce nel 2011 dall’unione di  Giorgio Scorza, Daniele  Mantegazza e Lorenzo Borroni, tre ex componenti de La Stasi , e Pasquale Defina (Volwo e Atleticodefina). Il debutto autoprodotto si intitola Il Topo che stava nel mio muro ed è stato registrato live presso le Officine  Meccaniche di Mauro Pagani, in soli due giorni, con la partecipazione di vari ospiti tra cui Pancho Ragonese al pianoforte, Fender Rhodes e Wurlitzer, Roberto Romano (già Rossomaltese, poi Volwo, ora Baustelle) al sax e clarino, Stefano Mazzucchelli al basso e Federica Vino (voce).

Ad avvalorare la loro buona scrittura, c’è un sound che si struttura su più livelli e che si rifiuta di prendere un’unica direzione. Infatti il percorso è fatto di ritmi non lineari (l’intreccio di “Marabù”), di un rock frastagliato e irregolare (“Sugar Ray“), distensioni dal sapore blues (le atmosfere rarefatte di “Dean“), invasioni che sfociano anche in un folk-rock molto colorito (“L’arte del Veleno” e  l’erosiva “San Valentino“). Da non sottovalutare è l’approccio vocale che risulta cangiante, adattanodosi alle varie sfumature dei brani.

Il Rock e Il Blues si incontrano subito nella ruvida introduttiva  ”Garage #5 “. Rivivono anche code psichedeliche in “Silver Dollar Club” che unisce bene il loro lato “inquieto” e quello più melodico. Il gruppo fa spesso uso di distorsioni ubriacanti e un esempio concreto è  ”Motown (Quello che ti uccide“).

Tra i brani più riusciti c’è sicuramente “Il Salario delle Formiche“, brano ritmicamente dilatato (pre-finale a parte) e che esalta le parole e l’interpretazione vocale, la migliore dell’album.

Più che la singola caratteristica, è l’insieme che rende gradevole l’album. L’amalgama è molto convincente, denota una buona tecnica e livelli compositivi promettenti: il disco risulta una base rimarchevole per un’ulteriore evoluzione e personalizzazione del sound. Prima prova è pienamente superata.

 

Tracklist:

  • 1 · Garage #5
  • 2 · Marabù
  • 3 · L'Arte Del Veleno
  • 4 · Silver Dollar Club
  • 5 · Motown (Quello Che Ti Uccide)
  • 6 · Il Salario Delle Formiche
  • 7 · Sugar Ray
  • 8 · Dean
  • 9 · Innesto Di Stile
  • 10 · San Valentino
  • 11 · Ossessiva

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