Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Interviste | Pubblicato il 10 aprile 2014

Jeremy Olson è un artista contemporaneo residente a Brooklyn, le cui opere sono state esposte in diverse gallerie newyorkesi, australiane e coreane. Affascinati dalla natura surrealista dei sui dipinti e delle sue sculture, abbiamo deciso di contattarlo via mail per una breve intervista.

joJeremy Olson, La piazza evanescente, 2013, getto di calcestruzzo, collage, resina epossidica, tubazione ipodermica, capelli sintetici, gomma da masticare, saliva, 60 x 60 x 40 cm

Prima di tutto potresti parlarci della tua formazione e del tuo processo creativo?
Ho frequentato una scuola d’arte e ho un Master in Belle Arti alla New York University. Il mio processo creativo cambia continuamente; al momento mi sto dedicando principalmente alla creazione di nature morte, il che vuol dire trovare oggetti/immagini e creare composizioni, cercando di creare un’immagine degna di essere dipinta.

Nei tuoi dipinti ci sono degli elementi ricorrenti (frutta dissezionata, occhi, tentacoli, carne…): hanno qualche significato particolare?

Penso che tutte queste cose riguardino il corpo e tutti i meccanismi interni a cui non vogliamo pensare, a differenza delle immagini superficiali che proiettiamo e riceviamo attraverso i media.

A quale opera ti senti più legato? Quale rappresenta meglio la tua estetica?

Forse ciò che ho più apprezzato di recente è una scultura/diorama che ho chiamato “La piazza evanescente”, penso che unisca alcuni dei miei interessi nella natura morta, nell’architettura e spazio pubblico in un modo affascinante. Non sono sicuro che rappresenti totalmente la mia estetica, che spero si evolva sempre almeno un po’.

Quali artisti, nel senso più ampio del termine, hanno avuto una maggiore influenza?

Subito direi David Cronenberg, David Lynch e J.G. Ballard. Mi sto interessando a molti scultori ultimamente, artisti come Huma Bhabha, David Altmejd e Carol Bove. Anche un sacco di persone che lavorano sulla natura morta in fotografia come Lucas Blalock e Sara Cwynar. Per quanto riguarda i pittori ce ne sono tanti, ma Sasha Braunig, Marilyn Minter e Michael Borremans sono quelle che ritengo abbiano un collegamento diretto con quello che sto facendo adesso.

Alcuni dei tuoi dipinti presentano una certa somiglianza con quelli della serie “Cosmic Surgery” di Alma Haser, che vuole ritrarre perturbanti e futuristici esseri umani. Le tue opere hanno lo stesso scopo?

Mi piace il lavoro di Alma, ma non so molto su come lei lo abbia voluto collocare. Però sono decisamente interessato al perturbante e a come trattiamo le immagini e ci rapportiamo a loro come alternativamente “altri” od oggetti. Mi interessa il grado di soggettività che esiste in un ritratto contro un prodotto, che credo si sovrappongano generando disagio.

Ci sveleresti qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Al momento mi sto concentrando su dipinti e alcuni nuovi piccoli progetti scultorei, essi però potrebbero non uscire mai dal mio studio.

collageh

A sinistra: Jeremy Olson, Non ancora intitolato, 2013, olio su tavola, 40 x 30 cm
A destra: Jeremy Olson, Scambi diversi, 2012, olio su tavola, 50 x 40 cm

collagej

A sinistra: Jeremy Olson, Oceano di miele, albero di serpenti, 2012, olio su tavola, 60 x 50 cm
A destra: Jeremy Olson, Senza titolo, 2009, olio su tavola, 30 x 20 cm

collage

A sinistra: Jeremy Olson, Non ancora intitolato, 2013, olio su tavola, 35 x 30 cm
A destra: Jeremy Olson, Non ancora intitolato, 2012, olio su tavola, 25 x 20 cm

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi