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Interviste | Pubblicato il 10 marzo 2014

Dopo aver seguito da vicino l’evoluzione artistica del producer campano Anacleto Vitolo, vi proponiamo un approfondimento di questo ambizioso progetto musicale. Dal timido esordio di matrice hip-hop fino alla firma con un’etichetta di respiro internazionale (FatCat Records) , Anacleto incarna l’iperattività artistica propria di chi ha deciso di fare della musica la strada da seguire, dettandone tempi e ritmi . A fine intervista, più che con delle risposte, siamo tornati a casa con nuove domande e spunti di riflessione.

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Cerchiamo di fare un po’ di ordine sui vari progetti in cui sei stato e sei attualmente coinvolto?

Proviamoci. Il mio esordio risale al 1998, quando pubblicai, sotto pseudonimo Kletus Kaseday, il primo disco interamente autoprodotto di matrice Hip-Hop, miscelato a sonorità Noise/ Industrial. Proprio con questo progetto partecipai al Mei Tech di Faenza dove mi capitò d’incontrare colui che si rivelò essere il tramite per la prima etichetta vera con cui ho collaborato, ovvero la RXSTNZ. Con loro realizzai l’album “X” ed un progetto parallelo pubblicato soltanto in forma digitale, intitolato Framedada, che prevedeva una sperimentazione acuta tra musica elettronica e poesia e a cui collaborarono anche il docente dell’Università degli Studi di Salerno – Alfonso Amendola (curatore della sezione dei reading) e Luca Lanzetta (art director). Il 2011, poi, rappresentò un nuovo punto di svolta, dettato sopratutto dagli ascolti a cui mi dedicai. Con il progetto K.Lone, infatti, realizzai in quel frangente il disco “Enchantment”, prodotto dal Marte Records di Cava de’ Tirreni, caratterizzato da sonorità eteree laddove flessioni ambient/glitch lasciavano trasparire flussi sonori che sfumavano in divagazioni di stampo post-rock. Il 2012, invece, toccò all’ album “Internos” che vedeva la partecipazione del rapper A.rota.B, più molte altre collaborazioni esterne che ne arricchirono la complessità dell’album, tra l’altro il primo ad esser uscito con l’attuale alias con cui sto pubblicando i miei ultimi lavori, ovvero Av-K prod , progetto che guarda a sonorità più ruvide rispetto alle precedenti produzioni.

Sulle pagine di SoM abbiamo recentemente pubblicato la notizia del tuo nuovo contratto con la storica etichetta Inglese Fatcat Records. Una bella soddisfazione, no?

Assolutamente si. Io stesso stentavo a crederci quando sono stato contattato dalla Fatcat! Con loro al momento c’è un “contratto per edizione”, ovvero il sito dell’etichetta ha messo a disposizione dodici mie tracce per eventuali acquisti da parte di produzioni cinematografiche/televisive. Una gran bella soddisfazione considerando che l’etichetta ha contatti con produzioni Internazionali e di un certo peso. Staremo a vedere (sorride)

A chiudere il cerchio è la recente pubblicazione con la Laverna Netlabel.

Beh si, da poco in rete è disponibile in free-download  “A centripetal fugue” ( http://www.laverna.net/releases/Lav59.html ), caratterizzato da sonorità ambient/drone, pubblicato con gli amici di Laverna Netlabel. Come avrai capito non riesco a star fermo troppo a lungo …

Dalla tua biografia si legge della partecipazione al Festival Flussi, che ormai ha rilevanza a livello nazionale.

Si, nel 2010 ebbi l’opportunità di partecipare a questo prestigioso Festival, che credo sia tra i pochi ad avere un’offerta così vasta per gli appassionati di musica elettronica non “danzereccia”. E’ stata una grande esperienza formativa considerato il fatto d’aver suonato con mostri sacri quali Murcof, Vladislav Delay e T.C.O. Io portai il progetto di cui parlavamo precedentemente Framedada, a cui aggiunsi anche una mia performance in veste di Kletus Kaseday. Belle emozioni!

Hai avuto modo di collaborare con molti artisti Italiani. C’è qualcuno che ha suscitato particolarmente il tuo interesse?

In realtà ce ne sono moltissimi, ascolto tantissima musica e non pensare che sia esclusivamente elettronica. Il primo progetto che mi viene in mente, poiché recentemente  scoperto, è quello di Franz Rosati e Francesco Saguto che fondono musica elettronica e chitarra elettrica, dando spazio anche ad installazioni visuals audio-reattive. Ovviamente potrei citarne tanti altri ma rischiamo di non terminare più …

Ti senti parte di una “scena” Campana o Salernitana?

Parlando di scena Campana posso dirti (nel mio piccolo) che c’è una tradizione di musica elettronica ed i Retina, ad esempio, hanno fatto storia. Diversa è invece la situazione del salernitano, dove, sicuramente per mia mancanza, non conosco molti musicisti vicini alla mia concezione di musica. Posso segnalarti Scissor, che seguo e trovo molto interessante quello che fa anche in relazione al suo progetto Soundblasta. Insomma qualcosa si muove ma ancora timidamente.

 Esiste una connessione sottile tra Elettronica e Cinema?

Facendo riferimento alla mia personale esperienza, posso tranquillamente dirti che trovo molto più stimolante confrontarmi con la sonorizzazione di un film piuttosto che cimentarmi in un album vero e proprio. Mi è capitato di farlo grazie alla struttura polifunzionale Marte Mediateca dove ebbi modo di sonorizzare il film “The Lodger” di A.Hitchcock, prima, e “La signorina e il teppista” di Slavinsky e Majakowskij. Mi piace entrare nel mood del film e riprodurre quelle atmosfere sonore che proprio nel cinema muto mancano, evitando però d’esser didascalico; cerco di offrire mie suggestioni alla materia filmica. Sempre restando in tema, m’inorgoglisce la collaborazione concretizzatasi con il video-artista Licio Esposito, maestro nel modellare la sabbia secondo il suo immaginario.

Arriviamo all’ultimo progetto. Cos’è “Algebra del Bisogno”?

Algebra del bisogno è sostanzialmente una performance che vede la fusione di musica e reading. Curano con me questo progetto altri due artisti: Michela Coppola, alla viola e Antonio Masilotti, attore di prosa. Il tutto nasce per celebrare il centenario dalla nascita del poeta e scrittore William Seward Burroughs, omaggiato sempre alla Mediateca di Cava de’Tirreni con seminari e performance visive. Noi siamo stati coinvolti da Luca Lanzetta e abbiamo accettato la sfida di sperimentare e confrontarci con alcune controverse opere dello scrittore statunitense, infatti il reading si basa sostanzialmente sul testo de “Il pasto nudo” e stralci di altri testi, i quali vengono costantemente connotati da input sonori sia miei che di Michela. In sostanza, dopo gli ottimi feedback ricevuti, abbiamo deciso di farne una vera e propria pubblicazione che non so se riuscirà a concretizzarsi in un supporto fisico ma ci auguriamo di si. Ovviamente continueremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi! (sorride)

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