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Indovina Chi Viene a Cena | Pubblicato il 20 gennaio 2015

Indovina chi viene a cena è la rubrica “gemella” di AMAReCORD. Attraverso quest’ultima, chiediamo ai musicisti di raccontare il disco di un altro artista o gruppo (del passato o contemporaneo). Con questo nuovo spazio allarghiamo il cerchio: chiediamo a scrittori, giornalisti professionisti, registi, fotografi e artisti di raccontarci un disco, un libro, un film o un’opera artistica. L’intenzione, come per AMAReCORD, è quella di creare una piccola raccolta di brevi racconti scritti per conoscere realtà o aspetti dei vari campi dell’arte condivisi dai nostri ospiti.

Mirco Salvadori

Il secondo ospite è Mirco Salvadori, nota penna del giornalismo musicale (collaboratore storico di Rockerilla) e uno dei fondatori e direttore artistico di Laverna Netlabel. Ha collaborato con Gigi Masin formando il duo degli InfanToo (formazione multimediale nella quale si occupa delle liriche) ed è membro dell’Infant Open Project, collettivo artistico multimediale.

Theopposition

Mirco Salvadori ha deciso di raccontare Intimacy di The Opposition (Charisma, 1983) . Ecco le sue parole:

Agli amici che ci hanno lasciato.
Ai New Wavers con i quali ho condiviso lunghi tratti di cammino.
Alle donne e agli uomini di oggi che, un disco nero corvino tra le mani, sorridono ancora inquieti ma colmi di esperienza e di Vita

Senti cosa ti faccio ascoltare”, disse girandogli le spalle mentre le sue unghie laccate di nero dilaniavano  la plastica che bloccava l’uscita del vinile. Lui guardava quelle spalle, il collo rasato, il nero corvino dei capelli cercando di indovinare che disco stava sottraendo dal silenzio della custodia. Era stato un buon dj set, dedicato agli amanti del buio e del suono che produceva. Qualcosa però era rimasto in sospeso, come una sete di puro ascolto ancora non placata. “Si chiamano Neon, pensavo li mettessi questa sera…forse non li conosci”, lo disse con aria di presa in giro, come qualcuno che sa il fatto suo, che sa dove vuole arrivare. “Li ho già proposti in radio. Questo è il terzo ep, “My Blues is You” per la KinderGarten. Stasera non li ho fatti girare perchè ho prestato il vinile ad un amico che non è venuto a riportamerlo”. Una risposta farcita forse di troppe informazioni, una prima mossa d’attacco in un gioco antico come il mondo che stava prendendo vigore in un monolocale all’ultimo piano di una strana torre con un unico balcone vista sulla direttiva ferroviaria Padova – Rovigo – Ferrara.

Che ne diresti di cambiare disco?”, le chiese mentre andava alla ricerca del vinile nel marasma di lp’s accatastati nella valigia da dj. Era un  piccolo capolavoro appena acquistato da cui non riusciva a staccarsi. Aveva urgenza d’ascolto.

Che ne pensi eh? Lasciamo da parte le sequenze dei segnali elettronici, facciamo che di scena fiorentina stasera ne abbiamo ascoltato e ballato anche troppa. Ora vieni con me che ti porto a Londra. Accomodati sul divano e chiudi gli occhi, il resto lo faranno loro”. “Loro chi?”, chiese lei  distendendosi sul vecchio sofà recuperato chissà dove.“Si chiamano Opposition, questo è il loro secondo album”, rispose mentre il braccio del giradischi si appoggiava dolcemente sulla superficie nera di solchi ancora vergini.                                                                                                .

Caspita se mi piace! Pianoforte? Senti che intro! Dai spiegameli dj, chi sono e cosa fanno?” pronunciò questa frase guardandolo diritto negli occhi con un misto di ironia e spavalderia, come sapesse che spettava a lei quella mossa e doveva essere avvolgente, irresistibile, definitiva.

Lui raccolse ad una ad una quelle briciole lasciate cadere di proposito e rispose con tono impostato, da cultore:  “Intimacy è ciò che non ti aspetti di questi tempi, è altro dal dark, dal post-punk. E’ inaspettato reggae bianco sostenuto da un basso da brividi. E’ un drumming che non lascia mai la presa mentre accompagna una chitarra che emana oscura e luminescente elettricità. E’ voce che ti culla urlando, non so come spiegartelo, credo questo disco contenga materiale estremamente innovativo in ambito new-wave. Il perfetto dialogo tra il basso di Marcus Bell e la chitarra di Mark Long è qualcosa che mi commuove…senti, senti che aperture, come si avvicinano e allontanano. Sembra quasi una danza. E pensare che incidono per la stessa major di quegli scoppiati dei Genesis, quella dello storico Cappellaio Matto”. Il suo bravo lavoro lo fa anche Kenny Jones però, lo stesso ingegnere del suono che aveva prodotto anche il loro primo lp lo scorso anno”.

E che mi dici dei testi?” chiese lei con gli occhi semichiusi, oramai  abbandonata, persa nella dolcezza della notte e del suono. “I testi sono neri di disperazione, ovvio. Manca però quel tocco maledettamente affascinante che possedeva, per esempio, Ian. La forza degli Opposition non sono  i testi ma gli arrangiamenti e la potenza evocativa del suono”.

Durante quella sorta di involontaria lectio brevis lui si era disteso al suo fianco pensando all’alba in arrivo e ai chilometri che lo separavano da casa e dal lavoro del giorno dopo. Era la solita botta di schizofrenia…tutto sotto controllo.

Cosa gli avrà detto la testa a Ian, finirla in quella maniera”, un filo di voce appena lo riportò alla realtà, vicino ai lineamenti di un viso che iniziava a piacergli, a piacergli molto. “Lascia perdere, non pensarci. Io credo che tra qualche anno, il senso di sacralità che riveste ciò che ascoltiamo e viviamo ora svanirà e obabilmente riusciremo a capire il motivo reale di quel gesto. Solo la buona musica rimarrà tale, io credo. Forse anche questo stesso disco, che probabilmente continuerà a girare procurandoci altre belle sensazioni”. Era giunto il momento, quei brani si erano rivelati colmi di magia ma ne mancava uno, il più bello, il sublime. Avvicinandosi alle sue labbra pronunciò solo alcune semplici parole: “Ti offro l’ultima traccia della notte, è perfetta: pianoforte e spoken words, null’altro, si intitola ‘I Became a New Man’, un titolo profetico…forse” e i tasti bianchi e i tasti neri iniziarono a donare bellezza, quella bellezza nella quale ora si stavano perdendo due ragazzi, illuminati dalla luce fioca di un’alba del 1983.

 

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