Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Interviste | Pubblicato il 27 febbraio 2013

ManzOni

I manzOni sono una delle tante glorie nel panorama italiano per quelli che, come me, abitano in Veneto. Il loro post rock caustico e i loro testi densi di emozione sono una combinazione eccezionale e di grande effetto. Nell’autunno dello scorso anno hanno fatto uscire per Garrincha Dischi il loro secondo disco, Cucina Povera, che ha riscosso molto successo tra la critica. A distanza di pochi mesi abbiamo fatto una breve chiacchierata con Gigi Tenca, cantante e autore dei testi, per approfondire la conoscenza del progetto e anche personale.

Intervista a cura di Giacomo Cortese.

1. Comincerei facendoti una domanda sulle tue esperienze musicali antecedenti ai ManzOni. In che gruppi suonavi e che genere di musica facevi da “giovane”?

Prima dei manzOni? Jack, gruppetti di quand’ero molto giovane, quando si facevano covers, soprattutto dei creedence, e i led zeppelin non erano ancora nati! E comunque sappi che ho fatto in tempo a cantare “whole lotta love”con un gruppo che si chiamava Surprise! E nessuno la conosceva! Poi ho cominciato a “scrivere testi”e a metterli su giri semplici di chitarra (non so suonarla io chitarra, ma allora andava bene e bastava), e dopo aver scritto miliardi di parole, anni e anni dopo: Malavides, la partecipazione al rock targato italia, quando questo concorso stava già tramontando. La partecipazione alla finale e la vittoria! Che poi di recente di ciò ho parlato con Vignola, che ora è in rai ma allora scriveva sul mucchio. Lui faceva parte della giuria e dopo un sacco di tempo, quando siamo andati ad una sua trasmissione su rai due come manzOni, si è ricordato di noi! Capisci si è ricordato di noi! E mi ha fatto molto piacere! Dei Maladives facevano parte anche Carlo ed Emilio. Dopo i Maladives son venuti i Jusqualamort, con Carlo, un batterista, Roberto, un saxofonista, Nnicola, e un’altro chitarrista Riccardo. E poi…

2. Parlando invece dei ManzOni molto in generale: com’è nato il gruppo, i punti salienti nella sua evoluzione e il perché della scelta del nome.

…E poi, dopo i Juscalamort, readings a non finire, che io chiamavo canzoni lunghe; con vari musicisti, anche con Linda al violoncello. L’ultimo con le chitarre di Carlo e Fiorenzo. E poi ci siamo chiesti “perchè non fare qualche canzone noi tre?” e ci siamo messi a fare qualche canzone la prima è stata Raimon, e abbiamo avuto l’occasione di suonare con i Bachi da Pietra e ,nel frattemo, interpellato anche Emilio e Ummer, che si sono uniti a noi. Tu pensa che il nome, scelto da me, Carlo e Fiore, l’hanno accettato davanti a una cena di pesce nel ristorante di un amico che fa le “canocce” fritte più buone del mondo! A dire il vero Fiore aveva in mente altri “nomi” tratti da letture di filosofia, ma la maggioranza alla fine ha scelto la mia proposta, manzOni, che potrebbe essere qualsiasi cosa dall’incrocio manzoni (il vino) al cinema manzoni, da Alessandro Manzoni a dei manzoni che pascolano su in montagna, da “il liceo Manzoni” a Piero Manzoni. Emilio e Ummer alla fine il nome l’hanno trovato già “fatto” e non hanno detto nulla.

3. E la collaborazione con Garrincha Dischi come è sbocciata?

Avevamo altre proposte. Non so perché abbiamo scelto Matteo e la Garrincha. So che ci siamo trovati a Ferrara una sera, abbiamo bevuto diversi spritz, e siamo entrati in Garrincha. Io in queste scelte conto zero e non ci capisco nulla. In Garrincha ho conosciuto comunque persone che rispetto e a cui voglio bene, come Marcello di Trentatreore, che ha disegnato la copertinea del nostro ultimo disco. Lo stesso Matteo è un degno ragazzo, e suo padre è un gran “bell’uomo”; con il padre di Matteo ho parlato di vacche e di mucche mentre gli altri registravano l’ep L’astronave. Lui lavora nell’ambiente delle grandi fattorie, dei grandi allevamenti di vacche, e mi ha raccontato un fatto che non mi dimenticherò mai: un allevatore aveva una vacca che in gioventù aveva dato quantità enormi di latte per fare il parmigiano reggiano e che si era fatta vecchia, e le vacche vecchie i padroni, dopo averle sfruttate per tutta la vita, le abbattono! Le uccidono! Non ci sono sentimenti in quel lavoro: tu mi dai il latte, io ti do il fieno e quando non mi servi più ti uccido (che poi non è un granché differente dal rapporto tra padrone e operaio in una grande fabbrica). Beh, insomma, quell’allevatore che aveva visto la sua vacca migliore invecchiare e diventare poco produttiva, non l’ha uccisa, non ha messo le sue carni in freezer come si usa fare. Non l’ha mangiata! No, cazzo! L’ha lasciata libera di pascolare in prati verdi, libera di stravaccarsi sull’erba morbida, di mangiare e di tornare in stalla quando voleva. E non per essere munta fino all’ultima goccia, diosanto!

4. Da dove vengono gli argomenti dei tuoi testi? Sono tutti esperienze vissute direttamente o viste in prima persona, o in alcuni casi crei dal nulla le storie di cui parli?

I testi? Mah! Non so cosa risponderti sui testi. Mi vengono così, come molto probabilmente vengono ad altri milioni di persone. Intendo dire che i miei testi saprebbero scriverli tutti, perché tutti hanno due occhi due orecchie un cervello dove si accumulano chili e chili di ricordi e di immagini. Non tutti forse hanno la possibilità di avere quattro chitarristi che ti fanno sentire dei giri dove metterli quei testi. A me quelle parole vengono in mente proprio mentre sento un giro di Emilio, di Carlo, di Fiorenzo, di Ummer! E poi, Giacomo, io ho vissuto sessant’anni, il mio cervello è pieno di cose viste o vissute, sentite raccontare; liberarmi di qualche etto di tutto questo mi è utile, il cervello mi si vuota un po’ e mi dà la possibilità di metterci cose nuove, spero.

5. I testi dei Manzoni sono delle piccole scene di quotidianità intrise di ricordi che, proprio per questo, colpiscono e commuovono l’ascoltatore. Da dove nasce la necessità di parlare di fatti anche piccoli ma svelando tutto il profondo labirinto di sentimenti ed emozioni che nascondono?

Cucina Povera, in queste due parole c’è la risposta alla tua domanda. E non ti sto a ripetere le cose che ho già detto o scritto ad altri, sulla cucina della mamma, sui cibi fatti con ingredienti semplici e cucinati con amore, ti dico che quelli che cerco di descrivere sono sentimenti che tutti portano nel petto, momenti che tutti hanno vissuto. E forse commuovono, se commuovono, perché in questa marea di internet, mercati globali, di verdure presenti nei mercati in ogni stagione, ci si è dimenticati di com’è bello mangiare un pezzo di formaggio di stagione in una malga a 1400 metri in silenzio tra gli abeti e con le vacche VERE che ti pascolano attorno! Ed ho detto di formaggio stagione perché alcune malghe ti danno formaggi fatti in pianura o fatti chissà quando e non fatti là, non sono sinceri insomma.

6. E’ uscito questo autunno il vostro ultimo disco Cucina Povera. A distanza di qualche mese dalla pubblicazione puoi darci qualche parere sulla ricezione da parte del pubblico?

Critica buonissima! Pubblico non so proprio, non so cosa dirtiGiacomo, non so quanti i manzOni siano riusciti a commuovere, insomma, non credo tanti comunque. E va bene così! Mia nonna che abitava sull’altopiano che tu conosci bene diceva “al di sopra dei nostri meriti”, che voleva dire mi accontento, anche se speravo di più!

7. Sempre parlando di Cucina Povera: hai qualche retroscena da raccontarci sulla genesi del disco? C’è stata un’evoluzione rispetto al vostro lavoro precedente? Se sì, in che direzione?

Sulla genesi non so cosa dirti, ma un retroscena triste sulla registrazione del disco ce l’ho. A Bologna, da Bruno, quando ho registrato le voci, ero gonfio, pesavo 10 chili di più del normale, stavo malissimo, non riuscivo nemmeno a stare in piedi e allo stesso tempo non riuscivo a dormire! Beh, per farla corta, finita la registrazione del disco sono stato ricoverato in ospedale per 20 giorni per mal di cuore, era dilatato! Ora sembra vada meglio. Sì insomma, sembra che il mio cuore faccia ancora il suo dovere di pompa, e proprio domani ho un esamone di controllo!

Rispetto al primo disco Cucina Povera forse è meno “scuro”, più limpido!

E comunque ricordati, Giacomo, che niente, dico niente di quello che hai sentito dei manzOni è studiato in maniera da raggiungere una meta o di prendere una direzione invece che un’altra! Quello che fanno i manzOni avviene naturalmente in una piccola sala prove, senza calcoli o ragionamenti. Scusami se ti sembro sfuggente, ma è così, non so cosa dirti di più,E POI..E POI DI LA’ IN SOGGIORNO..C’E’ LA VOCE DI ALFANO A BALLARO’, che qui in camera mi fa da SOTTOFONDO e CHE MI DISTURBA..e CHE MI STA SPACCANDO I COGLIONI CAZZO!!!..scusami, vado a spegnere la tv!

8. Ti pongo ora una domanda che faccio a tutti gli artisti che intervisto, e che è più che altro una sorta di sondaggio su un problema delicato del panorama musicale del nostro paese. Siete iscritti alla SIAE? Se sì, riuscite ad ottenere i proventi derivanti dai diritti d’autore pagati per i vostri concerti? Hai qualcosa in particolare da dire circa l’operato di tale società?

Non siamo iscritti alla Siae, io non mi sono mai posto il problema. Questa domanda forse dovresti rivolgerla agli altri manzOni, loro sono più preparati di me. Sai però cosa ti dico? Che mi piacerebbe scoprire che qualcun’altro ha adoperato una mia frase in una sua canzone! Mi piacerebbe da matti! E comunque io che lavoro nella burocrazia la rigidità della burocrazia la odio!

9. State già lavorando a qualche nuovo brano o siete ancora troppo presi dal tour di presentazione dell’ultimo disco? Per quando potremo aspettarci un nuovo lavoro targato ManzOni?

Non siamo un granchè impegnati in tour, abbiamo tre o quattro date. Se ce ne trovi sono felice! E non so se ci sara un nuovo lavoro (intendo un nuovo disco) targato manzOni. Ci saranno, anzi ci sono, dei nuovi brani che magari resteranno nei nostri registratorini e non usciranno dallo stanzino dove si prova due volte alla settimana, oppure verranno “postati”in quello strano posto che si chiama internet e non diventeranno mai parte di un disco. Uno dei brani nuovi lo facciamo di solito sempre in chiusura dei nostri ultimi concerti, lo chiamiamo “Dormigigi”, e con questo ti auguro buonanotte. Ciao!

 

 

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi