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Interviste | Pubblicato il 10 giugno 2015

Lo scorso 20 Aprile è uscito Rumors, terzo album del musicista torinese Paolo Spaccamonti con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche battuta.

Spaccamonti foto bruben -09

Ad 1 mese dalla pubblicazione, quali sono le tue impressioni su “Rumors”? La “critica” l’ha amato da subito ma il tuo punto di vista è mutato,  rispetto alle fasi di lavorazione, o è tutto come avevi immaginato?

Solitamente quando decido di pubblicare qualcosa è perchè ne sono soddisfatto e Rumors credo sia il mio miglior disco. Ho lottato parecchio per finirlo e ne vado fiero, e per questo devo ringraziare Gup Alcaro, che ci ha creduto da subito producendo il tutto magistralmente , e  tutti i musicisti che hanno contribuito a rendere Rumors quello che è: Davide Tomat, Dario Bruna, Julia Kent, Stefano Roman, Bruno Dorella, Teho Teardo.  E’ una fortuna immensa poter contare su artisti del genere.. amo i loro lavori e mi commuove l’umanità e la passione che inseriscono dentro ogni cosa. Per tornare alla tua domanda.. no, non me l’immaginavo.

Pur essendo un disco esclusivamente strumentale, c’è una “narrazione” sonora contraddistinta da sentimenti sempre in divenire. Che peso ha avuto la cognizione del dolore personale e, se dovesse esserci, quale sentimento credi predomini in Rumors?

Credo predomini un attaccamento quasi disperato alla vita. Direi la speranza, alternata ad angoscia e rabbia. Il disco ha indubbiamente dei passaggi scuri, ma è inevitabile, la vita sa essere decisamente scura. La difficoltà sta nel distillare il tutto su pentagramma, che è il mio modo di esorcizzare alcuni stati d’animo assumendone il controllo. Quando ci riesco ritengo di aver fatto il mio lavoro.

Si avverte in alcuni brani (Seguiamo le Api, Io ti aspetto) una tensione quasi cinematografica: suoni “tridimensionali” e di grande intensità. Ha a che fare, forse, con la tua collaborazione col Museo del Cinema di Torino?

Non credo. Quando ho iniziato a collaborare con il Museo del Cinema avevo già pubblicato un disco e la collaborazione è avvenuta proprio grazie a ‘Undici Pezzi Facili’.  E’ semplicemente il mio linguaggio ed è l’unico che conosco.

Se potessi scegliere, per quale film o cortometraggio realizzeresti delle musiche?

Esagerando, mi piacerebbe tantissimo lavorare su un horror o western, o entrambi, come ad es. The Devil’s Rejects (Rob Zombie) o Stake Land (Jim Mickle). Ma anche a serie tv come Walking Dead o Les Reverants (dove i Mogwai hanno fatto un lavoro straordinario).  Le serie tv si stanno muovendo benissimo in questo senso. Quando penso a True Detective non posso non pensare al brano degli Handsome Family .. ti scaraventa direttamente nella storia.  Anche Gomorra mi è piaciuto molto.. finalmente una serie tv italiana prodotta come si deve.

spaccamonti - foto matteo bussotti

 A proposito di Torino, invece, c’è qualche aspetto della tua città che credi vada ad influenzare la tua musica. “Rumors” suonerebbe diverso se tu vivessi ad esempio a Barletta?

Direi di sì. Tutto ciò che mi circonda determina la scrittura di un brano. Basta cambiare stanza o luce e già il pezzo prende un’altra direzione e a Torino spesso fa freddo o piove.  A Barletta probabilmente userei più slide.

C’è una voce di qualche artista che credi potrebbe sposarsi bene con le tue chitarre? Pensi che in futuro possa esserci spazio anche al cantato nei tuoi dischi?

Ascolto tantissima musica cantata ma non riesco ad immaginare una voce sui miei brani . Proprio non mi interessa, almeno per ora. Trovo divertente e stimolante lavorare su progetti cantati, partecipare alla stesura dei brani e/o degli arrangiamenti etc.. ma è un altro discorso.  Ad oggi preferirei lavorare su un bel disco hip hop, una roba alla JJ Doom ad es. ,  sarebbe bellissimo. Anni fa ci sono andato vicino con Dj Gruff  ma purtroppo il progetto (Sinfonaito) è poi imploso. Un vero peccato.

Il disco che Paolo Spaccamonti ha più amato in questa prima parte di 2015.

Senza dubbio Earl Sweatshirt – I don’t like shit, i don’t go outside, che ho letteralmente consumato e poi l’ultimo Blur. Inizialmente non mi piaceva ma poi è scattato qualcosa e non ne sono più uscito. Damon Albarn è il vero genio pop degli ultimi 20 anni. Per finire la colonna sonora di “The Rover “ di David Michôd.

Buoni propositi per il presente e, qualora ci fossero, per il futuro.

Continuare a suonare al meglio delle mie possibilità, fare dischi, collaborare con artisti di talento e coraggiosi, star bene.

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