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Interviste | Pubblicato il 11 ottobre 2015

KoMaRa è un trio che si è formato nel novembre del 2014 ed è frutto del fortuito incontro tra Pat Mastelotto,  batterista dei King Crimson dal 1994, David Kollar, chitarrista slovacco e Paolo Raineri  dei Junkfood alla tromba. L’album omonimo è uscito il 30 Giugno per Hevhetia. L’artwork è di Adam Jones dei Tool. Potete leggere la nostra recensione qui. Abbiamo fatto una chiacchierata con Paolo Raineri per approfondire alcuni aspetti del progetto.

KoMaRa

1) Come è nato il progetto KoMaRa?

Il progetto KoMaRa è nato essenzialmente da David Kollar che ha contattato Pat Mastelotto attraverso un amico comune (Lorenzo Feliciati).

David e Pat si sono poi incontrati a Varsavia prima di un concerto dei Krimson Project ed hanno deciso di suonare assieme alcune date a novembre 2014. Successivamente è stato aggiunto alla lineup del gruppo anche il trombettista Paolo Raineri che collabora con David già in altri progetti come “The Blessed Beat”. I due hanno anche fatto un tour lo scorso ottobre negli Stati Uniti e collaborato per alcune colonne sonore o spettacoli (Animal Exitus, Unfinished Stories…). I 3 musicisti si sono trovati direttamente in aeroporto a Cracovia e sono partiti per una serie di concerti tra Slovacchia e Repubblica Ceca.

Hanno deciso di improvvisare totalmente, senza alcuno schema precostituito, seguendo le invenzioni estemporanee di ognuno e dando libero spazio all’improvvisazione ed all’interplay. Il progetto KoMaRa è nato essenzialmente da questo primo tour, poi si è sviluppato fino ad arrivare alla pubblicazione dell’omonimo disco.

2) Come è nato il disco e da cosa è stato ispirato?

La base del disco sono 3 lunghe sessioni di registrazione effettuate a Praga al Faust studio il 18 e 19 nov 2014. Da queste sessioni è partito un lungo lavoro di tagli e overdub che hanno portato alla versione finale del disco.Molto importante nel processo è stata la figura di Adrian Benavides che ci ha aiutato non poco a definire alcune strutture dei brani e il suono generale dell’album.

Il disco è ispirato in un qualche modo ad una detective story oscura di cui nemmeno noi conosciamo esattamente tutti i dettagli, o meglio non vogliamo rivelarli. Il fatto di avere un concept attorno al disco ci ha aiutato a trovare un mood dentro il quale operare, ci ha fatto costruire ogni brano come se fosse la narrazione di una storia, una storia che ogni ascoltatore può costruirsi nella propria mente durante l’ascolto.

3) Esplorazione, sperimentazione e improvvisazione. Come definireste questi tre termini in relazioni al vostro modo di concepire musica?

Sicuramente l’improvvisazione è alla base del progetto KoMaRa, in quanto è nato come progetto molto votato all’improvvisazione; ci piace molto lasciarci andare e non credo abbandoneremo troppo questa condotta. Per ciò che riguarda la sperimentazione direi che è altrettanto importante: sia Pat che David e Paolo sono tre musicisti a cui piace molto sperimentare con apparecchiature elettroniche (ognuno ne ha un bel numero, non stiamo ad elencarle tutte), in più la sperimentazione ti permette di spingere i tuoi limiti sempre oltre, trovando soluzioni musicali che altrimenti non riusciresti a scoprire.

L’esplorazione è assolutamente alla base di KoMaRa: come già detto in precedenza durante il primo tour abbiamo andavamo sul palco senza sapere cosa sarebbe successo e come gli altri membri della band avrebbero reagito al nostro modo di suonare. Il tutto è stato estremamente stimolante e creativo ed ha gettato ottime basi le basi per il disco, nonché creato il sound difficilmente etichettabile della band.

4) L’artwork è stato realizzato da Adam Jones. Come è nata questa collaborazione e quanta importanza ha la parte visiva (anche in prospettiva live) nel vostro progetto?

L’artwork è stato creato da Adam e ci è subito sembrato perfetto per KoMaRa. Adam è molto amico con Pat, le rispettive band (Tool e King Crimson) si sono incontrate più volte live ed hanno effettuato anche tour assieme.

Pat, all’insaputa di David e Paolo, chiese ad Adam di creare la grafica per l’album e Adam ha accettato molto volentieri. Pat continuava a mandare aggiornamenti della grafica che il “suo amico” stava ultimando e David e Paolo non avevano la minima idea che Adam Jones stesse lavorando all’artwork. Solo alla fine (poco prima di andare in stampa) si è svelato il tutto.

La parte visiva ha una grande importanza anche durante i concerti, abbiamo sempre dei visual che ci accompagnano e siamo sempre al lavoro per cercare nuove idee e nuovi modi per rendere le immagini sempre più importanti e parte essenziale del live.

5) Avete avuto modo di presentare l’album dal vivo o ci sono programmi a riguardo?

L’album è stato presentato in Slovacchia ad inizio luglio, abbiamo effettuato 3 concerti per la release. Tra le date di presentazione abbiamo suonato al festiva dell’etichetta di KoMaRa (Hevhetia) che è una realtà in grande espansione, pensate che ha stampato più di 250 dischi in 10 anni, incredibile.

L’ultima data del tour è stata al Pohoda Festival, festival molto importante che vedeva in cartellone artisti come Bjork, Manu Chau ed Einsturzende Neubauten. E’ stato veramente un concerto emozionando ed il pubblico è stato rapito e trasportato dal nostro live. KoMaRa tornerà in tour a marzo 2016 e cercheremo di coprire il maggiore numero di nazioni possibili in Europa e non solo

6) Domanda di rito: due dischi del 2015 che avete apprezzato e che consigliereste ai nostri lettori.

Sicuramente David Torn – Only Sky (ECM) e Eivind Aarset – I.E. (Jazzland). Mi permetto anche di citare DIE di IOSONOUNCANE.

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