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Interviste | Pubblicato il 31 dicembre 2015

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato le liste di fine anno e In The Other House di Deison & Uggeri è stato uno dei lavori più significativi di questo 2015. Concludiamo l’anno con una chiacchierata che approfondisce alcuni aspetti del loro lavoro.

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Partiamo subito dal progetto “In The Other House”. Come è nata la vostra collaborazione?

DEISON: Qualche anno fa ci siamo conosciuti virtualmente perché c’era un’interesse e apprezzamento reciproco nel lavoro di ciascuno; Matteo mi ha fatto conoscere le sue produzioni con Moriremo Tutti Records e Grey Sparkle e da lì è nata l’idea di provare a fare qualcosa assieme in totale naturalezza mescolando basse frequenze , field recordings, strumenti acustici trattati, rumori ed elettronica. Trovo sempre cose interessanti nei dischi di Matteo per cui confrontarmi con il suo mondo sonoro è stata una nuova esperienza collaborativa molto positiva.

UGGERI: Io avevo letto un’intervista a Cristiano sulla fanzine Solar Ipse e mi era parso assurdo non aver mai sentito prima di lui, anche se conoscevo i Meathead. Gli ho scritto per proporgli appunto gli scambi di cui sopra, e ci siamo piaciuti.

La parte visiva ha avuto una notevole importanza in questo progetto, le foto di Francesca Mele ne sono parte integrante. Come è avvenuta questa integrazione fra musica e immagini? E che impatto ha avuto sul processo compositivo?

UGGERI: Anche Cristiano è un grafico, e le sue creazioni in tal senso mi piacevano, così abbiamo deciso di confrontarci anche su questo piano visivo mentre i brani prendevano forma. Lui mi ha passato alcune foto di Francesca e alcune mi son piaciute subito… All’inizio i brani avevano nomi temporanei, insignificanti, poi le foto ci hanno suggerito la cosa delle stanze…

DEISON: Solitamente durante l’ideazione e registrazione di un disco ho l’esigenza di trasformare in immagini ciò che sto creando musicalmente e quindi grafica e suoni nascono parallelamente.

In quel periodo stavo lavorando alla grafica di un mio disco con delle foto di Francesca e avendo tra le mani parte del suo archivio (costituito da foto su pellicola con esperimenti in fase di sviluppo) ho subito notato un set di fotografie che suggerivano una storia, dentro una casa, in un’altra casa; non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo utilizzato quegli scatti per descrivere il lavoro che stavamo producendo a volte lasciandoci anche ispirare dalle stesse, per cui abbiamo attribuito ad ogni pezzo un luogo (della casa) come fosse un’esplorazione (uditiva) della casa stessa.

Particolare bizzarro è che dopo quel periodo entrambi abbiamo cambiato casa: alla fine il titolo “In The Other House” si è rivelato più che pertinente.

Questo lavoro è l’ennesima dimostrazione dell’approccio di ricerca che contrassegna la vostra cultura e nell’approccio alla composizione. Che significato date alle parole “ricerca” e “sperimentazione” in relazione all’arte?

UGGERI: Mamma mia che domanda difficile. Non saprei, per me sperimentare e ricercare in musica significa soprattutto individuare e provare intrecci che in precedenza non ho sentito prima. Non dico che necessariamente sono alla ricerca del nuovo, anche perché spesso non è tale, scopri sempre che qualcuno “l’ha fatto prima di te”, ma l’idea è quella di cercare di non riprodurre l’esistente. Detto questo, io in realtà ho un approccio molto emotivo alla musica, cerco di riversare delle sensazioni in quello che produco, e cerco anche qualcosa che – molto banalmente – suoni ‘bello’ alle mie orecchie in quel momento.

Avete avuto modo di rappresentare l’opera dal vivo? Come l’avete portata in “scena” o come vi piacerebbe rappresentarla anche in correlazione con le arti visive?


DEISON: Dal vivo ancora non ci siamo proposti ma sicuramente ci sarà un computer e tanti aggeggi infernali, sicuramente un video in background, magari un film.

Qualche settimana fa si è tenuta l’ennesima edizione del Denovali Festival, l’espressione sistemica concettuale di un certa tipologia pensiero di musica e arte. In Italia non si è ancora visto qualcosa del genere (correggetemi se sbaglio), salvo isolati appuntamenti. Come pensate si possa arrivare a quei livelli, considerando anche il notevole livello di artisti come voi?

DEISON: In Italia, a parte sporadici appuntamenti, manca la voglia di sperimentare, di proporre cose nuove, è molto più facile “giocare al ribasso” con situazioni facili ma ormai abbiamo sputtanato una generazione che è completamente diseducata all’ascolto, alla ricerca, alla curiosità… manca la cultura e quindi non sono ottimista!

UGGERI: Io non sono così pessimista come Cristiano, anche se in effetti a livello si situazioni live non siamo messi bene, a Milano per esempio molti posti storici hanno chiuso e i festival non sono granché. Però qualcuno che ci prova e resiste c’è sempre, penso a quelli di Plunge che hanno appena lanciato la loro iniziativa… certo si devono scontrare con problematiche serie di budget, e con i tagli a istruzione e cultura non è facile, ma non dobbiamo smettere di provarci.

State lavorando a nuovi progetti solisti o collettivi?

DEISON: In questo ultimo periodo non sto producendo musica anche perché  mi vorrei dedicare maggiormente all’attività live e anche perché nell’ultimo anno sono stati pubblicati diversi lavori che avevo in cantiere da parecchio tempo come questo con Matteo che ci ha impegnati parecchio dal punto di vista pratico organizzativo (il disco esce attraverso una co-produzione di 5 etichette: Final Muzik, Old Bycicle Records, Oak Editions, Loud! e Grey Sparkle), un disco assieme a Maurizio Bianchi mentre è invece in uscita una speciale collaborazione con Gianluca Favaron su Silentes/13.

Riprenderò presto dei progetti/collaborazioni attualmente in “stand-by” ma di sicuro nel 2016 ci sarà’ un’altro disco del duo Deison/Mingle.

UGGERI: intanto grazie per il ‘notevole livello di artisti come noi’! Come dice Cristiano, pubblicare dischi prevede uno sforzo molto grosso e ruba tante energie. Stessa cosa suonare dal vivo, ma in questo secondo caso ci si deve anche confrontare con il viaggio e l’adattarsi a situazioni non sempre facili. In poche parole: ho più di 40 anni, una famiglia, cinque ernie discali e un lavoro oltre a quello musicale, quindi non mi è facile prender su le mie cose e partire per un tour. Però mi eccita molto salire sul palco, sentire i miei suoni a volumi alti, confrontarmi col pubblico, girare luoghi nuovi.
Quindi mi concentro molto sui dischi, ho parecchie cose in cantiere, in primis il nuovo degli Sparkle in Grey e una collaborazione molto bizzarra con My Dear Killer, poi cose che preferisco non preannunciare.

Domanda di rito: due dischi del 2015 che avete apprezzato e che consigliereste ai nostri lettori.



DEISON: In realtà’ non si tratta di un nuovo disco anche se è uscito nel 2015, è una ristampa che ho curato per Final Muzik di questo oscuro gruppo inglese degli anni ’80, di Liverpool. Loro sono Cyclic Amp e in “Shrapnel in the Toyshop” (2CD, FME8) è praticamente raccolta tutta la loro discografia, più vari inediti. E’ stato bello scovare i vari membri del gruppo (che non ha presenza nel web), rimetterli in contatto e assieme riascoltare il loro archivio sonoro. Immagina un mix di Throbbing Gristle, Amebix, Swans, feedbacks, campionamenti e testi anti Tatcher. Consigliatissimo!

UGGERI: Io ho scoperto un duo romagnolo chitarra e basso che suona come Plastikman, i CACAO. Li consiglio vivamente, sono eccezionali (https://soundcloud.com/cacaocacao). Poi ho preso un bel pacchetto di cose da Home Normal (https://homenormal.bandcamp.com/, l’etichetta di Ian Hawgood (che ha curato peraltro il master del nostro disco), tra cui i “With Miur” di Fifto, “We Will Not Be Silence” di Juxta Phona e “Diario de Viaje” dei Melodia, quest’ultimo un disco di un minimalismo e di una delicatezza infinite. In questi giorni ho preso l’ultimo dei Low, non deludono mai. Direi che per me è un periodo in cui cerco cose minimali… anche se poi mi ritrovo a ballare Fela Kuti muovendo le anche nonostante il mal di schiena.

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