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Interviste | Pubblicato il 2 marzo 2015

A quasi cinque anni dall’ultimo full-lenght 10 e con alcuni cambi di formazione, i Linea 77 ritornano con un nuovo lavoro che segna l’abbandono dell’Uiversal a favore della “loro” INRI. Il 17 Febbraio è uscito Oh!, il nuovo album di cui vi parleremo nelle prossime settimane. Vi proponiamo una nostra intervista con il gruppo che spiega e approfondisce i vari aspetti del nuovo disco.

Linea77

Partiamo dal singolo “Presentat-Arm” per arrivare all’album. Avete dichiarato che il brano è nato così “”Ricordo che era mattina e parte del testo mi è venuta guardando un gruppo di ragazzini seduti sui gradini di un Autogrill, decisamente sfatti, probabilmente di ritorno da un rave. Per un attimo ho rivisto i Linea 77 sedicenni. Un momento piacevolmente malinconico.” Nell’album sembrano esserci sia riferimenti agli esordi con un contemporaneo sguardo al futuro (un punto di svolta?). Com’è nato questo album proprio in riferimento a questo aspetto?

In questo album ci siamo concentrati sul presente più che sul futuro o il passato. Abbiamo voluto raccontare quello che vediamo e viviamo ogni giorno nel modo che più ci viene spontaneo. Abbiamo rinunciato a sperimentazioni o innovazioni dal punto di vista musicale perchè abbiamo fatto qualsiasi prova con le nostre canzoni. Oggi siamo consapevoli di quello che vogliamo fare e di come vogliamo farlo, forse è questa consapevolezza che rende tutto più sincero e diretto.

Un aspetto importante di questa vostra nuova uscita è il ritorno ad una realtà a voi vicina come INRI, lasciando Universal. Quanto ha influito questa scelta sul vostro nuovo percorso e che differenze ci sono (concretamente parlando) nel lavorare con una major rispetto ad un’etichetta di taglio indipendente?

Con Universal si poteva contare su dei budget impossibili da proporre ad un’etichetta indipendente. Credo che la differenza principale sia questa. Anche con Universal cercavamo il più possibile di utilizzare le nostre conoscenze e i nostri canali per promuovere i Linea. Con INRI semplicemente tutto è più diretto e semplice tra il pensare e il fare, meno tempi morti e regole da seguire per quanto riguarda l’uscita di un disco o la partenza di un tour.

“Oh” è un’espressione di stupore, meraviglia per eventi positivi o negativi. Nel mondo contemporaneo si sta verificando una certa rassegnazione al “negativo”,  un certo appiattimento della “reazione” agli eventi. Cosa vi stupisce o vi colpisce particolarmente oggi e che vi ispira nel continuare a scrivere e suonare? E se “trasferissimo” questo discorso su un piano sonoro, che tipo di atteggiamento o approccio alla composizione vi colpisce quando ascoltate la musica dei vostri colleghi?

La parte più divertente e interessante quando si scrivono nuove canzoni è la curiosità. La curiosità di come aggiusterai quella rima o quel particolare passaggio, come suonerà quel basso o quella chitarra. La curiosità di sapere come sarà la prossima volta.

Spesso quando ascolto musica di altri mi colpisce quella particolare melodia o quella parola. Mi capita sempre meno di emozionarmi ascoltando altre band e questo mi colpisce in maniera negativa. Un tempo 9 album su 10 mi davano delle sensazioni forti, che fossero i massive attack o i rage against the machine. Sto facendo fatica oggi come oggi a provare nuovamente certe sensazioni. Mi colpisce una canzone o due ma mi stanco in fretta e cerco sempre qualcosa di diverso. Mi piace per esempio come tutto il post core di ultima generazione abbia destrutturato la forma canzone tipica con cento stacchi diversi, e quindici riff all’interno dello stesso pezzo. Mi piace come soprattutto nelle band inglesi si cerchi di infilare sempre più elettronica all’interno di canzoni hardcore. Mi piace sempre meno quando i testi delle canzoni non dicono assolutamente nulla anche se paradossalmente a volte ne sono attratto sempre per colpa di quella curiosità che spinge a scoprire cosa potrebbe venire fuori.

Torniamo a “Presentat-Arm”. Avete realizzato un videoclip “insolito”. Com’è nata l’idea?

Dalla necessità prima di tutto. In breve ci siamo stancati di fare i soliti video, con la parte suonata dal vivo, quell’altra girata in quell’altra location. Solite cose viste e stra viste. Inoltre ci siamo ritrovati a riflettere su chi trasmette i video musicali oggi come oggi e a parte qualche realtà satellitare, ci sono ormai pochissimi media che lo fanno. Quindi bisogna girare i video per essere spacciati sui social, che siano youtube o facebook o chissà quale altro e allora, abbiamo pensato ad un modo di fare un video che fosse social a tutti gli effetti. L’idea è semplicemente nata da un gioco che facevamo tra di noi in furgone durante i pallosissimi viaggi tra un concerto e l’altro dove a turno uno inventava il nome di una band conosciuta con gli emoticons e chi ne indovinava di più vinceva.

Nel disco è presente il brano “Non Esistere” dei Fluxus. Che importanza ha avuto il gruppo sul vostro modo di fare musica e perchè avete scelto questo pezzo?

I fluxus sono uno dei gruppi che più mi ha segnato nell’adolescenza. Quando iniziammo a suonare loro li guardavamo come un punto di arrivo. Mi ricordo ancora un live devastante in un locale ormai chiuso torinese che si chiamava barrumba. Non avevo mai sentito un’intensità del genere, quei finali in crescendo ripetendo sempre la stessa frase come un mantra, quelle chitarre granitiche che ti spaccavano lo sterno. Il loro modo di raccontare la torino industriale, la sua decadenza, erano una fonte inesauribile di ispirazione. Franz riusciva a descrivere situazioni che diventavano immagini chiare in testa soprattutto a chi viveva quello specifico periodo in una città come Torino o la sua periferia.

Avete spesso collaborato con altri artisti e questo disco ha tre collaborazioni. C’è qualche artista, della scena contemporanea italiana o internazionale, che stimate particolarmente e con cui vi piacerebbe interagire in futuro?

Le nostre collaborazioni nascono prima di tutto da una certa affinità dal punto di vista personale, da una conoscenza che va oltre il “genere musicale” suonato. Mi sarebbe sempre piaciuto fare qualcosa con Kaos One, un artista che mi è sempre piaciuto per come affronta certi argomenti e lo stile in cui lo fa e che con le sue canzoni mi ha fatto riflettere parecchio, ma ce ne sarebbero tantissimi altri più o meno attuali. Vedremo quali strade incroceremo nel futuro.

Concludiamo parlando di live. Questo disco sembra essere cucito addosso ad una dimensione dal vivo. Sbaglio?Sono in programma delle date? Come sarà organizzato il tour?

Una delle caratteristiche principali di questo disco era proprio la sua fattibilità dal vivo, e vorremmo dedicargli gran parte dello show poi di sicuro saranno presenti i “ senatori dei Linea77”. In queste ore sono uscite le date del tour che inizieranno il 14 marzo a Bologna e andranno avanti per un bel po’. L’organizzazione sarà semplice: nove cagnacci su un furgone con backline e tanta voglia di suonare.

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