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Interviste | Pubblicato il 24 ottobre 2013

Un Ep in uscita e disponibile in free download, collaborazioni e storie che s’intrecciano in una dosata alchimia tra testi introspettivi e sonorità suggestive, voglia di raccontare e di raccontarsi. Noi di SoM l’abbiamo raggiunti con i potenti mezzi a nostra disposizione (web cam da 2 megapixel scarsi) per parlare del loro ultimo lavoro e cercare di capire chi sono realmente I Pezzi di merda (no, non stiamo scherzando).

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Domanda di rito: Come nasce il gruppo e soprattutto perché la scelta del nome “I Pezzi di merda”?

Il progetto è nato circa 1 anno e mezzo fa, da un’idea di Luca in arte “Sciarra” e Marco “Baster” , in un secondo momento si sono aggiunti Carmine “Scissor” e Federico “Phx”. La peculiarità del gruppo è il differente background musicale che contraddistingue ogni componente: c’è una mistione convulsa tra elettronica, rock, rap, il tutto rielaborato in chiave volutamente sperimentale. In realtà prima d’intraprendere quest’esperienza alcuni di noi s’erano già intrecciati in collaborazioni parallele, prevalentemente con Scissor che vanta anche produzioni e partecipazioni in diversi Ep strumentali.

Per quanto riguarda il nome, invece, non è stato facile trovare qualcosa che riuscisse a rappresentarci in toto. Avevamo in mente di arrivare ad un nome che ci distinguesse da eventuali etichettature e da un certo tipo di giochi che si sfruttano per arrivare ad un qualcosa che risulti “figo” e in linea con la moda del momento. Abbiamo così “spellato” le diverse anime che con istinto e naturalezza avevamo inciso nei nostri primi brani ed è uscito fuori un qualcosa di crudo e provocatorio: I pezzi di merda. Sappiamo bene che un nome del genere tenga lontani un certo di tipo di ascoltatori che fermandosi al nome spaccino tutto il lavoro per poco “serio” o poco “fine” o che comunque non sia un nome “accattivante” per l’industria musicale attuale, tuttavia ciò per noi non è risultato e non risulta un problema e anzi. Una piccola curiosità: qualche settimana successiva alla scelta del nome, al cinema assistemmo a “This must be the place” di Sorrentino, dove viene fuori una band nel film col nostro stesso nome!

Come riuscite a far combaciare le diverse anime de I pezzi di merda e verso cosa tende l’intero progetto?

Misceliamo semplicemente i nostri ascolti. Buttiamo giù un tappeto di suoni e ognuno di noi ci mette del suo. Ovviamente la stesura di un brano, con quattro teste che hanno diverse opinioni, risulta lunga e piena di cambiamenti (radicali a volte), difficile da finalizzare in molti casi. Un lavoraccio insomma. Non cerchiamo di avere uno standard o un’etichetta che ci cataloghi, i nostri lavori sono spesso differenti tra loro, ognuno ha una propria natura, un proprio retroscena. In sintesi, una propria vita. Ed è questo che più ci caratterizza, il non essere statici e sperimentare ogni forma musicale che ci passi per la testa. Il progetto de I Pezzi Di Merda non ha tendenze, tantomeno lo è.

 “Contiene musica 2.0” è il vostro primo Ep con la nuova formazione al completo. Ci raccontate la genesi dei brani?

La nuova formazione nasce in seguito a diversi collaudi e vicissitudini, in primis per una necessità live, in cui interviene inizialmente Scissor in veste di dj e cori, poco dopo entra a far parte del gruppo anche Federico, che ha il cromosoma del bassista. Le prime esibizioni ci hanno dato innanzitutto modo di credere nel progetto man mano che prendeva forma, e soprattutto vari spunti per ampliare un discorso che non si limitava alle prove e al palco. Abbiamo così deciso di mettere in gioco le nostre capacità anche in fase di produzione, per quanto riguarda la stesura dei beat, alle registrazioni fino al mix.

Alcuni brani dell’EP erano già stati conclusi in precedenza, già avevano assunto un loro carattere, quindi ci siamo concentrati sui dettagli. Si potrebbe dire che in Contiene Musica 2.0 c’è ancora il riverbero del precedente modus operandi.

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Dall’ascolto dell’Ep emerge un’attenzione particolare alla strutturazione dei testi, i quali evidenziano una ricerca espressiva basata sull’introspezione. Esiste un filo rosso che congiunge le 5 tracce tra loro?

 C’è stata e continua ad esserci una linea non-voluta che è andata creandosi. Spesso ci si ritrova con un beat in sottofondo, lo si ascolta, e si comincia a scrivere di getto. Essenziale è catturare lo stato d’animo del momento, e lo riteniamo un gesto più sincero che costruire storie a tavolino, specie se queste non ci appartengono.

C’è molta ricerca anche dal punto di vista sonoro, infatti le mistioni di cui sopra sono distintamente percepibili. C’è qualche genere o artista che vi sembra abbia influito maggiormente nel “Contiene musica 2.0”?

 Parlare di un singolo artista che abbia potuto influirci sarebbe fare terra bruciata attorno ad una serie di esperienze d’ascolto che ci hanno coinvolto e formato. Tutti e quattro, come già detto, abbiamo background molto differenti, spesso contrastanti se vogliamo immergerci nella catalogazione. Molto più semplicemente, ci siamo ritrovati per una questione di mood comune e abbiamo messo a disposizione le nostre esperienze e competenze in materia, raggirando tutta una serie di congetture spesso inutili.

Avete avuto modo di partecipare al “Voci dal Sud 2013”, dove hanno presenziato molti altri artisti del mezzogiorno. Che tipo d’esperienza è stata?

Voci dal Sud è un capitolo rocambolesco che amiamo ricordare in chiave fantozziana. Causa mal tempo abbiamo dovuto fare a meno di suonare, ma è stato comunque interessante ritrovarsi sotto il telone a scambiare parole con gli altri artisti che avrebbero aperto il live insieme a noi con il benestare della socializzazione.

Il vostro progetto comprende anche l’autoproduzione/direzione di video a pro di alcuni pezzi appartenenti all’Ep. In che modo s’intersecano immagini e musica e che grado di comunicabilità affidate al mezzo video?

Al video attribuiamo senza dubbio un forte potenziale comunicativo, spesso poco valorizzato, o meglio, appiattito dal forte flusso di produzioni che siamo abituati a vedere in quest’ultimo periodo. Per quanto concerne i nostri di video c’è una storia controversa che passa per “l’abbiamo intenzione di fare un video, ma meno intenzione di metterci la faccia (come nel 90% dei casi)”.

Abbiamo deciso di seguire una linea di realizzazione che possa avvicinarsi più ad un concept astratto, di conseguenza, a lasciare una vasta libertà d’interpretazione a chi lo guarda. Chi è davvero intenzionato a scavare oltre non si limita ad un solo play, in piena coerenza col nostro intento anche sui brani non arricchiti dal video. Corriamo il rischio di perdere qualche follower di circostanza in favore dello stimolare una certa curiosità su chi può davvero rispecchiarsi in quello che suoniamo

 Ancora a proposito della “comunicazione”: Social Network e piattaforme musicali (Soundcloud su tutti) hanno portato alla nascita di molti presunti artisti, a discapito soprattutto di un certo discorso di qualità. Che ruolo giocano i new-media ne I Pezzi di merda?

 Fondamentalmente i new-media non hanno colpe, anzi: le piattaforme sono ottime basi di scambio per contatti, info, visibilità e per esporsi ed interagire con chi ha più competenza di te. L’effetto collaterale è che oggi si è saturi di sagome che amano definirsi artisti – termine che non a caso sta perdendo costantemente valore – che nel migliore dei casi, imbracciano uno strumento, in altri si riscoprono rapper sottovalutando tutta una serie di aspetti.

3/4 di noi hanno iniziato in concomitanza dell’avvento di myspace, che al tempo era visto come una finestra verso il mondo, una novità geniale, ed offriva opportunità ben più concrete di oggi, dove è lasciato molto più spazio ai commenti che alla musica – vedi le pagine artisti di facebook.
Per via di una serie di fattori ed intenzioni future abbiamo preferito affidarci a piattaforme come bandcamp da cui far scaricare gratuitamente i nostri EP (ne approfittiamo per segnalarvi l’url: ipezzidimerda.bandcamp.com) e soundcloud (soundcloud.com/i-pezzi-di-merda) entrambi molto validi. Siamo arrivati al momento in cui chi produce musica coincide con chi ne ascolta, si è democratizzata all’estremo la visione warholiana del 15 minuti di fama, tuttavia il grosso tocca lasciarlo fare al buon senso, all’autocritica e soprattutto alla voglia di introdurre novità proprie, piuttosto che proporsi come tributari del proprio artista preferito.

C’è qualche artista che vi piacerebbe collaborasse anche solo in un brano de I pezzi di merda?

Su questo punto non vorrei risultassimo snob. Siamo abbastanza contrari alle logiche che regolano il mondo dei featuring, soprattutto quando diventano esclusivamente un modo per cercare di ottenere pubblicità, sfruttando la maggiore popolarità dell’artista al quale si propone la collaborazione (che molto spesso accetta esclusivamente dietro compenso). In realtà gli artisti che stimiamo sono tanti, ma fondamentalmente il nostro progetto, avendo una natura intimistica, non si presta per natura a collaborazioni. Premesso questo, c’è da dire che comunque qualche lavoro in collaborazione è in cantiere, ma per il momento nulla di ufficiale.

Che futuro c’è dopo Contiene Musica 2.0?

Attualmente siamo indirizzati verso un’ulteriore mescolanza. Per il futuro l’obiettivo fondamentale è quello di far uscire un disco che, seguendo la scia di quanto di buono ottenuto nei primi due EP, ci permetta di ripresentarci in una veste ancora più soddisfacente e soprattutto innovativa. L’idea è quella di investire in una migliore qualità del suono, dei video, promozione, implementare sotto il punto di vista delle sessioni live e soprattutto finalizzare in un disco.

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