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Interviste | Pubblicato il 31 marzo 2015

Per celebrare l’uscita del loro ultimo album, gli Albedo si sono esibiti con i Gouton Rouge e i Nient’altro Che Macerie all’Ohibò di Milano. In quest’occasione abbiamo intervistato il quartetto milanese per approfondire Metropolis.

albedo

La copertina di Metropolis è una foto scattata con una lunga esposizione a un cielo notturno che crea l’illusione di un vortice di stelle. A che cosa è dovuta questa scelta?

Dal momento che per Lezioni di Anatomia avevamo usato le illustrazioni di ErbaLupina, per quest’album eravamo più orientati per una foto. Marco Taddei ne aveva scattata una di Pescara vista dall’alto, ma, essendo a bassa risoluzione, siamo stati costretti a includerla solo sotto forma di poster. Di comune accordo abbiamo allora optato per un’immagine che richiamasse lo spazio, che è un po’ la costante dei film di fantascienza, di cui Raniero è particolarmente appassionato.

In altre interviste vengono chiamati in causa gli extraterrestri; Raniero, è vero che ci credi?

Più che negli omini grigi, credo nell’esistenza di altre forme di vita, che immagino più verosimilmente come vegetali o semplici batteri. Un film che tratta questa tematica e che mi ha sempre affascinato è Contact di Zemeckis, il regista della saga di Ritorno al Fututo, ma anche Alien o Blade Runner sono capolavori indiscussi. Fritz Lang però è uno dei capostipiti del genere, per questo abbiamo deciso di impostare il nostro ultimo concept album su un suo lungometraggio.

Sebbene nel complesso Metropolis si possa considerare un album piuttosto negativo, si può individuare, come nella pellicola di Lang, una speranza, qualcosa di positivo?

Sì, anche se il legame con il regista austriaco non dev’essere preso troppo alla lettera. Volevamo che il nostro disco costituisse un tributo, e non una colonna sonora, al suo più celebre film.
In ogni caso si possono individuare diverse affinità; ad esempio, in questo caso, l’ultimo brano mette in una nuova prospettiva i pezzi precedenti. Come diceva mio padre “L’importanza del viaggio non è solo arrivare” porta un po’ di luce sulle prospettive che possono aprirsi anche in città insalubri come Milano.

A questo proposito, rifugiarsi in una “granitica solitudine” è una conseguenza o l’unica soluzione per sfuggire al malessere della società che ci circonda?

Pensiamo che ognuno trovi da sé la strada per sottrarsi al grigiore del luogo in cui vive. Per quel che ci riguarda possiamo ritenerci auto-esclusi, non davvero asociali, anche in riferimento alla scena musicale a cui apparteniamo. Ormai, più che da artisti/musicisti, ci sentiamo attorniati da attori e performer il cui unico obiettivo è quello di apparire i più indie del momento.

Con Metropolis pensate di aver trovato un vostro equilibrio o percorrerete altre strade?

Per noi è importante che ogni disco porti con sé dei cambiamenti, anche per questo abbiamo sempre sviluppato concept album. Da una parte ci permettono di seguire un filo logico, dall’altra ci forniscono nuovi spunti di riflessione in fase di composizione.

In “Tutte Le Strade” c’è un riferimento un po’ criptico a un sogno nel cassetto. Di che cosa si tratta?

È legato alla nostra carriera di musicisti, al percorso, al viaggio di cui parlavamo prima. Nel suo insieme quel brano evoca un’immagine familiare connessa con vicende personali del passato.

Dati i numerosi rimandi a un contesto familiare, spesso vi hanno chiesto di parlare in merito alla vostra recente paternità. Noi di Son of Marketing, volevamo piuttosto sapere com’è cambiato l’essere figli ora che siete diventati padri.

[prende la parola Gabriele] Dunque, provo una certa ammirazione per mio padre, che mi ha insegnato molte cose. In gioventù ci sono stati dei dissidi e ora la sua posizione riguardo certe questioni mi appare più comprensibile.

“Come tuo padre e poi suo padre prima ancora insegnerai ad odiare”?

[Ride] No, no. Non so se sarò come mio padre, impartirò probabilmente le solite lezioni sul rispetto e sulla dignità. Cercherò inoltre di trasmettere la mia passione per la buona musica di gruppi come Afterhours, Bluvertigo, Pink Floyd, Interpol

Ultima domanda: quali sono le uscite del 2015 che attendete con più trepidazione?

Dunque ci è piaciuto molto Endkadenz Vol. 1 dei Verdena. Ora aspettiamo il nuovo disco di Dimartino, poi quello del Teatro degli Orrori, che verrà rilasciato in autunno.

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