Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Interviste | Pubblicato il 27 maggio 2013

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato dell’ep De La Crudel †, ultimo lavoro del Collettivo Ginsberg.  E’ in arrivo un nuovo album nell’autunno del 2013 e stanno cercando di finanziarlo tramite Musicraiser. E’ un progetto che merita attenzione e aiutarli sarebbe un apporto concreto alla musica che vale. Abbiamo contattato la voce del gruppo Cristian Fanti per discutere di questo ma non solo. Buona lettura!

Collettivo GInsberg

Partiamo subito dal nuovo disco. L’album è pronto ma non ci sono finanziatori e per questo siete ricorsi a Music Raiser. Come sta procedendo il tutto e in che modo i vostri fan e non possono aiutarvi a finanziare l’album?

Al momento in cui scrivo mancano una ventina di giorni ed siamo quasi al 60% dell’obiettivo prefissato. Siamo fiduciosi perché abbiamo un paio di concerti grazie ai quali riusciremo a raccogliere donazioni brevi manu direttamente al banchetto del merchandising. Per chi volesse contribuire può venire ad uno dei nostri concerti (su www.collettivoginsberg.com tutte le info sulle date) oppure collegarsi al sito Musicraiser.com, seguire la procedura semplice, veloce e gratuita – l’iscrizione) e donare/pre-ordinare direttamente online.

Si è molto discusso sull’utilizzo dello strumento musicraiser tra chi sostiene sia uno strumento importante per supportare concretamente la cultura e chi parla di speculazione. Da musicisti e anche da ascoltatori e fruitori di musica, come la pensate riguardo a queste due correnti di pensiero?

Credo che le varie piattaforme di crowdfunding siano sicuramente uno strumento molto utile per promuovere e realizzare determinati progetti artistici (e non), soprattutto in un’epoca come questa in cui gli investimenti per la cultura sono praticamente nulli, se non del tutto inesistenti. Inoltre, credo, tanto più sono particolari i progetti in questione, tanto più ha senso il crowdfunding. Il supporto fornito dalle varie piattaforme è sicuramente prezioso, ma non al punto tale da poter influire decisivamente sulla probabilità di raggiungere l’obiettivo prefissatosi. Le statistiche parlano chiaro: il 90% delle donazioni arriva (soprattutto per i cosiddetti emergenti) da parte di chi già preventivamente conosce l’artista in questione. La perplessità sta nel fatto che non dovrebbe essere uno strumento che sostituisca il lavoro di un’etichetta discografica, ovvero il lavoro di chi dovrebbe preoccuparsi di fare talent-scouting e di pubblicare il meglio di ciò che ha scovato nelle proprie ricerche.

Parliamo di Asa Nisi Masa da un punto di vista musicale e di contenuti. Come sarà strutturato l’album sotto questi punti di vista? E’ un prolunagmento logico dell’ultimo ep o avrà un’altra piega?

L’album è un prolungamento naturale di DE LA CRUDEL † EP. I brani fanno parte della stessa session di registrazione prodotta da Marco Bertoni (Confusional Quartet). Assieme all’etichetta Seamount Productions abbiamo deciso di pubblicare prima un EP per sondare la risposta del pubblico, che è stata molto buona. L’album sarà composta da una decina di tracce e i brani presenti nell’EP non faranno parte dell’album. L’unico pezzo che sarà presente all’interno dell’album sarà la bonus track di DE LA CRUDEL, Canto Erotico Primitivo, scaricabile con Pay With a Tweet/Facebook, già disponibile in free download nel nostro sito.

A livello sonoro l’album non si discosterà tanto dall’ep già pubblicato, anche se non mancheranno le sorprese: sarà eclettico e variopinto, violento, morbido e psichedelico … praticamente un caleidoscopio musicale. Dal titolo (Asa Nisi Masa) che vuole essere un’omaggio a Federico Fellini si può evincere la natura istitntiva del lavoro: vuole essere un concept sull’animo umano e le sue contraddizioni raccontato attraverso testi che, partendo da un punto di vista autobiografico, abbracciano e raccontano aspetti universali dell’animo umano. Amore, odio, violenza, sogni, morte, utopia.

Come dimostra l’ultimo ep pubblicato, le altre arti hanno un gran rilievo nelle vostre composizioni. Partiamo dalla letteratura. Come si incastra rispetto al vostro modo di approcciarvi alla musica? In particolare mi piacerebbe vi soffermaste su un brano come Curtel, libera interpretazione di una poesia di Raffaello Baldini.

La “parola” ha un peso enorme nel nostro progetto e di conseguenza la letteratura è un pozzo infinito dal quale trarre spunti e lasciarsi ispirare, per poi rubare immagini e risputarle nel mondo a modo nostro. Scriviamo canzoni e le canzoni hanno bisogno di parole per essere definite tali: queste parole non possono essere inutili, banali, messe li casualmente solo per riempire delle battute che altrimenti risulterebbero vuote. C’è stato chi ha rifiutato di pubblicare il nostro lavoro perchè, a detta loro, “ci prendiamo troppo sul serio”: per noi l’arte (la musica nel nostro caso) è una cosa seria, perchè è l’unico mezzo a nostra disposizione per parlare all’umanità intera (o ad una piccola parte di essa, non vi è differenza tra le due cose) in un solo colpo.

Curtel (titolo originale “E curtel”) è una breve poesia nella quale viene raccontato il momento dell’uccisione del maiale senza mai esplicitamente dichiararlo. Ci ha colpito enormemente per la delicatezza con cui vengono descritti i gesti e le emozioni di quei particolari attimi (che si racchiudono in una qualche decina di secondi) ed abbiamo deciso di usarla (reinterpretandola in alcune parti) perchè vuole essere una forte dichiarazione di appartenenza ad un determianto territorio-cultura (quella romagnola) senza che essa venga ridicolizzata o fatta ostaggio dei vari luoghi comuni. Inoltre l’aver incorniciato un testo dialettale con una musica convenzionalmente definibile come hard-rock, crediamo possa essere il valore aggiunto di questo brano perchè – se non altro – nessuno se l’aspettava! Nell’immaginario collettivo la figura di chi canta in dialetto è spesso e volentieri accompagnata da una chitarra classica o una fisarmonica; noi abbiamo messo un candelotto di dinamite tra le natiche di questo stereotipo e l’abbiamo fatto saltare per aria!

Anche l’arte visiva sembra avere un ruolo decisivo. Infatti, la copertina di Asa Nisi Masa sarà curata da Tim Roeloffs. Perchè la scelta è ricaduta su questo artista e come si connette la sua arte con la vostra?

Il progetto Collettivo Ginsberg, in quanto “collettivo”, ha l’ambizione di essere un progetto artistico a 360 gradi. Sognamo una factory alla Warhol, ma – ben consapevoli delle nostre possibilità – cerchiamo comunque di non fare il passo più lungo della gamba! L’incontro con Tim è stato un incontro abbastanza casuale e fortunato! Ci siamo conosciuti piaciuti sin da subito! A livello musicale i nostri brani sono dei veri e propri collages, sia dal punto di vista testuale che musicale, e Tim non poteva far altro che inserirsi in questo discorso con le sue opere, lasciandosi ispirare dalla nostra musica (benchè cantata in una lingua – anzi due se contiamo anche il dialetto! – a lui completamente sconosciuta!). Siamo entrambi molto entusiasti da questa collaborazione al punto che Tim e il suo staff hanno deciso di donare 50 stampe per supportare la raccolta fondi su Musicraiser!

Raggiunto l’obiettivo produzione, seguirà un tour? Com’è il vostro approccio live rispetto alle registrazioni in studio?

Seguirà un tour … lo spero … siamo ancora alla ricerca di un’agenzia di booking con la quale collaborare per la pianificazione del tour. Fin ora abbiamo fatto tutto con le nostre forze e sicuramente non ci fermeremo proprio ora che siamo in una fase cruciale del nostro percorso artistico … con o senza un booking ci sarà un tour e speriamo di riuscire a suonare il più possibile in lungo e in largo per la penisola! Fortunatamente abbiamo incontrato nel nostro cammino gente seria e ben disposta ad investire su un progetto così “borderline”.

Sai tra live e studio la differenza sta nel fatto che live possiamo prenderci più libertà, giocare coi tempi, dilatare le parti strumentali, inserirne dove non ce n’erano, giocare coi silenzi e con le dinamiche. Prima di registrare, assieme a Marco Bertoni, abbiamo lavorato sui brani proprio come se ogni prova fosse un concerto; il nostro obiettivo era registrare un disco che avesse la stessa intensità di un live.

Come sapete ci occupiamo soprattutto di musica che non riesce ad avere la visibilità che meriterebbe. Quali sono artisti o band che avete particolarmente apprezzato negli ultimi anni che rientrebbero in questa categoria per quanto riguarda la visibilità?

Potrei farti diversi nomi, ma preferisco elencarne solamente uno onde evitare di attirarmi le maledizioni dei vari non citati: Collettivo Ginsberg. Scherzi a parte la nostra regione (Emila-Romagna, più Romagna che Emilia in questo caso) è una regione con una enorme varietà di artisti in generale, i quali spaziano – fortunatamente – tra svariati generi: cantautori, rock, jazz, folk, ska-raggae, punk ecc. Il problema è sempre il solito: ci si conosce tutti (se non proprio personalmente, almeno per sentito dire) ma non si riesce a creare una “scena” musicale vera e propria. Scena che sicuramente avrebbe riscontri positivi sia per le singole band, che per tutti i vari soggetti che ruotano nell’orbita di tale scena: locali e promoter in primis. Il discorso è molto complesso e varrebbe la pena affrontarlo più approfonditamente.

Credo che manchi una reale base di stima reciproca e anche chi decida di investire “sul territorio” piuttosto che andare a cercare i vari fenomeni in giro per l’Europa, la Scandinavia o l’America di turno. Si percepiscono le altre band come gruppi “rivali” anziché pensarli come potenziali partner: mors tua vita mea. Invece, in tempi difficili come questi, l’unione e il sostegno reciproco tra band (il classico scambio contatti, o il suggerire ad un gestore/promoter una band di amici ecc) potrebbe davvero rivelarsi come la “chiave di volta” per un nuovo futuro musicale condiviso. Sono andato fuori tema, prenderò un brutto voto e me ne compiaccio!

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi