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Interviste | Pubblicato il 5 febbraio 2015

Qualche mese fa vi abbiamo presentato il primo singolo e il video del primo brano estratto dal debutto Rapporto Di Gara (che uscirà via Macrostudio Dischi) del cantautore e musicista Giuseppe PagliaruloL’album è stato registrato e mixato presso il Rumore Rosa Studio di Eboli di Cristian Peduto. Il mastering è a cura di Giovanni Versari (presso La Maestà Studio).Il brano si intitola “Qui Per Me“: dall’ascolto emergeva subito un buon livello di scrittura e soprattutto un suono potente e imponente, un ritmo che non conosce sosta e rinvigorisce il significato delle parole. Un pezzo che promette un album di ottimo livello. Abbiamo fatto qualche domanda al cantautore campano per approfondire la sua musica e il suo background.

Pagliarulo

Partiamo dal tuo primo singolo “Qui Per Me” che abbiamo avuto il piacere di presentare in anteprima. Cosa ci puoi dire sul brano e sul relativo video?

Innanzitutto vi ringrazio ancora.

Il brano è tra quelli cui sono più legato, è la mia personalissima “dichiarazione di guerra”.

Le riprese del video sono del genovese Andrea Di Fede, il montaggio è del campano Elio De Filippo. Il fantastico piccolo attore del video si chiama Gioele. Vorrei dirvi qualcosa sulla location del video.

Il mare è sempre un luogo dove un po’ cerchiamo di ritrovarci, un posto dove ci piace farci cullare dai pensieri. Mi piaceva molto l’idea di reinquadrare però quel luogo in inverno, per dare l’idea di qualcuno che deve fare determinati conti quando sembra apparentemente troppo tardi. E’ per questo che le azioni del video sono quasi tutte “in contrasto” con l’ambiente.

Quel molo, che si trova nel comune di Capaccio (SA) è un simbolo di un certo degrado diffuso dei nostri litorali, un degrado però che io trovo dal punto di vista artistico estremamente evocativo.

“Rapporto di Gara” è il tuo album di debutto. Com’è stato concepito e qual è il concept dietro l’album (sia dal punto di vista dei temi che della composizione), se ce ne fosse uno?

Il disco non nasce come “concept”. In questa prima fase della mia attività non sono capace di scrivere partendo da un “concetto” ma avviene il percorso inverso, è la musica che mi tira fuori le parole.

Dopo la stesura dei brani mi sono però accorto che un certo filo conduttore c’era, ed è inevitabile visto che tutti i brani sono figli dello stesso periodo particolare della mia vita.

Il Rapporto di Gara è il documento che un arbitro di calcio stila alla fine di una partita, quello che dice per filo e per segno cosa è successo.
Mi sembrava un ottimo titolo, dal momento in cui sono effettivamente un arbitro e questa attività ha inciso non poco su quello che sono.

Il disco è stato arrangiato, registrato e mixato presso il Rumore Rosa studio di Eboli di Cristian Peduto. Hanno partecipato Nicola Bonelli alla batteria, Felice Calenda alla chitarra e e al basso, Cristian Peduto alle tastiere. Carmine Di Leo ha suonato la chitarra in un brano.

Ci siamo divertiti molto, è stato faticoso, ma sono sicuro che apprezzerete il prodotto finale.

In passato hai fatto parte di varie band. Quali sono gli aspetti di maggiore cambiamento rispetto alla composizione collettiva?

La cosa che più mi turbava quando da adolescente suonavo nelle bands era il non riuscire a “mettermi a nudo” serenamente…Quando arrivavo in sala prove e dicevo agli atri “io avrei un pezzo…” provavo una certa componente di imbarazzo.

Quando scrivi da solo, almeno per me, il discorso è diverso; è più qualcosa tipo: “ il brano è questo, punto. Se volete aiutatemi ad arrangiarlo”. Vivi in modo più sereno quello che fai, ti preoccupi solo di quello che significa per te quello che scrivi, e non di cosa può significare per gli altri.

La tua terra di origine ha un forte impatto su quello che scrivi e che componi. Cosa ci puoi dire in proposito e quali sono i tuoi punti di riferimento locali?

La mia terra ha sicuramente avuto un impatto su quello che scrivo, che però non si è rivelato sempre positivo.
I brani di questo disco sono nati in una terra diversa dalla Campania. Se devo trovare un apporto positivo da parte della mia terra è sicuramente la voglia di cambiarla e migliorarla. Nella mia zona, la provincia di Salerno, c’è comunque una buona intesa tra i musicisti/autori.

Siamo tutti sulla stessa barca. I miei punti di riferimento locali, riferendomi soltanto a quanto mi piace quello che fanno e come lo fanno, sono senza dubbio Healthy God, i Grammophone, i Maybe I’m, Nicodemo, Antunzmask, Giovanni Truppi, i Fiori di Cadillac… Ultimamente tengo anche d’occhio Bogo. Sono stato via alcuni anni dalla Campania quindi forse ci sono ottime realtà che mi sfuggono, ma non vedo molto altro nel panorama “indipendente”.

Dal punto di vista degli strumentisti in senso stretto, la nostra invece è sempre stata una regione che si difende bene.

Hai già avuto la possibilità di presentare i tuoi pezzi live? Come “strutturi” solitamente le esibizioni dal vivo?

A parte una data “0” che si è tenuta al Bar Pino di Campagna (SA) nello scorso autunno ancora non abbiamo suonato i brani dal vivo nella loro veste definitiva, ma la presentazione al Rifrullo di Eboli è molto vicina.

Il nostro sarà un live molto diretto e conciso, come il disco.

Mi piace comunque spesso rimodellare l’esibizione a seconda del livello di empatia sviluppato col pubblico durante la serata; non mancheranno sorprese “chitarra e voce” o cambi in corsa.

Il 2014 è appena passato. Un disco italiano e uno internazionale che hai apprezzato e che consiglieresti ai nostri lettori?

Il disco italiano che mi ha colpito di più nel 2014 è stato un disco del 2013 (credo): Il mondo è come te lo metti in testa di Giovanni Truppi. Nel panorama internazionale mi è piaciuto tantissimo l’ultimo di Damien Rice “My favourite faded fantasy”; Rice scriveva già alla grande, ora i suoi dischi suonano pure in maniera fantastica.

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