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Recensioni | Pubblicato il 2 settembre 2014

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Kein

in BLOOM

Genere: Ambient glitch

Anno: 2014

Casa Discografica: Audiobulb Records

Servizio di:

Dopo gli interessanti Ep Suburban Turntablism del 2007 e Fondle del 2009 oltre a una serie di collaborazioni e progetti paralleli, ecco l’esordio ufficiale di Kein che arriva sia in formato “liquido” sia in formato fisico, quest’ultimo  su cd a edizione limitata di 200 copie numerate; disco registrato presso lo Skyline Tonfabrik di Dusseldorf col contributo prezioso di Kai Blankenberg (Apparat, Guano Apes e Lady Gaga) e la produzione importante della label britannica Audiobulb Records.

Il sound designer italiano per il suo primo ellepì seleziona sette tracce per una durata che sta ben al di sotto della mezz’ora, una brevità inconsueta per il genere electronico, il quale ha l’abitudine di dilungarsi in esposizioni prolisse, quasi fosse un obbligo allungare un brodo spesso nemmeno troppo saporito. Sette composizioni a proprio agio negli ambiti più classici dell’IDM, che pur non riservando sorprese eclatanti all’interno di una abusatissima scena sonora, riescono perlomeno a fare sfoggio di ottima competenza nella realizzazione delle partiture e nella ricerca dei meccanismi sonori.

Il glitch sembra essere il primo amore dell’artista, accompagnato però spesso da samples reali che vanno ad arricchire  quelli prodotti dai cosiddetti errori digitali: nel disco vi sono quindi  rumori registrati dal vivo come quello della pioggia, oppure di una vecchia chitarra rotta, infine di oggetti composti di vari materiali percossi, “maltrattati”, registrati, rielaborati e incollati insieme con l’idea di costruire un sottofondo adatto a riempire, anzi arricchire,  gli spazi tra le ritmiche e gli elementi melodici. La melodia infatti prevale, anzi si sostituisce quasi sempre alle semplici aggregazioni di emanazioni sintetiche, riuscendo a stabilire da subito una complice empatia con l’ascoltatore, anche quello più avvezzo alle situazioni estreme del genere elettronico intelligente. Ma emergono altre qualità, magari meno in evidenza: colpisce ad esempio come la severa linearità di brani come “Untitled” o “Ostalgie” sia tuttavia un’iniezione sottocutanea di vibrazioni positive, nonostante aleggi come da canone, il tipico alone di tristezza della minimal (qui neanche tanto minimale, veramente), oppure sorprende come in Look “After Me” il virtuosismo sia quello di far convivere gli “errori” digitali tra loro in una complessa alchimia sempre in equilibrio tra il precario e il perfetto.

La musica di Kein sembra rispondere a una precisa collocazione atemporale, intrusiva nella vita quotidiana “normale” eppure silenziosa – o rumorosa – colonna sonora per gli intermezzi dedicati alla meditazione metropolitana; all’interiorità rara ma necessaria per poter sognare il futuro dell’esistenza, in cui (intra)vedere al di là dei ripetitivi gesti meccanici una soluzione ideale. “Brixton Rd“, per chi scrive, è la traccia migliore di “In BLOOM” in un bouquet piuttosto variegato ma davvero non male.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Untitled
  • 2 · Look After Me
  • 3 · In Bloom
  • 4 · Brixton Rd.
  • 5 · Ostalgie
  • 6 · Sugar
  • 7 · Isländische

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