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Recensioni | Pubblicato il 7 maggio 2013

Black Angels

The Black Angels

Indigo Meadow

Genere: Psych-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Blue Horizon

Servizio di:

Ecco dunque il quarto disco dei quattro angeli neri… rimasti. C’è molta distanza dal quel secondo, piccolo capolavoro, che rimane una pietra miliare della nuovissima psichedelia; a quel tempo erano sei i texani che davano le giuste indicazioni su come inseguire il “fantasma lisergico” con pura poesia acido-musicale. Ma la mutazione è completata e il presente disco è psych-rock (come sentenziano quelli “hype”) allo stato puro e primordiale del termine.

Se sia davvero questo o altro ancora – parole per l’”indigo” ne sono già state versate in quantità – poco importa, basta avere a disposizione il tempo necessario all’ascolto del disco per chiarire alcune cose: la sottrazione (evidente) è servita a irrobustire il suono, niente più trascendenze metafisiche e progressive, basta lunghe arrampicate sulle vette mentali o sui crinali esoterici, qui tutto è fisico e grondante sudore, tutto è come deve essere in definitiva un buon disco di musica rock.

Tredici tracce nuove fiammanti e infiammate da metronomiche partiture, di riff chitarristici, di ritornelli indovinati, tutto finemente immediato, potente e grintoso; strumenti incastrati a meraviglia che emulano senza imitare i mostri sacri di mezzo secolo di storia psichedelica, americana – Austin è la terra natale della materia che generò il caos lisergico e degli angeli stessi – e inglese (neo/ post /avant etc etc). Nessun patema e nessun timore reverenziale caratterizza il lavoro dei texas black perché la personalità acquisita dà i suoi frutti, Un paragone con i White Stripes calza a meraviglia: somigliare un po’ a tutti ma “suonare” solo come se stessi.

E’ una manciata di canzoni assortite ma tutte in linea con la propria poetica: sia che si tratti della sabbathiana “Evil Thing” (anche la voce di Alex Maas somiglia sinistramente ad Ozzy) che contempla anche un organetto doorsiano, delle sciabolate acidissime di “Dont plays with guns” (il clip video è esplicito rigore mortale), delle evoluzioni in crescendo della incredibile “Love me Forever”, vera punta di diamante del nuovo corso (forse la loro canzone che resterà davvero), brano che accenna, dipinge e deflagra improvvisamente sotto i nostri occhi per poi calare e crescere tutto in pochissimi istanti.

Trovano spazio mille altre sfumature che amoreggiano con le atmosfere ma poi le distruggono, modificando il proprio stato umorale in continuazione, è il caso di “Holland” che ritorna col pensiero alle vecchie visionarie abitudini che sanno sia di Syd Barret che di Roky Erickson, della velvetiana The Day, di Always Maybe coi suoi riverberi (già degli uomini-coniglio di Ian McCulloch) intrisi di un umore artificiale e ottantesco, dell’antiquata e jesus&marychainiana “War on Holiday”, per finire con un altro atipico esempio di coerenza che è il capitolo finale “Black Isn’t Black”, già le sue prime note intonano una litania joydivisoniana che ci ricorda che tra la vecchia e la nuova scuola ci sono in mezzo “secoli” di punk, post medesimo, grunge, stoner e altro, lo spirito non è cambiato di una virgola, ma il suono sì: questa ultima esplosione, l’ennesima, dona nuovo vigore alla musica che mai come ora non accetta facilmente confini e generi… Già in odore di top ten 2013?

Voto: 7.8/10

Tracklist:

  • 1 · Indigo Meadow
  • 2 · Evil Things
  • 3 · Dont Play with Guns
  • 4 · Holland
  • 5 · The Day
  • 6 · Love me Forever
  • 7 · Always Maybe
  • 8 · War on Holiday
  • 9 · Broken Soldier
  • 10 · I Hear Colors (Chromaethesia)
  • 11 · Twisted Light
  • 12 · You're Mine
  • 13 · Black isn't Black

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