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Interviste | Pubblicato il 3 marzo 2014

Era il 2004 e la nascita delle licenze CC aveva dato vita a fenomeni che stavano infiammando il web quali i “blog mp3”, le “netlabel charts” i “podcast” (in qualche modo l’evoluzione delle “web-radio”). Il progetto Laverna ideato da Mario Marino, originariamente si basava su due cardini: la dimensione collaborativa e la promozione della scena elettronica “sotterranea” locale.

Con il tempo si è evoluto grazie all’apporto delle decisive collaborazioni in particolare di Mirco Salvadori (Art Director) e Lorenzo Isacco (Coordinatore Web), consolidando la propria linea stilistica e allargando i propri orizzonti geografici, sfruttando le potenzialità del Web e la sua propensione naturale ad oltrepassare i confini territoriali.

La release che fa un po’ da spartiacque è il primo volume della serie “Red Planet compilation” (uscito alla fine del 2004). E nel 2005 si consolida una sorta di svolta artistica: la linea estetica si definisce (il suono è elettronica da ascolto tra l’ambient e l’IDM con venature di sperimentazione e iniezioni di elementi acustici..) e i contatti con i musicisti internazionali diventano prassi costante. Ora Laverna tiene la bussola puntata esclusivamente verso il Suono e la sua ricerca ha definitivamente superato i confini originari. Una netlabel partita dal locale, spinta dalla Rete nella dimensione globale.

Laverna è:

Mario Marino – (founder) coordinator / web coordinator
Lorenzo Isacco – coordinator / web coordinator
Mirco Salvadori – art director / coordinator
Collaboratori esterni: Massimo Caner, Gigi Masin, Enrico Coniglio

Lavena

Partiamo da un quadro generale delle netlabel. Com’è la situazione italiana rispetto al resto d’Europa? Quali sono i punti forza e quali dove vi sono ampi margini di miglioramento?  

MIRCO - Quello delle netlabels è un mondo continuamente in subbuglio. La struttura stessa dell’etichetta, fondata sul principio della pura passione, non permette una gestione classica perchè deve fare i conti con una realtà esterna che, volendo o non volendo, pesa sulla conduzione della label. Non ci sono proventi, le produzioni vengono distribuite gratuitamente, tutte le operazioni riguardanti l’uscita di una nuova release vengono fatte gratuitamente, richiedono molto tempo e, come detto prima, molta passione. Motivi più che validi per portare alla chiusura dopo un periodo più o meno lungo. Detto questo posso affermare che in Italia esiste un ‘mondo net’ in ‘espansione controllata’. Rispetto ai primi anni la ‘mortalità’ dei siti net è diminuita. I nomi più importanti continuano a marciare a pieno regime…e vi assicuro che è un vero miracolo. Alcune realtà digitali in creative commons hanno deciso di aprire anche alla stampa vendita dei cd, una scelta capibile dal punto di vista economico che però non fa ancora parte della nostra visione. Indubbiamente all’estero esistono realtà oramai consolidate che diffondono anche ‘suoni firmati’, releases prodotte da artisti conosciuti che solitamente incidono per etichette ‘classiche’. Una strada che cerchiamo di proporre anche noi in Laverna con non poche difficoltà. Nel nostro catalogo troverete parecchi nomi italiani ed esteri di autori conosciuti per il loro lavoro, questa è la nostra peculiarità: cercare di far conoscere nomi emergenti – meglio se italiani – e, al contempo, proporre sound artists già conosciuti per il loro lavoro su etichetta tradizionale.

La filosofia del Creative Commons, Il Free Dowload, la libera circolazione della musica: oltre alla possibilità di farsi un nome, quali sono altri aspetti positivi da cui l’artista può trarre vantaggio (aspetto economico compreso)? Quando (e se) entra in gioco il supporto fisico?

MARIO – Nel 2003 arrivano in Italia le nuove licenze di pubblicazione relative al diritto d’autore sul Web denominate “Creative Commons” (www.creativecommons.it), che garantiscono una forma di tutela legale dei diritti d’autore più modulare e flessibile del tradizionale “copyright” ormai inadeguato ai nuovi mezzi tecnologici (da “tutti i diritti riservati”, passiamo a “alcuni diritti riservati”). Queste consentono di “scaricare” da internet, duplicare e diffondere un brano musicale, mantenendo nello stesso tempo la tutela del diritto d’autore.

Dunque i vantaggi che offrono sono la flessibilità d’uso, il fatto di consentire il download immediato e (solitamente) gratuito delle tracce, offrendo contemporaneamente un minimo di tutela perlomeno sulla paternità dell’opera: i link, le ripubblicazioni, o gli eventuali “riutilizzi” (pratiche molto diffuse sul Web a causa della sua natura intrinseca) richiedono la citazione della fonte e l’attribuzione all’autore. Il tutto si traduce immediatamente in un enorme incentivo al download con ricadute positive per l’artista in termini di visibilità e contatti.

Per questi motivi possiamo considerare tali licenze come le più indicate per i musicisti emergenti, i quali poi per motivi “storici” erano e sono, nella maggior parte dei casi, nella loro attitudine di fondo, anche “elettronici”.
In Rete poi vale una regola in modo molto più rigoroso che “offline”: se un contenuto è di qualità, farà strada, anche senza “spinte” o “sponsorizzazioni”, basterà condividerlo. Potere “virale” dell’era social in cui viviamo.

Poi, forse per contrastare questo eccesso di spazio che si è presa la dimensione virtuale, ritorna dopo un po’ il desiderio di possedere concretamente la musica, come se questo conferisse maggiore forza all’ascolto e consolidasse il nostro amore per una release o un album. Forse questo ha spinto il ritorno al supporto vinilico degli ultimi tempi. E forse, chissà, non manca molto al momento in cui potremmo stamparci in casa i vinili delle release scaricate dalla Rete..

Mei 2013: avete vinto il titolo di Miglior Label Elettronica. L’elettronica è sicuramente il filo conduttore ma a me sembra che ci sia qualcosa in più. Quali sono le altre caratteristiche che accomunano le vostre produzioni?

MIRCO – Cercare di catalogare i suoni penso sia estremamente riduttivo, specie in questo periodo nel quale il MeltingPot è all’ordine del giorno. Indubbiamente Laverna ha come base il suono elettronico che si esprime però in decine di sfumature. Per questo la ricerca di ogni nuova release è difficile ed impegnativa, cerchiamo di proporre proprio quelle sfumature che differenziano in modo marcato le varie produzioni: è tutto suono con matrice elettronica ma non è mai simile, varia di release in release. La nostra peculiarità sta nel non essere un’etichetta generalista e, al contempo, proporre sempre produzioni dissimili tra loro ma provenienti dalla stessa esperienza.

Sul vostro sito ritroviamo una frase chiara che specifica la vostra missione: “Il suono proposto da Laverna si può riduttivamente definire “ambient, electronica, sperimentale e di ricerca”. Che significato assumono le parole “sperimentale e ricerca” in relazione alle vostre produzioni?

MARIO – Il lavoro che facciamo è quello tipico di una label musicale: scandagliare i fondali, scovare, selezionare i materiali avendo come faro un riferimento stilistico, un immaginario estetico da proporre e condividere, in modo da arrivare a tracciare un percorso, scrivere un pezzettino minuscolo di storia di quello stile sonoro e della sua evoluzione. Ma anche cercare qualcosa di “nuovo” in una scena come quella ambient-elettronica non immune da manierismi e fossilizzazioni è quasi d’obbligo: il suono elettronico di qualità è anche suono di “ricerca”, nel senso che parte della classica composizioni diventa ricerca del suono o, se vogliamo, nella creazione di una traccia si “compone” non solo la “melodia” ma anche e soprattutto l’infinito intreccio dei parametri di configurazione di un synth reale o virtuale. Il musicista elettronico è necessariamente anche un “sound engineer”. In questo senso il suono elettronico come lo concepiamo noi è necessariamente anche suono di “ricerca”.

Laverna incarna alla perfezione il concetto di contaminazione fra arti: “Laverna però non è solo musica, dietro le quinte di questa realtà digitale veneziana vivono le anime sempre in movimento della multimedialità: video arte, reading, uso del web in real time, ecc., “. Cosa ci potete dire su questo aspetto?

LORENZO – Laverna nasce con un concetto allargato. Alla sua nascita, prima che Mirco ed io si entrasse come coordinatori, aveva già nelle sue corde la creazione e l’organizzazione di eventi, e così, col nostro ingresso, sono cominciate a consolidarsi e addirittura a crescere queste attitudini. Laverna è un collettivo artistico, che abbraccia appassionati di un certo tipo di suono, ma che lascia spazio ad amanti del video, della letteratura, dell’organizzazione degli eventi, della pittura, della scultura.. E’ un collettore artistico, anche se è naturale che i suoni la fanno da padrone. Spesso Laverna accompagna artisti visuali nella presentazione delle proprie opere, ha organizzato molti eventi (molti documentati sul sito, altri presenti solo in Youtube e qualche altro in arrivo, ad anche piuttosto prestigioso). Spesso è colonna sonora di video, o di qualche film aziendale. Al suo interno alcuni artisti (potrei nominare The Infants Open Project o gli InfanToo) usano la parola come strumento ed interagiscono con i sound artists beri e propri. In un paio di casi Laverna ha fatto da suono ispiratore per strisce di fumetti o da colonna sonora per sfilate di moda o balletti di danza contemporanea. La multimedialità è sempre più parte di tutto il processo produttivo e soprattutto di diffusione, ecco quindi le proposte di radio collaborativa in diretta streaming per trasmissioni e interviste, di dirette video tramite event web tv per le nstre manifestazioni, di interazioni con i mondi virtuali tridimensionali.. Tutto questo è Laverna, con le sue consorelle e con tutta la creatività che i suoi coordinatori ed artisti sanno mettere in campo.

A proposito di questo aspetto, cosa avete realizzato (o se ci siano programmi a riguardo) dal punto di vista dei live? Sarebbe intrigante una sorta di Festival della musica sperimentale (anche n collaborazione con altre realtà) che dia il giusto peso al vostro lavoro. Penso al Denovali SwingFest, per citarne uno, che porta ad incrementare la popolarità di artisti che fanno della ricerca e la contaminazione il centro della composizione. 

MIRCO – Mi fai un esempio da niente! Da queste parti siamo lontani anni luce rispetto a questi ‘esercizi spirituali’. Come dicevo prima, dove scorre il suono in CC non scorre il denaro. In questo paese tutto passa attraverso il denaro. Se vai a proporre un festival del genere ad una struttura comunale o ad un qualsiasi locale che ha nel suo pacchetto anche musica dal vivo (e sto parlando per la nostra zona, anche se credo la cosa sia diffusa), ben che ti vada ti offrono la location ma tutto il resto te lo devi procurare tu. Ovviamente non pagano anzi, a volte ti chiedono anche di anticipare dei soldi per possibili danni (?!). La realtà è che non c’è, neanche da parte degli organizzatori, la conoscenza di questo mondo. Non esiste la curiosità e la voglia di proporre innovazione, ma questo è un discorso che ben si conosce oramai.

Parliamo del presente e un po’ di futuro. Quali sono le ultime uscite che state promuovendo? Avete anticipazioni sulle vostre prossime uscite?

LORENZO - Le releases che stiamo promuovendo, sono le ultime tre uscite, lavori che continuano a sorprenderci per il loro livello di qualità: Av-K ovvero Anacleto Vitolo, un giovane soundartist italiano con alle spalle un notevole bagaglio sonico e davanti a sé un futuro che vede il contratto appena firmato con Fatcat. Molven ovvero Mario Marino, il fondatore di Laverna, maestro nel tessere trame IDM che incantano. Muhr aka Vincent Fugère, conosciuto patron della canadese Camomille e di altre interessanti realtà nate nel web, musicista ma anche fotografo. Un artista a tutto tondo.Nel contempo stiamo valutando nuove proposte italiane ed estere. Nei prossimi mesi usciranno due interessantissimi lavori di emergenti italiani e di più non possiamo dire. Tra l’altro approfittiamo della vostra gentilezza per invitare chi volesse ad inviare materiale ricordando che Laverna si occupa solo ed esclusivamente di suoni innovativi.

mario mirco isacco

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