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Interviste | Pubblicato il 9 febbraio 2015

Pochi giorni dopo l’uscita di Ho messo la sveglia per la rivoluzione, abbiamo fatto una chiacchierata con L’Orso in occasione del loro concerto al BIKO di Milano. Il gruppo, da tempo affiliato a Garrincha Dischi, vanta una nuova formazione,  diversa da quella dell’EP La Domenica o del disco omonimo.

orso

Anzitutto quali dinamiche vi hanno portato a cambiare la formazione del gruppo e a quali progetti si stanno dedicando i vostri ex-componenti?

L’Orso ha vissuto molte vicende ed è naturale che le cose cambino, quando non funzionano. Riproporre i suoni dei primi EP,  sarebbe stato poco utile non solo a livello musicale ma anche umano, ora che siamo cresciuti.

L’Orso è qualcosa di vivo, un progetto con un’evoluzione imprevedibile che di recente ha portato all’annessione di tre nuovi membri: Omar Assadi (chitarra,voce), Niccolò Bonazzon (batteria) e Francesco Paganelli (basso, synth, voce). Questi ultimi due fanno anche parte di The Swimmer, una comunità ispirata dall’omonimo racconto di John Cheever del 1964 e dalla trasposizione cinematografica del 1968 di Frank Perry, in cui musicisti, grafici, illustratori e videomakers convivono coordinati da Mattia Barro.

Per quanto riguarda gli ex-componenti, Giulio Scarano sta portando avanti la sua carriera d’attore, mentre Tommaso Spinelli continua a suonare nei TSO.

Nonostante le numerose modifiche esiste un punto fermo per L’Orso?

Non si può dire ci sia una costante anche se la direzione è ben precisa e punta avanti. Ci piace pensare a L’Orso come un complesso dinamico, in continuo mutamento ed è questo che lo rende un progetto temerario. Ad esempio nel 2013, pur essendo un quartetto, abbiamo festeggiato i 3 anni di attività accompagnati da un’intera orchestra al Teatro Oscar di Milano; ora siamo in cinque, ma chissà che cosa ci riserva il futuro.

Grazie all’album precedente siete riusciti ad attirare l’attenzione di James Van Der Beek, ora a chi puntate?

Al papa… o a Jay-Z.

Veniamo al nuovo disco. Potreste spiegare meglio che cosa intendete per “rivoluzione”?

A differenza de Lo Stato Sociale, non facciamo riferimenti a una particolare situazione politica. Per noi la rivoluzione generale deve partire da piccoli cambiamenti personali. Il nostro nuovo disco parla di una rivoluzione intima, perché crediamo che solo incoraggiando il singolo ad auto-migliorarsi si possa cambiare lo Stato.

Com’è stato lavorare all’album con Matteo “Costa” Romagnoli ed Enrico “Carota” Roberto de Lo Stato Sociale?

La Garrincha Dischi è un po’ come una grande famiglia e anche i nuovi componenti de L’Orso, pur conoscendo solo di nome i due portavoce, si sono sentiti subito a casa. In futuro ci saranno delle belle novità.

Di recente avete contribuito al secondo mixtape della Garrincha con la cover di  “Un altro giorno” di Nesli. A che cosa è dovuta la scelta di questo pezzo?

I mixtape sono un’occasione per sperimentare; cimentarsi in cover, remix o inediti è davvero stimolante e in questo caso ci pareva che il brano scelto desse dignità all’album. Abbiamo deciso di abbandonare il mesh-up che solitamente inserivamo nei live per infoltire la scaletta e di riprodurre, invece, “Un altro giorno”, che ha una valenza particolare nell’adolescenza del nostro frontman.

Dopo “Musica nel pallone” Mattia sta scrivendo un altro libro sulle vicissitudini del musicista indipendente in tour. C’è qualche aneddoto che vorreste svelarci?

Ultimamente ce ne sono capitate di ogni sorta. Ad esempio qualche giorno fa ci hanno fermati in autostrada mentre eravamo diretti a Carpi perché, a quanto pare, stavamo trascinando a terra la marmitta della macchina e producendo scintille. Al di là del rischio che stavamo correndo, ci è subito piaciuta l’immagine di queste brevi scie di luce, che in fondo rappresentano alla perfezione i suoni del nuovo disco.

Mattia è interessato al cinema e al calcio. Quali sono le passioni dei nuovi membri de L’Orso?

Omar si occupa di programmazione, Francesco si diverte con i rompicapo al Nintendo DS, mentre Niccolò si dà spesso al clubbing. Un po’ a tutti piace cucinare.

Quali sono i dischi migliori dell’anno appena passato?

Senza dubbio l‘omonimo di St Vincent, che abbiamo sentito dal vivo in concerto all’Alcatraz, poi Everyday Robots di Damon Albarn ed LP1 di Fka Twings che purtroppo si esibirà a Milano mentre saremo ancora in tour. Gli album italiani che ci hanno colpito di più sono invece: Per Tutti di Riccardo Sinigallia, Puledri nello Stomaco di Brace e Ho una Galassia nell’Armadio di Nicolò Carnesi.

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