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Interviste | Pubblicato il 26 giugno 2015

Youarehere è uno dei progetti elettronici più promettenti dell’Italia contemporanea. In breve tempo sono passati da tre piccole realtà individuali sconosciute a un trio di punta della scena con due album all’attivo e soprattutto una presenza live importante.

Abbiamo avuto modo di intervistare Claudio Del Proposto, membro fondatore del gruppo, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere sull’esperienza, il cambiamento che ha portato alla nascita di Propaganda (loro secondo album) e il panorama elettronico di questi anni.

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Personalmente ho preferito “Propaganda” ad “As when the fall leaves trees”, anche se Montevideo resta la mia traccia preferita degli YAH. Lacuna o White on White mi sembra richiamino molto e con successo le atmosfere “Hopkinsiane”; sicuramente avete valorizzato tanto la componente ritmica che dal punto di vista dei live immagino ripaghi molto. Ma senza che mi metta a fare troppe analisi da solo, chiedo a te: quali sono le differenze tra questo e il primo album?

Le differenze sono dovute a diversi fattori, in primis, direi sicuramente quello che abbiamo ascoltato in questi anni. Quando citi Jon Hopkins ti rispondo che Immunity, almeno personalmente, è uno degli album che ho ascoltato di più negli ultimi tempi, ed essendo noi quello che mangiamo (citazione che adoro fare) sentire parlare di atmosfere “Hopkinsiane” in Propaganda non fa che rafforzare questo concetto. Poi, il cambio di lineup ha portato ad enfatizzare la parte ritmica soprattutto in chiave live; abbiamo dovuto rivedere tutto il nostro setup ed ottimizzarlo al meglio affinché si avesse la resa che si ha avuto sul disco, di cui siamo particolarmente soddisfatti, grazie all’eccellente lavoro svolto da Andrea Suriani in fase di mixing e mastering.  Montevideo è sicuramente anche tra le mie tracce preferite e quella a cui sono emotivamente più legato, che mi fa sempre ricordare i primi incontri avuti con gli YAH: la possiamo considerare come la prima traccia che ci ha fatto capire di essere un gruppo.

Venite tutti da una realtà “individuale” se non erro. Ora operate come band. Lavorare a sei mani e tre cervelli, cosa cambia? Quanto è diverso il processo compositivo con l’interazione in studio?

Il processo compositivo si è evoluto anch’esso nel tempo. Proprio perché provenienti tutti da realtà individuali, all’inizio pensavamo che incontrarci e comporre insieme potesse essere la strada giusta. Posso dirti che a “sei mani” sono nate tracce come Montevideo, repetita iuvant, Tape e Rest. Con il tempo il nostro background “solista” è riafforato in maniera decisa e quindi, per Propaganda, tutti gli incipit per le tracce partivano dai singoli e poi magari queste venivano rivedute e corrette, bypassando lo studio e arrivandoci solo in fase di registrazione finale. Siamo dei grandi fruitori dei file transfer e dei social network musicali!

Qualche anno fa parlando del tuo esperimento solista (Micro), mi dicesti che se fossi nato in un altro paese forse sarebbe stato più facile diffondere i tuoi progetti musicali. A distanza di tempo cominciano ormai ad arrivare riconoscimenti importanti invece. Come sono cambiate le cose con YAH? Che condizioni servono secondo te, per riuscire a ottenere qualche riconoscimento nel vostro campo in Italia?

In Italia ho sempre riscontrato una certa diffidenza, da parte del fruitore medio di musica verso i prodotti “nostrani”, quindi, quando qualche tempo fa ti dicevo che se fossi nato in un altro paese forse sarebbe stato più facile diffondere i miei progetti, mi riferivo proprio a questo. Trovo che all’estero ci sia un naturale interesse privo di preconcetti verso la musica. Con YAH abbiamo avuto la fortuna di essere stati chiamati in contesti molto importanti (su tutti, l’Ypsigrock, quando ancora eravamo una realtà con pochissima esperienza alle spalle) che ci hanno dato parecchia visibilità. E con questa affermazione credo di aver dato una risposta esaustiva anche alla seconda parte della domanda, ovvero: in Italia hai anche bisogno della giusta visibilità e del giusto contesto intorno, cosa che fortunatamente, noi, grazie all’entourage di Bomba Dischi, possiamo dire di avere. A volte, purtroppo, il solo talento non basta.

E il tuo progetto solista? Prospettive?

Micro attualmente è sotto cenere, in attesa della scintilla che lo rianimi. Al momento sono completamente assorbito da YAH e dal mio progetto parallelo The Public Radar. Quando toccherà alle scintille di queste due fiamme finire sotto cenere, tornerò a suonare la mia amata IDM.

Sei sempre stato ispirato da artisti come Aphex twin, Autechre, Chris Cunnigham. Piuttosto raro oggi trovare qualcosa di simile sui canali anche più indipendenti se non per qualche eccezione (vedi il bel lavoro dell’italiano Av K). Pensi sia andato un po’ perduto quel patrimonio visivo e musicale che ha ispirato artisti come voi? E che alternative (valide) ci sono oggi?

Considerando anche i rispettivi percorsi intrapresi da Aphex Twin con il suo silenzio decennale, e l’amore per la sperimentazione che ha portato gli Autechre ad essere considerati ancora più di nicchia di quanto già non lo fossero fin dai loro esordi, forse sì, si può parlare in un certo senso di perdita di quel patrimonio di cui parli. Però è anche vero che i tempi (e le sonorità) cambiano e gli ascolti si evolvono, quindi magari è anche giusto parlare di logiche conseguenze temporali, anche se poi ho trovato Syro un ottimo lavoro. Assisto, però, con un certo scetticismo alle operazioni che James sta effettuando su soundcloud. Valide alternative? Oggi, su tutti, dico Jon Hopkins.

Alcuni della nostra redazione  hanno già assistito ad alcune vostre esibizioni e sono rimasti in particolare colpiti dai visuals che proiettate. Potete dirci qualcosa di più a riguardo? Chi e cosa c’è dietro la poetica e l’aspetto “immagine” degli YAH?

Credo sia stata una delle prime cose che ci siamo detti nei nostri primi incontri, non possiamo non avere dei visuals per i nostri live. Io rimasi letteralmente stupefatto nel 92 dallo Zootv Tour degli U2, e poi in seguito dagli spettacoli dei Massive Attack e dei Kraftwerk. Le immagini arricchiscono lo spettacolo e lo rendono prezioso, danno profondità alla musica, ti permettono di lanciare messaggi. Noi cerchiamo di portare su video le nostre ispirazioni e le nostre influenze associate ai nostri suoni, ad esempio un film, una corrente artistica, una citazione, cercando sempre di trovare il giusto equilibrio tra loro.

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